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|“Tagli e lavoro precario”: Slc Cgil e Uil Poste in sciopero il giorno in cui si pagano le pensioni
“Pensiamo che lo sciopero possa essere compreso e sostenuto dai pensionati, coloro che più di tutti potrebbero risentire delle nuove e disfunzionali riorganizzazioni”
“La clientela subirà enormi disagi per la consegna della posta e dei pacchi e per i portalettere aumenterà la precarietà e la pericolosità sul lavoro“. Lo sostengono Slc Cgil e Uil Poste che raccontano come “Lo scorso 27 novembre, l’azienda Poste Italiane accettando delle condizioni poste da altre sigle sindacali ha estromesso di fatto la Cgil e la Uil dal tavolo di trattativa”.
Secondo le due organizzazioni sindacali, Poste Italiane “Silenzia il dissenso. A tutt’oggi le relazioni sindacali si tengono a tavoli separati su qualsiasi argomento. In particolare l’azienda ha condiviso con altre sigle sindacali tre importanti riorganizzazioni di settori chiave, riorganizzazioni che di fatto andranno a peggiorare il servizio alla clientela, innestando su situazioni di criticità e di ulteriore precarietà e senza ascoltare decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori: un atto grave da parte dell’Azienda che, silenziando il dissenso, cancella il pluralismo e mortifica la democrazia”.
Slc Cgil e Uil Poste contestano apertamente, non sottoscrivendo l’Accordo come le altre sigle sindacali, “il pesante taglio sulle Zone di Recapito sul Cl di Lucca e sul Cd di Viareggio. L’Accordo sottoscritto da altre sigle sindacali prevede un taglio di 15 Zone di recapito (su 52) e di 8 linee business (su 32). I comuni interessati al taglio delle zone di recapito sono Altopascio (1 ZONA), Porcari (1 ZONA), Capannori (3 ZONE) Lucca (10 ZONE) Viareggio (IZONA) su 24 e 3 Linee Business su 12. Contestiamo apertamente i nuovi punteggi delle zone e il punteggio medio dei centri che addirittura calano del 49% del numero degli oggetti a firma quindi: sono dati alterati e le numeriche sono in netto contrasto coi volumi da servizio di corrispondenza presentati da Agcom”.
In merito alla nuova figura professionale della Rete corriere poi, “non ci è stata fornita nessuna informazione sullo stato degli interventi immobiliari, sugli orari, sul raggio di lavoro dei corrieri non definito, sui Cap fuori provincia di Lucca potenzialmente ancora modificabili a seconda dei volumi di lavoro. Inoltre a questi lavoratori è stato aumentato l’orario di lavoro a 39 ore settimanali su 36 ore del Ccnl di Poste.
Slc Cgil e Uil Poste contestano “il taglio degli organici negli uffici postali e nelle sale consulenza. Basta con i distacchi, le pressioni di qualsiasi titolo. Sono 128 gli Uffici Postali della provincia di Lucca con una carenza ad oggi di circa 35-40 operatori. Chiaramente situazione al collasso e per gli Accordi sottoscritti da Poste e altre sigle sindacali adesso in provincia di Lucca si assume alla sportelleria solamente un Operatore. Numeri assolutamente insufficienti per tutelare l’intera Rete degli Uffici Postali. I recenti accordi aziendali, confermano una strategia che punta ad aumentare il valore dell’impresa tagliando i costi del lavoro. Noi non sosteniamo le basi di una riorganizzazione che non tiene conto di tutti gli attuali carichi di lavoro, tagli che impattano sulla salute e sicurezza dei lavoratori”.
Così le sigle hanno iniziato “un percorso rivendicativo con la mobilitazione della categoria, a cui si aggiunge ad un ricorso giurisprudenziale che ha comportato l’impugnativa di tale accordo perché lesivo della democrazia nelle relazioni sindacali. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori va avanti con lo sciopero delle prestazioni straordinarie proclamato dal mese di aprile e che sfocerà il prossimo 3 giugno in una giornata di Sciopero generale. Siamo consapevoli che tale data potrebbe creare criticità in particolare per i pensionati che ritirano in quei giorni la pensione, per la chiusura di numerosi uffici postali i cui addetti aderiranno allo sciopero, ma pensiamo che lo sciopero possa essere compreso e sostenuto dai pensionati, coloro che più di tutti potrebbero risentire delle nuove e disfunzionali riorganizzazioni che possono portare ad un ulteriore arretramento dal presidio del territorio specie nelle aree interne e periferiche; a ciò si aggiunge una, ancora non del tutto scongiurata, ulteriore trance di privatizzazione che lo stato ha preventivato e non ancora ufficialmente escluso. Ricordiamo inoltre che è nell’interesse dei cittadini partecipare con convinzione alle battaglie dei lavoratori e delle lavoratrici, perché lavoro povero oggi significa pensione povera domani.
Sosteniamo questa mobilitazione perché in essa è contenuta anche la tutela dei soggetti più fragili, i primi che sarebbero danneggiati da un arretramento della presenza pubblica sul territorio, presenza che ad oggi si garantisce solo attraverso la capillarità della rete di Poste Italiane. Inoltre in Poste dal 2015 c’è stata un’esplosione della precarietà. Il numero medio dei precari che quotidianamente lavorava per Poste Italiane era di 4556, sotto la guida di questa dirigenza e anche per le politiche del jobs act il numero medio giornaliero è esploso, più che raddoppiato, e nel 2024 sono stati oltre 10 mila.
La campagna referendaria entra di diritto nella nostra rivendicazione perché dal 2015 Poste è diventata il più grande bacino di precariato del Paese. Persone che vengono sfruttate da Poste per arrivare a 12 mesi per poi non poterli rinnovare. E quindi qui le tematiche dei Referendum sono imprescindibili”.

