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Da scarto a nuovo utilizzo, nasce la vetrina dei prodotti Rifiuti Zero foto

Carrellata di progetti presentati da Rossano Ercolini: dalle mini piante alle scarpe riparabili

Presentata oggi (7 aprile) dal centro di ricerca Rifiuti zero di Capannori La vetrina dei prodotti Rifiuti Zero. Tra i prodotti, selezionati dallo stesso centro di ricerca e da Zero waste Italy, Famiglie rifiuti zero di Capannori, Associazione ambiente e futuro dell’osservatorio Marisan, ce ne sono alcuni realizzati con nuovi materiali, spesso alternativi alla plastica, o anche prodotti derivanti dalla manifattura, come le scarpe riparabili del progetto Ragioniamo con i piedi.

A presentare l’iniziativa Rossano Ercolini, vincitore del Goldman environmental prize 2013 e presidente di Zero waste Europe.

“Oggi lanciamo la vetrina dei prodotti che abbiamo definito “rifiuti zero” – esordisce Ercolini – Vi racconto il percorso che ha portato a questa iniziativa. Essa ha il compito primario di analizzare quei rifiuti che, nonostante un’ottima raccolta differenziata, non trovano collocazione e fanno parte, dunque, della raccolta indifferenziata. Io e il nostro staff andiamo periodicamente ad aprire, a campione, i sacchi grigi dell’indifferenziata e spesso capita, analizzando questi rifiuti indifferenziati urbani di trovare degli errori di conferimento, ad esempio una buccia di banana non messa nell’organico. Invece, ciò che affronteremo principalmente oggi, insieme alle aziende che hanno integrato pienamente la strategia Zero Waste, è quello di non sprecare alcun materiale né alcun rifiuto. Uno dei motti che possiamo utilizzare, infatti, è Meglio riparazioni che rottamazioni, per sottolineare ancora che neanche i rifiuti vanno sprecati e che essi possono essere molto utili per la produzione di nuovi materiali e prodotti”.

“Per far sì che ciò avvenga – prosegue Ercolini . è molto importante la responsabilità e la sensibilità dei produttori. Un prodotto che non è né riciclabile né compostabile è un errore di progettazione. Il nostro obiettivo è, dunque, quello di connetterci in modo civile, seppur partendo da una critica costruttiva, con quei produttori che sono protagonisti di ciò. Parliamo di prodotti che al momento non hanno una possibilità di essere digeriti dai sistemi naturali. Ognuno deve fare la propria parte, a partire da noi cittadini, che dobbiamo essere ben formati e informati nel sapere come dividere i vari scarti nella raccolta differenziata. Importante è anche il decisore politico, sia a livello locale, dove non è difficile il coinvolgimento di sindaci o assessori, sia a livello regionale o nazionale. Infatti sarebbe importante coinvolgere gradualmente il governo, il parlamento e i consigli regionali in questo lavoro di progressiva riduzione dei prodotti che non hanno alternativa allo smaltimento. Infine di fondamentale importanza è il ruolo e il coinvolgimento dei produttori; è da loro che deve partire una progettazione o un disegno industriale che possa permettere almeno la riciclabilità e la compostabilità dei prodotti”.

Il primo step – dice ancora Ercolini – sarebbe quello di non produrre rifiuti e di produrre beni durevoli che siano riparabili e riutilizzabili. Solo dopo viene il compostaggio e il riciclo. Noi, insieme ad altri soggetti interessati al progetto Zero Waste, abbiamo scritto lettere ai produttori. Molto importante è stata l’esperienza in cui abbiamo scritto alla Lavazza, per coinvolgerla in un processo di riprogettazione delle proprie capsule del caffè, da cui è nato un lavoro comune ed informale che ha significato scambi di idee anche con Apa, il settore di Confindustria che si occupa del prodotto alimentare italiano, e abbiamo scoperto che anche soggetti piccoli come noi possono fare la differenza quando il linguaggio è basato sui fatti e quando la critica è costruttiva”. Quello della Lavazza è stato solo la prima di tante altre collaborazioni, come quella con la multinazionale Bic o quella che inizierà nel mese di aprile con la Ferrero: “Allo stesso tempo sono venuti da noi diversi produttori, che si erano anche resi protagonisti di investimenti, di progetti di ricerca e che erano in grado di presentare prodotti che fino ad allora non avevano trovato orecchie sensibili che potessero riconoscere questo sforzo finalizzato alla riduzione di rifiuti. È anche grazie a questi progetti che siamo passati da circa 24 prodotti che non avevano alternativa allo smaltimento, a trovare dei sostituti per questi materiali”.

Si entra un po’ più nel dettaglio del progetto, con alcuni aspetti tecnici spiegati dallo stesso Ercolini: “Riguardo al nostro progetto della Vetrina dei prodotti Rifiuti Zero abbiamo stabilito una gerarchia, nella quale vengono preferiti i prodotti che hanno un lungo ciclo di vita e poi, in seguito, abbiamo accolto con soddisfazione quei prodotti che, pur avendo vita breve, sono compostabili e quindi possono essere trasformati in compost e sottratti alla nozione di rifiuto. Non abbiamo incluso, invece, i prodotti in bio plastica. Essi possono essere conferiti nella frazione organica, ma non nel composter e quindi devono essere sottoposti ad una processazione di tipo industriale. Ci sono, inoltre, studi che indicano come le bio plastiche, seppur abbiano tempi di biodegradabilità molto più brevi, possono creare all’ambiente gli stessi danni della plastica”.

Ercolini conclude dicendo che il 2021 sarà ricordato anche come il primo anno in cui verrà assegnato un premio per l’azienda o il soggetto che presenterà il miglior prodotto Rifiuti Zero.

A proposito di prodotti Rifiuti zero, ne sono stati presentati diversi nell’incontro di oggi. Antonio di Giovanni, dell’azienda Funghi espresso presenta un progetto grazie al quale si producono funghi dal fondo del caffè: “In Italia esistono 110mila bar che producono ogni anno 300mila tonnellate di fondo di caffè – dice Di Giovanni – Noi aiutiamo i bar a valorizzare quello che altrimenti diventerebbe un rifiuto”. Un’altra idea è quella presentata da Matteo Paolicchi dell’azienda Minì Plants. Secondo l’azienda uno dei modi migliori di curare l’ambiente è quello del gioco e di coinvolgere i bambini. È da qui che nasce l’idea di piccole piante appena nate inserite in miniserre da poter curare e portare ovunque. Sono molte le idee presentate, come quella illustrata da Martina Duse Masin della Lotis eco-sostenibilità riguardante i pannolini riutilizzabili e altri prodotti per l’igiene. Interessanti anche le idee dell’azienda Qwarzo, presentata da Luca Panzeri, che produce un materiale che può sostituire la plastica e della Sumus, che produce i sacchetti dell’organico e della carta con carta riciclata, partendo dal concetto di un’economia circolare a 360 gradi. Infine Roberto Revello illustra un progetto di Green Italy incentrato sulla canapa, Alessandro Guglielmi di Fertil presenta dei vasi per l’ortoflorovivaistica interamente biodegradabili e Marco Severini fa vedere come l’azienda Repulp produce pallet dagli scarti delle cartiere.

Presentati anche i progetti di Naturanda, che produce diversi prodotti, tra cui stoviglie e articoli per la scuola, tutti interamente compostabili e riciclabili e di Ragioniamo con i piedi, con Gigi Perinello che presenta il suo progetto di realizzare scarpe senza usare materiali inquinanti e che non possono essere riciclati.

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