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Obbligo di green pass, i tabaccai lucchesi: “Decisione assurda. Si rispetti il nostro lavoro”

Tanta la rabbia degli esercenti a pochi giorni dal primo febbraio

Ritenute attività essenziali durante la prima ondata, e quindi tra le poche rimaste aperte nel marzo 2020, le tabaccherie sono state declassate ad attività accessorie e di conseguenza entreranno nella lista degli esercizi in cui, a partire dal 1 febbraio, sarà necessario essere in possesso almeno del green pass base per accedervi. Una misura prevista dal dpcm del 21 gennaio scorso e che subito ha fatto scattare la rabbia della categoria, che ancora spera in un ripensamento del governo dopo le richieste mosse in questi giorni dalla Federazione italiana tabaccai.

tabacchi

Obbligo di green pass, i tabaccai di Lucca sul piede di guerra

Richieste avanzate in coro unanime anche dai tabaccai lucchesi, che ritengono “assurda” la decisione del governo per pochi ma saldi motivi. Primo fra tutti la difficoltà dei controlli: spesso si tratta di attività a conduzione familiare, gestite da una o al massimo due persone per le quali diventa dispendioso integrare alla normale attività la verifica del green pass base dato che tendenzialmente si tratta di un flusso di clienti, che entrano in negozio per pochi minuti, il tempo di comprare un giornale o un pacchetto di sigarette, come ricorda Beppe Lorenzini della tabaccheria in via Fillungo. Alle difficoltà dovute alla carenza di personale si sommano poi le difficoltà pratiche, come ricorda Fabrizio Altini della tabaccheria di Santa Croce: chi, seguendo le linee guida del governo per la ripartenza delle attività, ha installato il plexiglass nel proprio negozio per contrastare la diffusione del virus, si trova oggi con una parete trasparente che separa l’esercente dal cliente e quindi costretto a fare il giro del banco per controllare il green pass alle persone, oppure, come nella tabaccheria di via del Moro a ritagliare uno spazio sopra le caramelle davanti all’ingresso per appostare un tablet dedicato alla verifica del certificato verde.

“Tutti noi abbiamo la stessa idea: questa misura è un assurdità – ripete Fabrizio Altini a nome dei tabaccai lucchesi -. Non perché siamo contro il vaccino o contro il green pass, noi abbiamo sempre seguito le regole dello Stato, abbiamo installato il plexiglass, ci siamo vaccinati e abbiamo rispettato le scelte dei cittadini ma vorremmo che anche il nostro lavoro fosse rispettato. Questo sistema va a bloccare la nostra attività che invece è di base snella, pratica e veloce. I controlli per il green pass rallenteranno il servizio – basti solo pensare al tempo che un cliente impiega alle volte per trovare il certificato cartaceo da esibire, perso in borse o borsellini – di conseguenza fuori si creeranno delle file e la gente, scoraggiata, potrà decidere di recarsi altrove”.

Il tutto per operazioni che salvo rari casi si compiono in pochi secondi e che non possono essere effettuate a bordo strada. “Ogni giorno entrano in negozio dalle 200 alle 40o persone – sottolinea Riccardo della tabaccheria di via del Moro -. Questo significa per me, che lavoro da solo, centinaia di green pass da verificare per un servizio che spesso dura una manciata di secondi, a differenza magari di un ristorante dove il consumo è molto più lento e statico. Per chi gestisce un’attività da solo è impossibile, dovrò quantomeno chiedere ai clienti di preparare il certificato fuori dalla porta e allestire all’ingresso una postazione tablet per accelerare nei limiti del possibile il servizio. È giusto che lo stato aggiunga deterrenti per spingere la gente a vaccinare? Che questo non infici sul nostro lavoro, che non si è mai fermato durante questi due anni di pandemia”.

A lavorare per chiedere al governo un cambio di marcia, oltre che alla Federazione italiana tabaccai anche Assotabaccai di Confesercenti Toscana nord.

“Un provvedimento che ci lascia senza parole e per il quale non troviamo giustificazione nella difesa della salute pubblica come interesse primario – dice la presidente Alberta Carmone -. Durante il periodo di lockdown vissuto nel 2020 noi erogavamo dei servizi essenziali che dovevano essere garantiti alla cittadinanza mettendo a rischio la nostra incolumità e quella dei nostri familiari, viste le difficoltà a reperire i plexiglass da posizionare sui banconi mentre oggi i nostri servizi non sono più essenziali. Cosa devo dire a chi senza green pass deve comprare una marca da bollo per un funerale o un permesso di soggiorno? Non potete entrare: voi non avete diritto ad acquistare valori bollati, oppure andate a prenderli in farmacia, parafarmacia o al supermercato. Non tocca a me decidere se sia giusto o sbagliato, ma se una persona non vaccinata ha bisogno di una marca da bollo, un contributo unificato o un contrassegno amministravo per il passaporto, deve poterlo comprare ed io devo poterlo vendere perché ho una licenza che mi abilita a svolgere questa attività e non ce l’hanno i negozi esenti. Il nostro è un servizio anche per quelle persone, e sono davvero tante, che non usano il web per pagare bollette o bollo auto, ma si recano ancora al tabaccaio o alle Poste, Poste che comunque sono interdette come noi”.

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