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Tolentino, i sindacati: “Esuberi lievitati: la credibilità dell’azienda è ai minimi termini”

Uilcom Uil Toscana e Slc Cgil Lucca dopo l'incontro con la direzione: "Intervenire per evitare di perdere posti di lavoro"

Si è tenuto ieri (17 gennaio) l’incontro tra le rsu degli stabilimenti Tolentino di Carraia e Coselli, con le organizzazioni sindacali territoriali di categoria e la direzione aziendale di Tolentino (gruppo Zago) rappresentata da Gambiera e dal responsabile degli stabilimenti Scattolon assistiti dall’avvocata Maria Andreucci in merito ai ridimensionamenti previsti su Capannori.

“La direzione ha confermato l’intenzione di chiudere lo stabilimento di Coselli e di trasferire nello stabilimento di Carraia solo una parte della produzione – riportano i sindacati -. Rispetto alle prime comunicazione il numero degli esuberi è lievitato, adesso sono 15, divisi tra impiegati e operai, mentre le prospettive di sviluppo dell’impianto di Carraia sono ancora meno evidenti. Dal momento dell’acquisto di Papergroup dalla procedura concorsuale non abbiamo mai visto gli investimenti promessi, adesso con la procedura di mobilità e una ristrutturazione con 15 esuberi riteniamo che la credibilità dell’interlocutore sia ai minimi termini. È fondamentale una sponda istituzionale per limitare il tentativo di fare giochetti sulla carne viva delle persone. Il numero degli esuberi prospettato alle luce delle intenzioni dichiarate è assolutamente spropositato, e gli impiegati non si comprende come possano essere coinvolti. Si è concordato un prossimo incontro il 3 febbraio”.

“Si tratta indubbiamente di un’altra azienda che viene sul territorio e porta via lavoro, riducendo organici e impoverendo il comprensorio.
Sono emerse anche situazioni da verificare anche in merito alla gestione degli appalti che potrebbero ridurre ulteriormente il numero degli esuberi – concludono Massimiliano Bindocci per Uilcom Uil Toscana e Simone Tesi per Slc Cgil Lucca -. Come sindacati riteniamo che si debba intervenire per evitare di perdere posti di lavoro, ma cercare di fare un piano di rilancio che sia prospettive sul territorio, altrimenti il rischio reale è che si tratti di una prima ristrutturazione propedeutica a un ritiro del gruppo dal territorio”.

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