Revisione direttiva Ets, Assocarta: “L’Europa non deve essere dipendente dalle altre aree”

Medugno: "L'Emission Trading deve tornare alle origini"

“Nessuno mette in discussione l’obiettivo di neutralità climatica al 2050 e neanche il target intermedio di riduzione fissato dal pacchetto Fit for 55, il cui raggiungimento è garantito dalla fissazione del tetto di quote di emissione, ma deve essere raggiunto al minor costo possibile per le imprese europee”. A chiederlo è Assocarta in riferimento al voto di domani alla commissione ambiente del parlamento europeo della revisione dell’Ets.

“Ogni extra-costo di cui viene caricato il sistema Emissions Trading, dal ‘rebasing’ alla revisione dei benchmark, dal carbon price floor alla Market stability reserve, è un regalo che viene fatto alle economie extra-europee – commenta il Dg Assocarta Massimo Medugno -. E’ necessario che l’Emissions Trading torni alla origini e si riconosca che la protezione dai costi diretti e indiretti delle imprese maggiormente esposte alla competizione internazionale è una misura di lotta ai cambiamenti climatici, in quanto mantiene l’Europa non dipendente da altre aree e garantisce all’ Europa stessa le risorse per investire in riduzione delle emissioni invece di traferirle a chi è libero di inquinare altrove. Ad un’ottica di considerare le imprese uno strumento per affrontare i cambiamenti climatici, si dovrebbe ispirare il Pacchetto di Primavera che verrà presentato il 18 maggio a Bruxelles. In questo senso, è molto importante un quadro di regole stabile che dia certezza agli investimenti”.

Sul punto Medugno evidenzia il disagio delle imprese del comparto cartario italiano, secondo in Europa, dopo la Germania. “Non comprendiamo quali elementi possano giustificare la proposta di revisione dei benchmark settoriali – conclude Medugno -. Il tetto alle emissioni garantisce già il raggiungimento degli obiettivi climatici mentre i benchmark di fatto incidono unicamente sulla ripartizione del livello di protezione tra imprese. Una nuova revisione dei benchmark non ha quindi altro effetto se non penalizzare chi per primo ha investito in un percorso di riduzione delle emissioni. Come possiamo dare certezza ai nuovi investimenti in decarbonizzazione se la regolamentazione europea fornisce questi messaggi contrastanti?”.

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