in montagna
|“Siamo sempre meno e in difficoltà” ma gli allevatori della Garfagnana rilanciano: il progetto per invertire la tendenza
Gal MontagnAppennino, Unione dei Comuni della Garfagnana, Parco dell’Appennino e Università di Pisa hanno avviato un percorso di ascolto, che culminerà in una serie di proposte
“Siamo pochi e siamo sempre meno”. Ma gli allevatori della Garfagnana non si arrendono e chiedono una mano. Anno dopo anno, raccontano, vedono colleghi gettare la spugna, aziende chiudere e greggi sparire da montagne ogni giorno più abbandonate. Via le greggi e con loro decenni di sapienza che non trovano eredi: “Insieme a noi si perde anche il patrimonio genetico delle razze che alleviamo – spiega Carlo Filippi che fa parte dell’associazione Vacche garfagnine –. Io allevo vacche di razza garfagnina e pecore, razze autoctone e la mia missione è salvarle”.
Come Carlo, decine di allevatori che ogni giorno devono combattere con il bosco che avanza, assediati da lupi e cinghiali, stretti nella morsa della concorrenza perché allevare in altura costa di più e ogni anno il margine, quando c’è, si assottiglia sempre di più. “Senza allevatori si perde anche cura e manutenzione del territorio – commenta Michele Branchetti che ogni anno muove il suo gregge tra i pascoli della Garfagnana –. Sono trent’anni che faccio questo lavoro e diventa sempre più difficile”.
Per cercare di invertire questa tendenza allo spopolamento si sono messi assieme Gal MontagnAppennino, Unione dei Comuni della Garfagnana, Parco dell’Appennino e Università di Pisa attraverso un percorso di ascolto che ha visto un momento fondamentale nella giornata che si è tenuta nella Fortezza di Mont’Alfonso. Qui sono stati illustrati alcuni dei risultati di un dottorato di ricerca finanziato per indagare cause e probabili soluzioni sul tema: “Sono quattro i principali fattori di pericolo emersi – spiega Niccolò Chiasso, dottorando di Unipi –. La presenza sempre più importante di ungulati e selvatici come i lupi, il mancato ricambio generazionale e l’eccessiva parcellizzazione dei terreni che rende difficile l’allevamento su larga scala”.
Un percorso di ascolto e riflessione sul tema che continuerà e che culminerà in una serie di proposte per riportare l’allevamento in quota al livello dei decenni scorsi: “Sono tematiche importanti per lo sviluppo rurale dei territori che è una delle nostre missioni principali – spiega Simona Girelli, vice presidente del Gal MontagnAppennino –. Noi abbiamo finanziato questo dottorato insieme agli altri enti proprio per riportare la zootecnia dove era un tempo che vuol dire farla tornare alla base della cultura, della comunità e dello sviluppo sociale ed economico di questi territori. Gli allevamenti sono una leva importante per ripopolare le aree montane ma vuol dire anche cura del territorio e turismo sostenibile”.
Un tema che si fa sempre più stringente anche, e soprattutto, a fronte dell’innegabile cambiamento climatico che rende la concentrazione di allevamenti in pianura non più sostenibile: “E’ un tema nazionale – commenta Francesco Di Iacovo, professore di economia agraria all’università di Pisa –. Dobbiamo ricostruire una filiera di allevamento in montagna valorizzando pascoli e superfici che qui sono disponibili offrendo al contempo un servizio di cura del territorio che va a beneficio di tutti i cittadini, è un processo che richiede una forte collaborazione fra pubblico e privato”.


