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Fallimento Conte of Florence, niente cassa integrazione per cessazione per i dipendenti

La società non ha i requisiti: licenziamento collettivo per i 50 lavoratori rimasti che ora devono attendere la Naspi senza alcun reddito

Fallimento Conte of Florence, interviene la Filctem Cgil di Lucca. Lo fa esprimendo con le parole del segretario generale Franco Galeotti “un profondo disappunto per quanto riguarda la gestione della fase finale del fallimento dell’azienda”.

“Lo storico marchio del made in Italy – dice – che a pieno regime occupava oltre 70 lavoratori di produzione allo stabilimento di Altopascio e oltre 100 nei vari punti vendita del nostro paese, a seguito dell’istanza fallimentare del 2018, delle incredibili procedure d’asta andate deserte, e della sospensione di alcune attività, ha coperto, fino alla fine del mese di giugno e con gli ammortizzatori sociali previsti, i 50 lavoratori rimasti ancora in forza; 20 riferibili allo stabilimento e 30 ai punti vendita sparsi sul territorio nazionale. Poi oltre al danno rappresentato dalla perdita di un marchio così importante è arrivata anche la beffa”.

“Nonostante per mesi ci siamo raccomandati con la curatela perché facesse le dovute e preventive verifiche tecniche e normative circa la concreta possibilità di fruire di una eventuale cassa straordinaria per cessazione – dice una nota del sindacato – le nostre fondate preoccupazioni non sono state ascoltate e dal primo di luglio i lavoratori si ritrovano senza un ammortizzatore sociale che li possa coprire dal punto di vista economico e contributivo. Infatti la curatela, con l’autorizzazione del giudice delegato del 23 giugno scorso e con conseguente comunicazione del 30 giugno, ha avviato la procedura di richiesta per la cassa straordinaria per cessazione, mentre con una lettera datata primo luglio ha comunicato ai propri dipendenti che nel frattempo sono stati “parcheggiati” in un regime di sospensione, cioè senza sostegno economico e senza contribuzione“.

“Sebbene possiamo onestamente immaginare che la speranza della curatela fosse quella di coprire il mese di luglio con la stessa cassa integrazione richiesta – spiega Galeotti – purtroppo non sarà così, in quanto l’apparato che gestisce la procedura fallimentare si è tardivamente reso conto di non avere i requisiti per tale strumento; ha ritirato la procedura di richiesta già avanzata anche presso le sedi ministeriali ed ha contestualmente avviato una procedura di licenziamento collettivo dei suoi dipendenti che garantirebbe al massimo l’accesso alla Naspi. Per quanto riguarda la nuova procedura ovviamente ci siamo già costituiti nell’esame congiunto previsto, ma ancora una volta auspichiamo che si possa discutere e concretizzare il tutto nel migliore dei modi e negli interessi dei singoli lavoratori che in questo periodo si trovano di fronte ad una prospettiva di futuro, nel mondo del lavoro, particolarmente difficile”.

“Ancora una volta quindi possiamo dire di aver avuto ragione fin dall’inizio – conclude il sindacalista – ma questo non ci consola perché aver ragione non risolve da solo il problema ai lavoratori, per i quali invece ci siamo già adoperati con il nostro collegio legale per rivendicare fin da subito i ritardi che hanno subito”.

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