A rischio la produzione di Stelle di Natale, l’allarme di Cia Toscana Nord e Confafricoltura

Le associazioni di categoria: "Il rischio dell'invenduto è decisamente troppo alto"

La crisi del settore florovivaistico è sempre più forte. Questo secondo lockdown dovuto all’emergenza Covid-19, ha messo in ginocchio le aziende del settore, per le quali non sono previsti ristori sostanziali. A lanciare l’allarme sono la Cia Toscana Nord e Confagricoltura Lucca, ambedue aderenti ad Agrinsieme, che evidenziano come, in un periodo cruciale come il Natale: “Il rischio dell’invenduto è decisamente molto alto”.

“È un qualcosa che abbiamo già visto con il passato lockdown di marzo e aprile – dicono le due associazioni di categoria – quando la produzione del nostro comparto florovivaistico è rimasta invenduta ed è andata perduta, causando gravi perdite a uno dei comparti più importanti e vitali dell’economia territoriale. Vogliamo scongiurare che questa stessa situazione si ripresenti anche in occasione del Natale“.

La produzione di stelle di Natale, legata soprattutto alla Versilia, è la più importante in Toscana e tra le prime in Italia. Qua, infatti, poche aziende producono grandi quantità di stelle di Natale, che sono destinate al mercato nazionale: “Si tratta di aziende medio-grandi – spiegano Alberto Focacci e Antonio Dati, rispettivamente direttori di Cia Toscana Nord e Confagricoltura – fortemente penalizzate dai precedenti provvedimenti di ristoro. Adesso, invece, servono misure adeguate alla specificità del comparto“.

Anche nel caso terminasse la situazione di lockdown e la Toscana uscisse dalla zona rossa, la situazione non migliorerebbe sostanzialmente: “Il Natale di quest’anno – dicono Focacci e Dati – sarà sicuramente diverso e avrà un tono più dimesso rispetto agli anni passati e questo potrebbe portare a un crollo delle vendite. Abbiamo già investito del problema la Regione Toscana – concludono i due direttori – e adesso attendiamo che ci vengano fornite risposte a quello che riteniamo essere una questione che non può essere rimandata ulteriormente, considerata l’importanza di questo comparto produttivo per l’economia di tutta la regione”.

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