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Terziario, Confcommercio e sindacati lanciano l’allarme: “A rischio almeno 30 mila posti”

L'associazione di categoria: "Nei centri storici i locali hanno perso il 70% degli incassi e oltre"

“A rischio almeno 30mila posti di lavoro se il governo non interviene con nuovi ammortizzatori sociali che aiutino le imprese ad evitare i licenziamenti”. A lanciare l’allarme per il terziario toscano sono Confcommercio Toscana e i sindacati regionali dei lavoratori del settore Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil.

“Con il rialzo dei contagi e le nuove regole di contenimento della pandemia, molte imprese sono di nuove piombate nell’incubo – spiega il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni -. A vivere le situazioni più drammatiche sono i comparti di turismo e pubblici esercizi, discoteche in testa, ma nei centri storici delle città d’arte la crisi tocca un po’ tutte le attività, dal commercio ai servizi. Senza turisti, con pochi residenti e ora con i lavoratori di pubblico e privato spesso nuovamente assenti perché in smartworking, i locali hanno perso il 70% degli incassi e oltre. Difficile dire quanto possano ancora durare queste aziende, già logorate da due anni di stop and go. Va meglio nelle periferie e nei borghi più piccoli, dove si lavora con i residenti, ma anche lì la riduzione degli affari c’è, sebbene limitata ad un 30% circa”.

“Viviamo un lockdown mascherato, che stavolta non tocca alle imprese ma alle persone. Così, il governo evita di prendersi responsabilità e ci abbandona a gestire la crisi da soli –  sottolinea con durezza il presidente di Confcommercio Toscana Aldo Cursano -. Con incassi in picchiata e costi che continuano a correre al rialzo, vedi le bollette, la nostra priorità ora è sopravvivere. E questo significa che, se la cassa integrazione non sarà rifinanziata, ricorrere ai licenziamenti sarà per noi uno strumento di legittima difesa. Ma sarà come gettare al vento anni di sacrifici, di formazione e di esperienza, quel saper fare che solo un dipendente ben preparato può possedere ai massimi livelli. Quando ripartirà l’economia, tutte le nostre imprese saranno più povere, senza le persone alle quali ora sono costrette a rinunciare. Sarà più povero tutto il nostro paese, che così rinuncia ad un modello produttivo e distributivo che ha creato uno stile di vita invidiato nel mondo”.

Anche le organizzazioni sindacali dei lavoratori esprimono preoccupazione per il mancato protrarsi delle misure definite nei mesi scorsi: “sono a rischio l’occupazione e il reddito per lavoratrici e lavoratori del turismo, del terziario e degli appalti di servizi, ancora interessati dalla crisi”, dicono le sigle regionali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, che ribadiscono: “per le categorie del commercio, del turismo e dei servizi di Cgil, Cisl e Uil della Toscana si rende necessario provvedere immediatamente ad una ulteriore proroga degli ammortizzatori con causale Covid e del blocco dei licenziamenti, per evitare che nei primi mesi dell’anno esploda una crisi occupazionale che, sinora, si è riusciti ad evitare”.

“La cassa integrazione Covid è terminata il 31 dicembre scorso e ancora il Governo non è chiaro su chi e come potrà sperare in un suo rifinanziamento. Ma il terziario non è figlio di un dio minore, così come non lo sono i suoi lavoratori – concludono il presidente e il direttore di Confcommercio Toscana Aldo Cursano e Franco Marinoni -. La chiusura di una fabbrica con centinaia di operai fa giustamente notizia e provoca reazioni sdegnate. Vorremmo che lo stesso sdegno nascesse di fronte al pericolo che migliaia di dipendenti da piccole aziende di turismo e commercio perdano il posto”.

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