Futuro di Geal, Quellichelacquaunisce: “Basta tifoserie: Lucca rischia di arrivare ultima e ostile in Gaia”
Dopo le sentenze, il gruppo incalza: “La difesa campanilistica della gestione non basta senza presupposti tecnici e giuridici. No a nuovi rinvii, sì a una gestione pubblica e a un piano serio per gli investimenti”
Le recenti sentenze sul futuro di Geal riaccendono il dibattito sulla gestione del servizio idrico integrato a Lucca. Dopo il pronunciamento del Tar Toscana, che ha respinto il ricorso del Comune di Lucca contro il diniego dell’Autorità idrica toscana alla prosecuzione dell’affidamento a Geal, e la decisione del Consiglio di Stato, che impone comunque ad Ait un passaggio assembleare sulla questione, il tema torna al centro del confronto pubblico. A intervenire sono i rappresentanti del gruppo Quellichelacquaunisce, che esprimono preoccupazione per il rischio di un ulteriore allungamento dei tempi e invitano la politica a uscire dalla contrapposizione tra tifoserie. Secondo il gruppo, la strada della salvaguardia di Geal appare ormai fragile sul piano tecnico e giuridico, mentre servirebbe una discussione più ampia e concreta sugli investimenti necessari, sulle tariffe, sul rapporto con Gaia e sulla possibilità di costruire una gestione realmente pubblica e radicata nel territorio.
“Dopo qualche mese di apparente stallo sui destini di Geal, improvvisamente, nel giro di ventiquattro ore, le due sentenze sui provvedimenti intrapresi dall’amministrazione comunale e dall’Autorità idrica toscana hanno riacceso il dibattito. La prima – riepiloga il gruppo Quelli che l’acqua unisce – la numero 785/2026 ad opera del Tar della Toscana, ci riassume che ‘in conclusione, il ricorso del Comune di Lucca (contro il rifiuto di Ait alla richiesta del Comune di Lucca di prosecuzione di affidamento a Geal del servizio idrico integrato) deve essere respinto perché infondato’. La seconda, la numero 03300/2026 di pertinenza del Consiglio di Stato, che riunendo i ricorsi presentati, ‘dichiara improcedibili gli appelli principali‘, ma ‘accoglie, nei sensi e nei limiti di cui in motivazione, gli appelli incidentali (obbliga Ait a far votare la sua assemblea sul rifiuto alla richiesta del Comune di Lucca di prosecuzione di affidamento a Geal del servizio idrico integrato)”.
Continua il gruppo: “Il sindaco Mario Pardini, in alcune interviste trasmesse dagli organi di stampa il 28 aprile , fa sapere che ‘la situazione va analizzata perché tecnicamente molto complessa’, quindi, cautamente, prende tempo per ‘trovare la quadra per tutelare la nostra città’. Cercando un paragone calcistico, sembra trattarsi di un pareggio di 1 a 1; ma il gol di Ait vale doppio. Infatti, le relazioni tecniche su cui si fondava il presupposto del Comune per ottenere la salvaguardia dell’articolo 147 del decreto legislatico 152/2006 (da noi sempre definite ‘elementari’ per essere gentili) sono state demolite nel merito dalle valutazioni tecniche specifiche contrapposte da un’Autorità idrica che ha dimostrato di conoscere veramente lo stato dell’acqua nel territorio di Lucca, dove non esiste né un ‘approvvigionamento idrico da fonti qualitativamente pregiate‘, né ‘sorgenti ricadenti in parchi naturali o aree naturali protette ovvero in siti individuati come beni paesaggistici ai sensi del codice dei beni culturali e del paesaggio’; ‘accertata insussistenza dei requisiti richiesti’, sostiene il Tribunale amministrativo regionale”.
“Le ‘tifoserie’, comprensibilmente – prosegue il gruppo Quellichelacquaunisce – sono rimaste un po’ disorientate. A noi, dopo aver letto entrambe le sentenze, sembra che ci sia poco da gioire perché entrambe le decisioni potrebbero far evolvere gli orientamenti politici verso iniziative destinate a dilatare ancora i tempi di un percorso che appare ineludibile: l’assorbimento all’interno di Gaia Spa, ossia il gestore unico della conferenza territoriale di riferimento a seguito di quanto stabilito dalla legge regionale 69/2011″.
“La volontà di difendere la salvaguardia della gestione da parte del nostro sindaco è campanilisticamente apprezzabile nei fatti, ma priva di qualsiasi presupposto tecnico e giuridico, come noi abbiamo sostenuto fino dal marzo 2023, quando evidenziammo la necessità che iniziasse un serio dibattito su Geal e che il consiglio comunale assumesse le opportune decisioni. Noi – va avanti il gruppo Quellichelacquaunisce – non siamo mai stati entusiasti dell’unione con Gaia, ma abbiamo sempre pensato che una azione negoziata del Comune di Lucca, fondata sull’apporto che gli alti contenuti tecnici e funzionali dei propri impianti (il depuratore di Pontetetto, i campi pozzi dove viene prelevata un’acqua ancora non soggetta a rilevanti problemi qualitativi, un invidiabile sistema di controllo e ricerca delle perdite occulte dell’acquedotto e molto altro) avrebbe conferito valore aggiuntivo per salvaguardare un piano tariffario di maggior tutela degli utenti lucchesi e garantire quel piano degli investimenti che, in pochi anni, configuri come obiettivi primari la realizzazione delle fognature nell’Oltreserchio e il completamento della rete idrica in quelle zone che ne sono ancora sprovviste. La vicenda di Antraccoli ci sta insegnando qualcosa? Rischiamo di arrivare ‘ultimi’ e ‘ostili’ all’interno di un’azienda (Gaia) protesa da anni a risolvere quei problemi che la vastità del territorio da lei gestito le impone e dove i Piani d’Ambito pluriennali sono già approvati”.
Continua il gruppo: “Vogliamo anche ricordare a qualche distratto esponente del Partito democratico che nell’Oltreserchio gli investimenti non sono stati ‘finanziati dall’amministrazione Tambellini e dal centrosinistra’ (si veda il comunicato del 28 aprile), ma regolarmente pagati dai cittadini lucchesi con l’aumento annuo del 6 per cento delle tariffe praticato da Geal fin dal 2018. E poiché sono necessari ancora tanti investimenti, non si illudano i lucchesi perché le bollette sono destinate ad aumentare sia che il gestore sia Geal sia che diventi Gaia, a meno che qualcuno si decida a chiedere finanziamenti regionali e statali per quelle opere, invece di continuare a frequentare le aule di tribunale”.
Conclude l’associazione Quellichelacquaunisce: “Cogliamo questa occasione per ribadire per l’ennesima volta che noi preferiremmo una società di gestione interamente pubblica, che comprenda anche gli altri Comuni della Piana lucchese (questa divisione è un assurdo della legislazione regionale toscana, che a parole tutti i sindaci della Piana non approvano, ma che nei fatti non muovono foglia per modificare), e che non distribuisca utili ai soci privati di Roma (o di altre città) o ai soci pubblici per finalità oscure, ma che si utilizzino gli eventuali avanzi di bilancio per migliorare lo stato degli impianti che si trovano sul nostro territorio. Una società di gestione che si fonda sulle peculiarità idriche del suo territorio. Una strada da costruire non con le sentenze dei giudici, ma con il dialogo della politica e nelle dovute sedi (i consigli comunali, le conferenze di ambito, l’assemblea dell’Ait, il consiglio della Regione Toscana). Un dialogo unanime che preveda l’accordo tra le parti politiche e non quella contrapposizione assurda a cui abbiamo assistito finora. L’importanza sociale di un bene pubblico come l’acqua e tutto il suo ciclo meritano la condivisione degli intenti“.


