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Green pass per bar e ristoranti, Confartigianato: “Meglio un’autocertificazione”

Il direttore Roberto Favilla: "Così si scoraggia il turismo"

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge 105 del 23 luglio con le nuove misure anti contagio: è stata confermata la proroga fino al 31 dicembre dello stato di emergenza nazionale e sono state definite le modalità di utilizzo del green pass.

In particolare la carta verde dovrà comprovare almeno la prima dose vaccinale o la guarigione dall’infezione da Covid-19 (validità 6 mesi). In alternativa, servirà un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus (con validità di 48 ore).

“Questa documentazione – riepiloga Roberto Favilla, direttore di Confartigianato Imprese Lucca – sarà richiesta per poter svolgere o accedere a diverse attività a partire dal 6 agosto, ma in particolare, tra le categorie più colpite, ancora una volta segnaliamo i servizi di ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per consumo al tavolo al chiuso (per i bar è consentito, senza presentare il green pass, il consumo al bancone). A nostro parere ci sono molti punti critici”.

“Innanzitutto – spiega Favilla – è stato emanato un decreto legge saltando l’iter parlamentare e, francamente, non vediamo tutta questa necessità ed urgenza (come prevede la Costituzione) se poi il decreto inizia ad avere effetto dopo quasi 15 giorni (dal 23 luglio al 6 agosto). Lo stesso Mattarella ha espresso dubbi in merito prima di licenziarlo e ricorrere alla decretazione d’urgenza. Enormi punti interrogativi affiorano anche per quanto riguarda il processo di identificazione dei clienti che dovrebbe essere svolto dai titolari o da loro delegati, entrambi sanzionabili se non lo fanno. Ci si chiede, tuttavia, se questi soggetti abbiano l’autorità per chiedere il pass e conoscere dati sensibili che riguardano la sfera personale e che pertanto rientrano nella normativa della privacy”.

“Noi siamo favorevoli ai vaccini – va avanti Favilla – e tuttavia siamo contrari all’utilizzo di un green pass come arma per costringere alla vaccinazione impedendo alla gente di andare al ristorante e al bar. I ristoratori non debbono essere usati come capro espiatorio. Una via d’uscita che Confartigianato porta avanti è quella di far firmare ai clienti un’autocertificazione all’ingresso come avviene del resto in molti luoghi di lavoro da quasi un anno e mezzo, sia per i clienti che per i dipendenti, nella quale dichiarano, sotto la propria responsabilità, che siano in possesso del green pass. Saranno poi le forze dell’ordine a fare i controlli e a comminare le sanzioni a chi dichiara il falso e non ai ristoratori e ai baristi”.

“Tantissimi turisti, da diverse parti d’Europa – termina Favilla – stanno disdettando le loro vacanze, a causa di questi ulteriori adempimenti. Se sono entrati nel nostro Paese dovrebbero essere a posto con il vaccino o con il tampone e molti temono di restare bloccati in Italia e di non poter ripartire. È così che vogliamo far ripartire l’economia?

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