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Ristorante bar Tambellini, 155 anni di vita senza dimenticare la tradizione

L’attività è ora condotta da terza e quarta generazione della famiglia: “Cucina rivisitata, ma i sapori da noi restano quelli antichi”

Un bellissimo traguardo da festeggiare per una nota e apprezzata attività di Sant’Alessio.  Ristorante bar Tambellini compie i suoi primi 155 anni.

Al civico 1403 c’è una storia ininterrotta familiare lunga tre secoli ricca di un importante vissuto. Circondato dalla colline lucchesi, ristorante bar Tambellini è uno scrigno prezioso di storia. Un luogo dove è possibile fermarsi per gustare cose buone e dove come un tempo è ancora possibile godere di quell’accoglienza autentica e genuinità di cui i ristoratori lucchesi sono maestri.

bar ristorante Tambellini

Non è un caso che l’attività di Sant’Alessio sia condotta da quella che oggi è sia la terza che la quarta generazione della famiglia Tambellini. Stiamo parlando della signora Manuela Tambellini, 75 anni che di questo luogo è anima e motore e dei figli di lei e di suo marito Angelo. Il 50enne Curzio, sommelier con una autentica passione per i vini biologici e biodinamici e suo fratello Andrea Giuntini.

Abbiamo avuto il piacere di incontrare la signora Manuela e suo figlio Curzio che in un ambiente dal tocco vintage e avvolgente ci hanno così raccontato storia e segreti del loro longevo locale. “Siamo qua – ricorda Manuela Tambellini – dal 1870. Prima questo posto era un ritrovo di barocciai. Infatti fuori avevamo ancora l’anello dove attaccavano i cavalli dei barocci. All’inizio frequentavano la parte del bar in principio bottega, persone della zona. E soprattutto sensali che commerciavano animali. Praticamente – aggiunge Curzio Giuntini – c’erano a quel tempo a condurre l’attività gli zii del mio nonno materno. Poi questi zii cedettero l’attività al papà di mia mamma nato nel 1918 che aveva due fratelli. In quel periodo nonno e i suoi fratelli erano ragazzi, quindi siamo in un periodo intorno al 1930 e prima del 1940, precedente alla Seconda Guerra Mondiale. Quando – mette in luce la signora Manuela – mio papà poi dovette andare in guerra in Russia”.

bar ristorante Tambellini

Uno zio di nome Pietro come ci viene raccontato, aveva lasciato a gestire l’attività ai tre fratelli. “Uno – dice Curzio Giuntini – si occupava del forno, un altro del bar e l’ultimo dell’alimentari. Le persone una volta tendevano a vendere un po’ di tutto. Arrivò poi – prosegue – un momento in cui decisero di dividere queste tre attività. Mio nonno Lorenzo prese il bar e continuò l’attività qua. Luigi un altro fratello prese l’alimentari che poi diventerà Supermercati Tambellini e che un tempo, prima di trasferirsi sempre vicino al civico 1609, era qua. Un altro fratello, Pietro, che non si era mai sposato ed aveva preso il forno poi lo lasciò a mio nonno”.

bar ristorante Tambellini

Lorenzo Tambellini così faceva anche il pane finché non decise di concentrarsi interamente sul bar che crebbe sempre più anche con la rivendita del vino come attività. Qui vi lavorava con sua moglie. “Io – rivela Manuela Tambellini – andavo a scuola e facevo l’istituto d’arte ma iniziai in quel periodo a lavorarci. Ho fatto questa scelta perché anche se per un periodo ho insegnato e sono stata pittrice, ho aiutato e poi voluto portare avanti da figlia unica l’attività che mio papà conduceva. Era il periodo che qui ci muravano diverse case. Ci fu proprio un boom. Perché prima Sant’Alessio era un paese agricolo e dopo piaceva particolarmente questa zona. Con le colline, la pieve e la parte bassa di Sant’Alessio, le persone sempre più cominciarono ad abitarci. Mio papà aveva tanto da fare. Io uscivo da scuola e mi fermavo qui con la circolare mettendomi a preparare il caffè. Una cosa che faccio anche tuttora”.

bar ristorante Tambellini

A questo punto il signor Curzio ricorda un momento importante per la storia di ristorante bar Tambellini. “Ecco che arrivammo io e mio fratello a lavorare qua. Si decide così di dare vita anche al ristorante una trentina di anni fa. Oltre all’attività di bar decidemmo di aprire per l’appunto il ristorante, osteria o direi più una trattoria visto che un tempo non eravamo grandi come spazi come lo siamo oggi. Finché – aggiunge – successe un fatto importante. Le zie del mio babbo Angelo morirono lasciandogli una parte ulteriore adiacente da allargare, con stanze in più e il cortile esterno. Così poi piano piano abbiamo iniziato come trattoria allargandoci successivamente con le stanze nuove. E adesso l’attività della ristorazione è importante più dell’inizio”.

bar ristorante Tambellini

Successivamente i signori Manuela e Curzio ci rivelano alcune particolarità e segreti del loro locale ma anche del mestiere. “Noi – mette in luce Manuela Tambellini – siamo ancora molto legati al bar. Il nostro è proprio un caffè tipico. Al mattino si lavora moltissimo. Specialmente con gli operai, con le persone. Si apre alle 6,15. Abbiamo pronti i salati che preparo io personalmente e gustosi dolci e paste in arrivo che porta mio figlio Andrea. Io – racconta Curzio Giuntini – invece sono diventato sommelier. Abbiamo un’enoteca con una scelta varia di vini che è un po’ anche un nostro punto di forza. A pranzo siamo aperti tutti i giorni mentre a cena il martedì, il venerdì e il sabato con la domenica che è il nostro giorno di chiusura. Qualcuno – aggiunge – ci dice che come ristorante è strano che siamo chiusi proprio la domenica. Il fatto è che noi essendo qua da una vita, un tempo specialmente si lavorava quasi sempre anche in diversi giorni festivi. A un certo punto però abbiamo deciso di riposarci almeno la domenica. In un primo tempo ricordo si faceva solo il pranzo. Poi con l’aiuto di validi collaboratori che ci aiutano abbiamo deciso di fare qualche volta anche la sera a cena”.

Fra i suoi clienti ristorante bar Tambellini ha avuto nomi importanti ma anche tanti clienti locali e stranieri affezionati. “Ricordiamo – dicono insieme Manuela e Curzio Giuntini – con piacere il regista Gabriele Salvatores che quando è a Lucca viene a pranzo da noi tutti i giorni. Poi vengono spesso a mangiare da noi e a trovarci anche il noto attore Christian De Sica e suo figlio Brando. Senza dimenticare Massimo Boldi. Ma vogliamo ricordare anche altre persone straniere come un turista tedesco che recentemente è venuto e ci ha detto Sono contento di essere ritornato perché qui mi sento a casa. Tante persone anche stranieri facoltosi che abitano qui nella zona hanno una villa e considerano però anche il nostro locale come  la loro casa. Sono persone la maggior parte che hanno la casa fra le colline qua vicine, vengono e ritornano specialmente in vari periodi dell’anno. Ma abbiamo anche a pranzo tanti clienti abitudinari o di diverse ditte che li portano a pranzo qua da noi”.

Qui si respira infatti un’atmosfera che si confà di essere abbastanza accogliente e di far sentire il cliente come a casa. “In una sala – dice Curzio Giuntini – si può vedere in grande formato una foto in bianco e nero con mio nonno Lorenzo Tambellini e i suoi fratelli Luigi e Pietro. Il locale, nei primi del Novecento, era decisamente diverso e frequentato da personaggi dalle estrazioni più varie. Così ricordo che i fratelli Tambellini decisero di affidare negli anni Trenta la protezione del locale a tal Trasando di Sant’Alessio, buttafuori ante litteram temuto e rispettato da tutti e che già con la sua presenza manteneva l’ordine nei locali. In un’altra foto si può invece ammirare la presenza della tradotta fra le prime circolari presenti al tempo. Il tutto circondato da quadri di mia mamma, libri particolari o elementi anche decorativi unici che rendono irrinunciabile una visita al locale”.

Anche il cortile è molto gradito come spazio estivo esterno. “Adesso – dice Manuela Tambellini – sta diventando rossa tutta la nostra vite del Canada. Ricordo nel 2018 allestimmo anche una mostra personale con una ventina di mie opere. Vennero diverse persone. Curzio ed un suo amico sommelier servivano uno spumante Franciacorta mentre il gruppo Mediterraneo che avevamo invitato proponeva la sua musica con le sue bellissime canzoni. Vendemmo anche una decina di miei quadri e fu davvero una bellissima giornata”.

C’è soddisfazione per quello che oggi e negli ultimi anni si è raggiunto. Frutto del lavoro prezioso ma anche della grande generosità mista ad una fiducia nel futuro che chi ha avviato l’attività poi è riuscito a tramandare. “In questo periodo – rivela Curzio Giuntini – le cose stanno andando bene. Abbiamo affrontato nel migliore dei modi anche il periodo del Covid. Nonostante che non siamo dotati da sempre di un parcheggio ampio. Un tempo infatti c’erano i cavalli con i calessi e poi la tradotta da Sant’Alessio per Lucca con le case che venivano fatte un po’ sulla strada che era piccola, sfavorendo i parcheggi. Questo valeva anche per il commercio. Voglio ricordare come tanti della nostra famiglia sono partiti di qua e si sono sparsi in tutto il mondo. Anche quest’estate sono venute tante persone fra cui una ragazza mora brasiliana dai contorni asiatici che ci ha rivelato di fare di cognome anche lei Tambellini. Anche l’insegna esterna con il nome del ristorante bar ben visibile – aggiunge – ha aiutato. Durante il periodo dell’emigrazione, la famiglia di mio nonno che erano persone molto in gamba ed avevano la bottega, prestavano somme di denaro a persone che non avevano soldi ma volevano andare in America in cerca di lavoro. Facendolo fra l’altro senza interessi. E tutti gli riportavano dopo anni esattamente la cifra prestata”.  “Ho notato – aggiunge Manuela Tambellini – che c’è proprio voglia fra tanti figli di italiani residenti all’estero di tornare nella terra d’origine dei loro nonni”.

Per un buon proseguimento anche nel futuro, viene ricordato dai signori Manuela e Curzio come uno dei segreti più importanti della loro attività sia stati trovare collaboratori in gamba. “Oggi sono tre sicuri e fissi. Siamo come una famiglia. Con noi c’è da diciotto anni Chiara tuttofare che lavora dietro il banco, Lucilla valida cuoca da quindici anni e Eugen aiuto cuoco che da quando è diciasettenne e quindi già da un po’ lavora con noi. Dò una mano anch’io in cucina – aggiunge la signora Manuela – Poi ci avvaliamo di alcuni giovani che facciamo lavorare a chiamata e cerchiamo di insegnargli. Oggi non è facile trovare sempre persone valide soprattutto anche con una passione significativa per il proprio lavoro. La nostra – rivelano – è una cucina lucchese e di tradizione. L’abbiamo anche rivisitata. Cerchiamo di non annoiare. Siamo nel 2025 e quindi bisogna cercare un pochino di diventare più moderni. I sapori però sono quelli antichi. La gente che viene si ricorda delle proprie nonne che cucinavano”.

“Per esempio – dice Manuela Tambellini – viene ricordato e scelto lo zuppone di Sant’Alessio che è un piatto proprio tipico di qui. Una panzanella calda fatta con pane ammollato, fagiolo lupinaro e pomodoro. I tordelli sono invece fatti da noi a mano. Ricordiamo poi anche la trippa toscana, il brasato o un’insalata con il gorgonzola e la mela cotta. I sapori piacciono. Tutto – dice Curzio Giuntini – accompagnato da buon vino locale. Anche il nostro olio delle colline lucchesi fa la differenza. A noi piace offrire cose buone servendoci da fornitori locali, della Garfagnana per salumi e affettati per esempio o le verdure della zona. Il cliente così può trovare innanzitutto – conclude – una qualità garantita”.