L'intervento
|Lavoro, quadro a tinte fosche per la Cisl Toscana Nord Ovest: “Sofferenza diffusa se si eccettua il turismo”
Per il sindacato preoccupa il calo nella voce ‘altro’: “In questi casi l’alternativa si traduce nell’aumento del lavoro nero”
Il quadro occupazionale della provincia di Lucca emerge con tinte fosche dall’analisi dei dati del quarto trimestre 2025, diffusi da Arti e commentati con preoccupazione dalla Cisl Toscana Nord. Il sistema produttivo locale mostra una frenata significativa, passando dalle 19.786 assunzioni del quarto trimestre 2024 alle 19.030 dello stesso periodo nel 2025, con una flessione del 3,83%. Su base annua, la tendenza negativa è confermata: il 2025 si chiude con 92.341 assunzioni contro le 93.677 del 2024, segnando un calo complessivo dell’1,43%. Analizzando il confronto tra il 2024 e il 2025, emerge una sofferenza diffusa, con l’eccezione del settore turistico: alberghi e ristoranti registrano +274 assunzioni, mentre si contano -120 assunzioni nell’industria, -566 nel commercio, -3.917 nei servizi alle imprese, -538 nella pubblica amministrazione e scuola, -543 nei trasporti e magazzini, -77 nell’edilizia e -3.450 nel codice altro.
I vertici della Cisl Toscana Nord leggono in questi numeri il segnale di una fase di incertezza: “In pratica, dopo il periodo Covid avevamo assistito a una buona ripresa generalizzata, distribuita nel 2023, con una coda di beneficio anche nel 2024. Questo calo sostenuto sull’annualità, ma purtroppo anche in tendenza nell’ultimo trimestre 2025, lascia intendere un inizio del 2026 non proprio ottimale e delinea quindi un quadro non particolarmente confortante”. Il sindacato pone l’accento sulla trasformazione della qualità del lavoro: “Come detto, anche le varie realtà industriali o manifatturiere tengono conto della presenza delle filiere della carta, farmaceutiche, della ‘buona’ nautica in Versilia ed anche di quelle industriali; i numeri allora calano e sensibilmente nelle voci più aleatorie e meno stabili, anche riguardo alla qualità delle nuove assunzioni fatte”.
Particolare preoccupazione viene espressa per il crollo nelle assunzioni di servizi alle imprese e nel codice altro, spesso legati a forme contrattuali precarie: “Si registra quindi un forte calo dei ‘servizi alle imprese’: si tratta spesso di lavoro povero, servizi collaterali poco strutturali, talvolta episodici, che indicano una riorganizzazione di attività precedentemente affidate a personale strutturato. Calano i trasporti e il magazzinaggio. Preoccupa poi il crollo del codice ‘altro’: questo settore rappresenta spesso lavoro povero o episodico, anche domestico, caratterizzato da contratti intermittenti e saltuari. Non è una buona notizia, perché l’alternativa a queste forme di lavoro non strutturato si traduce in lavoro nero“.
L’analisi sindacale si estende alla tenuta delle assunzioni a tempo indeterminato e determinato, confermando una tendenza negativa. Le stabilizzazioni sono scese da 7935 a 7577, mentre quelle a tempo determinato sono passate da 50.096 a 48.631. “Che dire: stiamo entrando in una tendenza negativa, dove il lavoro ‘buono’ cala sia a tempo indeterminato sia a tempo determinato, con picchi negativi nei settori più strutturati e una turbolenza da verificare nel medio termine sul lavoro più precario”.
Infine, la Cisl sottolinea criticità strutturali anche nell’indotto e nella gestione sociale: “Vale la pena di sottolineare, per quanto attiene la produzione industriale, l’aumento di un indotto poco strutturato, che viene da fuori, spesso sostitutivo di manodopera, lasciando peraltro (e sempre più) al territorio la gestione sociale di una presenza significativa di immigrazione spesso poco inserita strutturata nel lavoro che invece dovrebbe essere intercettata ed opportunamente formata, in base alle esigenze del territorio”.


