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Servizi ambientali, il 90% degli addetti aderisce allo sciopero: “Avanti con la mobilitazione”

Tre presidi di protesta dopo il mancato rinnovo del contratto nazionale di settore

In Toscana, dove i servizi ambientali contano 6 mila addetti, il 90 per cento dei lavoratori ha aderito allo sciopero nazionale proclamato per oggi (8 novembre) da Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Fiadel per il mancato rinnovo del contratto nazionale.

Tre i presidi di lavoratori e lavoratrici: uno, per l’area vasta Centro, davanti alla sede Alia a Firenze in via Baccio da Montelupo al quale hanno partecipato anche i lavoratori delle cooperative in appalto, l’altro per l’area vasta sud davanti alla sede Sei Toscana a Siena e l’ultimo, per l’area vasta Costa, in piazza Stazione a Pisa.

I sindacati criticano le associazioni datoriali, Utilitalia per la parte pubblica, Confindustria Cisambiente e Fise Assoambiente per quella privata, insieme alle tre centrali cooperative, Agci, Confcooperative e Legacoop.

“Queste – spiegano – sono responsabili della rottura delle trattative per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di settore: dopo aver perso tempo lasciando che ben 27 mesi trascorressero dalla scadenza del contratto, hanno poi posto condizioni inaccettabili di fatto mettendoci nelle condizioni di non poter proseguire”.

“Chiediamo quindi flessibilità estrema sull’organizzazione del lavoro attraverso il sistema degli orari – spiegano i sindacati -; ridimensionamento del sistema delle relazioni industriali per privare i lavoratori della rappresentanza e della partecipazione all’interno dell’azienda; precarizzazione dei rapporti di lavoro soprattutto per lavoratori part-time; eliminazione totale del limite massimo dei lavoratori part-time presenti in azienda; il legare la parte economica esclusivamente agli indici inflattivi e alle dinamiche del corrispettivo economico del committente all’azienda; mancato riconoscimento delle professionalità dei lavoratori addetti agli impianti”.

“Inoltre vogliamo il contratto nazionale unico e di filiera attraverso l’allargamento del campo di applicazione verso gli impianti di riciclo – proseguono -; rafforzamento delle relazioni industriali attraverso un sistema maggiormente partecipativo dei lavoratori; evoluzione delle condizioni di lavoro per tutelare la salute degli operatori; sviluppo delle norme sul mercato di lavoro e dei processi di formazione continua; miglioramento in maniera armonica della classificazione del personale; perfezionamento degli articoli contrattuali relativi ai lavoratori degli impianti; esigibilità contrattuale della clausola sociale; accordo economico che non tenga conto solo delle percentuali inflattive e che sviluppi maggiormente il welfare contrattuale e le varie indennità”.

I sindacati continueranno la mobilitazione finché non avranno raggiunto un esito positivo.

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