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Espressioni pesanti verso una collega, ma il licenziamento è stato illegittimo: risarcito l’ex dipendente

Vinta la causa contro Epiqa, azienda del gruppo Snaitech: il provvedimento è stato ritenuto spropositato dal giudice

In una recente vicenda che ha attirato l’attenzione, un dipendente del gruppo Snai addetto alla post produzione tecnica video è stato riconosciuto vittima di un licenziamento ingiustificato. La sentenza è stata ricevuta dal lavoratore il 27 maggio scorso.

La vicenda si è tenuta nell’azienda Epiqa del gruppo Snaitech della sede di Porcari, a seguito di alcune espressioni utilizzate sicuramente fuori luogo, e che l’azienda aveva sanzionato con il licenziamento nel febbraio 2024. L’azienda si rese indisponibile ad ogni mediazione sindacale, ed anche il sindacato interno (dove la Uil non era presente) non promosse iniziative a tutela del lavoratore. Il dipendente, assistito dalla Uilcom Uil di Lucca cui era iscritto, ha impugnato il licenziamento e dopo diverse udienze anche testimoniali, il provvedimento del licenziamento è stato ritenuto dal giudice del lavoro di Lucca illegittimo, perché spropositato, anche perché in tale contesto lavorativo alcune espressioni erano solitamente tollerate, e non erano evidentemente cosi gravi, anzi è emerso che l’uomo era stato trattato non sempre bene dalla collega stessa verso le quali erano state ricvolte.

La sentenza del tribunale ha stabilito che il lavoratore ha diritto al risarcimento massimo, pari a 24 mensilità per un totale di circa 50mila euro, riconoscendo così la gravità della situazione e la violazione dei suoi diritti.

Il lavoratore, e la Uilcom Uil, hanno quindi avuto ragione. “Purtroppo – cpommenta il sindacato – non è possibile la reintegra perchè la norma con cui il governo Renzi ha abolito il vecchio articolo 18 non la consente più pur avendo il lavoratore ragione, in modo evidente”.

“A proposito di licenziamenti che riteniamo ingiusti come Uil – prosegue il sindacato –  recentemente ci stiamo mobilitando contro tre licenziamenti disciplinari avvenuti alla Serena Cecchini Design di Camigliano, dove tre donne sono state mandate a casa con un licenziamento disciplinare a nostro avviso assurdo ed assolutamente illegittimo”.

“Questi episodi rendono attuale il referendum dei giorni 8/9 giugno, su cui la Uil, pur valutando inopportuna la scelta di fare un referendum, temendo un effetto boomerang, invita sui quesiti inerenti l’articolo 18 e la sicurezza negli appalti ad andare a votare sì, rimettendosi sugli altri quesiti alla libertà di scelta – conclude il sindacato – La sentenza sottolinea l’importanza di non accettare i facili licenziamenti che alcune aziende fanno, e ad informarsi valendosi di un sindacato come la UIL di Lucca che contratta, ma sa anche far rispettare in lavoratori in caso di licenziamenti ingiusti con un servizio di assistenza anche legale”.

“Nello specifico – conclude la Uil – si ringrazia l’avvocato Giulio Roberti che ha difeso il lavoratore in un processo che è durato circa due anni”.