Lo sciopero
|“Serve un aumento salariale in linea con l’inflazione”: Cartario in sciopero per 8 ore
Lucca raddoppia le 4 previste a livello nazionale. La trattativa con Assocarta e Assografici si è fermata a 190 euro, la richiesta è di 300 euro
È indetto uno sciopero del settore cartario per il nuovo contratto nazionale. Le richieste di Uilcom convergono principalmente su un aumento salariale in linea con l’incremento dell’inflazione che si è avuta in questi anni.

Lo scorso 1 ottobre le segreterie nazionali Slc Cgil, Uilcom Uil, Ugl Chimici Carta e Stampa, a seguito della proposta economica di aumento di 216 euro (190 euro al parametro medio C1 sui minimi tabellari, 1% maggiorazione notturno, aumento 3 euro Fondo Byblos, 3 euro Fondo Salute Sempre) avanzata nel corso della trattiva di rinnovo il 17 settembre nella sede di Confindustria dalle Associazioni Datoriali Assocarta e Assografici, ritenuta insufficiente e non in linea con la perdita di potere d’acquisto salariale per i lavoratori del settore, hanno proclamato lo stato di agitazione e il blocco delle flessibilità, ed un pacchetto di sedici ore di sciopero a disposizione delle Segreterie Nazionali.
Da subito si sono svolte e continuano a svolgersi, assemblee in tutti i luoghi di lavoro, con una altissima e attenta partecipazione, in cui è stato presentato lo stato dell’arte della trattativa. I punti trattati e quelli su cui la parte datoriale non ha dato risposte e ha mostrato indisponibilità ad intervenire, come i temi di salute e sicurezza, elementi particolarmente sentiti dai lavoratori, anche alla luce di una innovazione tecnologica che richiede sempre più responsabilità e attenzione nella fase produttiva.
Il percorso deciso e partecipato in tutti i luoghi di lavoro, ha evidenziato l’emergenza salariale che i lavoratori vivono quotidianamente, messi in grande difficoltà da un’inflazione reale ed una spinta speculativa, a cui oggi l’attuale sistema di calcolo dell’Ipca difficilmente può dare risposte adeguate.
Allo stesso tempo, la grande partecipazione alla mobilitazione attuata, consegna alle Segreterie Nazionali Slc, Uilcom e Ugl Chimici, la responsabilità di procedere quanto prima al rinnovo del Ccnl per i dipendenti delle aziende esercenti l’industria della carta, della cellulosa, pasta legno, fibra vulcanizzata e presfibra e per le aziende cartotecniche e della trasformazione della carta e del cartone, scaduto ormai il 31 dicembre 2024, a condizioni salariali soddisfacenti per le attese dei lavoratori.
Le Segreterie Nazionali, inoltre, consapevoli delle difficoltà del settore legate a una lunga assenza di politiche industriali ed energetiche, hanno firmato e sostenuto un protocollo inviato al Governo, proprio per sostenere il settore, e favorire invece un rinnovo contrattuale innovativo, in grado di dare le giuste risposte salariali e normative ai tantissimi lavoratori del comparto che continuano a garantire professionalità e impegno.

“Lo sciopero è per il rinnovo del contratto nazionale, ed il tema principale è l’aumento del salario – precisa il segretario regionale Uilcom Toscana, Massimiliano Bindocci -. Siamo fermi da più di un anno e negli ultimi anni c’è stata un’inflazione molto importante, se si pensa agli anni del Covid, e non abbiamo avuto gli aumenti previsti e dobbiamo recuperare anche gli aumenti persi. La richiesta è di circa 300 euro al mese da acquisire in tre anni e al momento siamo in trattativa dove ce ne sono stati offerti 190 euro. Siccome non è un aumento, è un recupero del potere di acquisto, non abbiamo assolutamente intenzione di cedere e dopo un anno di trattativa abbiamo proclamato insieme a Cgil, Eugl e alla Uilcom nazionale, queste ore di sciopero.
A livello toscano, anche la Cisl si è resa disponibile a condividere questo percorso. Quindi il primo sciopero è mercoledì 17 dicembre a livello nazionale di 4 ore, ma che a Lucca abbiamo esteso a 8 ore, perché siamo il distretto cartario e dobbiamo essere anche nelle relazioni sindacali un’avanguardia e provare a dare un segnale. Pensiamo che non si possa pensare solamente a delle tematiche generali importanti, ma che bisogna ricominciare a fare gli scioperi per lo stipendio, per i diritti e i luoghi del lavoro e il settore cartario che a Lucca dovrebbe essere un’eccellenza. A Lucca non si può ignorare questa questione e non redistribuire la ricchezza che si crea. Anzi, va distribuita, ridando anche ai lavoratori l’aumento di stipendio, meritati sulla base anche di un semplice calcolo del potere d’acquisto che si è perso”.
Così Simone Tesi (Slc Cgil Lucca) e Antonio Di Muro (Ugl Chimici) intervengono sulle ragioni dello sciopero di settore: “Le trattative si sono interrotte il 17 settembre scorso, quando Assocarta e Assografici, le due organizzazioni rappresentanti i datori di lavoro, per conto delle loro associate, hanno fatto una proposta economica che le tre sigle sindacali hanno dichiarato irricevibile: a fronte di una richiesta che matematicamente vale 311 euro calcolate al livello medio professionale della C1, che punta a recuperare il potere di acquisto degli stipendi dei lavoratori e delle lavoratrici del settore, sia rispetto al triennio prossimo che al biennio 2022-23, quando c’è stata un’importante impennata dei prezzi che ha eroso il valore economico dei salari, la controparte ha risposto con un modestissimo importo di 190 euro, al quale si aggiungono un po’ di soldi mesi qua e là su previdenza integrativa e assistenza sanitaria integrativa e una proposta di aumento della percentuale di maggiorazione paga per il lavoro notturno del 1%, che, a voler essere buoni, la si può prendere solo come provocatoria”.
Proseguono Tesi e Di Muro: “Il tema sanno quanto sia importante e sentito tra gli addetti. Tutti sanno quanto questo settore produttivo sia il più lontano dal definirsi in crisi. I fatturati registrati durante il periodo del Covid non si contano e di fronte al periodo successivo caratterizzato da un aumento dei costi legati all’energia, le aziende hanno avuto importanti sostegni. Ora tocca ai lavoratori non essere lasciati indietro ed essere ripagati, finalmente, con un adeguato aumento delle retribuzioni. Peraltro, quello del salario non è l’unico problema sul tavolo delle trattative”.
“A condizionare il giudizio negativo – aggiungono i due sindacalisti – c’è anche una proposta non ancora terminata di esaminare per la revisione dell’intero sistema dell’inquadramento professionale: tutte le professionalità, in base a quanto visto finora, verrebbero
ridisegnate con un aggravio dei carichi di lavoro e delle responsabilità, senza perciò prevedere un aumento della retribuzione; individuare le nuove professionalità e farle riconoscere agli aventi diritto sarebbe ancora più complicato di quanto non sia stato fino ad ora, aumentando il livello possibile di contenzioso a livello di stabilimento”.
“Infine – concludono Tesi e Di Muro – abbiamo presentato ai datori di lavoro un problema che sanno benissimo di avere: il settore, cosa sperimentata anche nel distretto lucchese che è il più grande di Europa, non è più attrattivo come un tempo, poiché lo scarto tra le retribuzioni di un lavoratore turnista e di un giornaliero non è più così significativo e i tempi talvolta lunghi di attesa per le progressioni professionali sono giudicati negativamente dai lavoratori interessati; in più, subentrano altre esigenze che dovrebbero portare a modulazioni dell’organizzazione dell’orario di lavoro che rendano più compatibili le esigenze aziendali con quelle individuali, per avere una migliore qualità della propria vita, o familiari, stante la necessità di assistenza ai membri del proprio nucleo, che, per un effetto di un benvenuto salto culturale stanno coinvolgendo anche gli uomini, che di buon grado chiedono permessi di paternità come di allattamento o prendono i permessi della legge 104, per assistere propri parenti. Ci è stato risposto che avevamo ragione, dopodiché hanno messo tutto tranquillamente da parte e hanno fatto le loro proposte irricevibili. Dopo una prima fase di mobilitazione caratterizzata da blocco degli straordinari e delle flessibilità e un giro di assemblee in tutte le aziende, di fronte al permanere dello stallo nella prosecuzione del negoziato, si è deciso di passare allo sciopero, indetto a livello nazionale di 4 ore, con la possibilità di estensione a livello locale. Cosa che, a Lucca, si è deciso di cogliere, per favorire il maggior coinvolgimento possibile in tutti gli stabilimenti, in particolare laddove ci sono le macchine continue delle cartiere, e lo si è indetto subito di 8 ore“.

