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Confcommercio, tra bilancio e prospettive: “Non gettare al vento le opportunità del Pnrr”

Il presidente Rodolfo Pasquini: "Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è uno strumento che deve diventare elemento in primo luogo di coinvolgimento delle associazioni di categoria nelle scelte strategiche"

Le misure adottate durante l’emergenza, ma anche il rilancio del turismo e i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sono stati questi alcuni dei temi al centro dell’assemblea soci di Confcommercio, riassunti dal presidente Rodolfo Pasquini

“Quello trascorso è stato un anno a dir poco complicato, che ha visto la nostra associazione e i nostri iscritti immersi ancora in pieno nell’emergenza covid – spiega il presidente di Confcommercio Rodolfo Pasquini -. Un’emergenza sanitaria prima di tutto, ma anche economica, lavorativa e sociale. Un periodo pieno di difficoltà per tutti noi, costretti a fronteggiare una situazione senza precedenti. Eppure, nonostante le tante difficoltà, la nostra struttura ha saputo rispondere alla grande. Una struttura che, anzi, proprio in queste difficoltà ha saputo tirare fuori il meglio di sé, facendo fronte alle tantissime richieste di aiuto provenienti dai nostri imprenditori. Tante le battaglie sindacali portate avanti. Nelle sedi istituzionali, tanto per cominciare, a partire dal protocollo sugli affitti per i fondi commerciali discusso a lungo con la Prefettura di Lucca, oltremodo necessario per consentire la sopravvivenza ad attività rimaste chiuse a lungo”.

“O con le varie amministrazioni comunali del territorio, per ottenere sgravi come l’esenzione del suolo pubblico per i pubblici esercizi e i venditori ambulanti – elenca il presidente -,  per l’ampliamento del suolo pubblico in luoghi normalmente non idonei, per gli sgravi della Tari, soprattutto per quelle attività che per mesi non hanno prodotto rifiuti e si erano viste recapitare inizialmente cartelle che non tenevano conto di questo, per consentire la possibilità per i locali di effettuare la vendita per asporto o a domicilio, quando ancora non erano permessi dalle normative nazionali, per battaglie più specifiche in alcuni territori, come ad esempio quella riguardante la stesura del nuovo piano della sosta e della mobilità del Comune di Lucca, o ancora, quella riguardante lo spegnimento dei varchi telematici nel centro storico di Lucca in orario diurno nei mesi estivi del 2020, subito dopo la fine del lockdown, mai concessa prima dal Comune dalla loro introduzione, a queste battaglie se ne affiancano altre, incessanti come ad esempio quella riguardante la riapertura dei locali da ballo, che proprio in questi giorni sono giunte a compimento, anche se non con il massimo del risultato auspicato, ma comunque prezioso per la ripartenza di questo settore”.

“Il primo e maggiore auspicio per il futuro, ovviamente, è che il nostro Paese abbia davvero intrapreso la strada di un lento e graduale ritorno alla normalità – prosegue Pasquini -. Un ritorno che, ce lo auguriamo di cuore, non sia mai più interrotto da nuovi rallentamenti. Giuste tutte le cautele del caso quando si affrontano certi argomenti, visto quanto accaduto un anno fa proprio con l’arrivo dell’autunno, ma una cosa deve essere chiara sin da ora: la massiccia percentuale di vaccinazione, sia a livello nazionale che regionale, diventi un elemento oggettivo e inattaccabile per evitare domani e per sempre nuove chiusure. Il Governo ha chiesto tantissimi sacrifici agli italiani ed in particolare ai nostri imprenditori, spiegandoci come certi strumenti come il green pass sarebbero diventati il trampolino per evitare nuove e pesanti restrizioni che le nostre imprese non sarebbero in grado di sostenere. E ci aspettiamo con fermezza che questo accada”.

“Futuro però non significa soltanto questo: fra le richieste che inviamo al Governo nazionale e a quello regionale c’è lo stop generale e definitivo – previsto per le pubbliche amministrazioni dal prossimo 15 ottobre – alla modalità dello smart working, obbligata in tempi di lockdown, ma ormai superata dagli eventi – va avanti ancora Pasquini -. Lavorare in smart working significa togliere vitalità ai centri storico, impoverire i bar e i ristoranti di persone che vanno a fare colazione o pranzo, ma anche i negozi di abbigliamento e accessori di clienti che, qualora costretti a lavorare ancora da casa davanti a un computer, di certo preferirebbero fare acquisti su un sito on line anziché in un negozio fisico. Le vendite online mi offrono lo spunto per parlare della lotta impari, più volte denunciata dalla nostra Associazione, fra i negozi tradizionali e i colossi dell’ecommerce. Una lotta impari per evidenti ragioni di disponibilità, ma resa ancora più scorretta da una diversità a livello di pressione fiscale che non è più accettabile”.

“La nostra associazione lo ribadisce una volta di più: stesso mercato, stesse regole. Un principio che non più essere più ignorato da chi regola e fissa tasse e balzelli. E ancora: la vera ripartenza, nelle città come le nostre che spaziano dall’arte dell’entroterra alle spiagge della costa, per arrivare alle località di montagna, non può non passare dal turismo – conclude Pasquini -. L’estate appena conclusa ci ha mostrato in modo chiaro quanto altissima sia la volontà delle persone di tornare a viaggiare e spostarsi e le istituzioni devono farsi trovare pronte con collegamenti e infrastrutture all’altezza, sul medio periodo, ma anche con contributi e il via libera agli eventi di richiamo internazionale, per il presente. Al Governo chiediamo, in ambito turistico, di non gettare al vento l’occasione unica offerta dal Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza: uno strumento, questo, che deve diventare elemento in primo luogo di coinvolgimento delle associazioni di categoria nelle scelte strategiche, prevedendo fondi massicci per il rilancio del turismo e quello dei nostri stupendi centri storici”.

 

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