L'analisi
|Quasi mille attività perse in dieci anni: lo studio certifica la crisi del commercio tradizionale
Aumentano ricavi e numero di addetti. A Lucca è boom dei prezi degli affitti, calano quelli delle vendite. La preoccupazione di Confcommercio
In Italia oltre 86mila negozi di vicinato sono scomparsi negli ultimi 10 anni e il saldo negativo supera addirittura le 106mila unità rispetto al picco del 2018. Nello specifico, tra il 2015 e il 2025 il commercio locale ha vissuto una fase di profonda trasformazione e il saldo delle imprese attive a livello nazionale ha visto un calo del -6,7% complessivo, toccando nel 2025 il punto più basso di tutto il periodo di osservazione.
In Toscana le cose non vanno meglio e nel medesimo periodo di osservazione il saldo negativo risulta pari a 7149 unità perse, che ha portato il totale a poco più di 81mila esercizi attivi contro gli oltre 88.300 del 2015.
Partendo da un’analisi capillare dello scenario, Nomisma presenta la prima edizione dell’Osservatorio reciprocità e commercio locale, proponendo un approccio strutturato in grado di trasformare i dati in azioni concrete e progettualità con l’obiettivo di costruire nuovi modelli sostenibili per il rilancio dell’economia territoriale.
Nel periodo di osservazione è Pisa ad aver pagato il prezzo più alto in termini assoluti (-1.367 esercizi commerciali in meno rispetto al 2015) ma la situazione risulta negativa anche a Firenze (con un saldo negativo pari a -956), Massa-Carrara (-942) e Lucca (-923, -9,3 per cento).
In termini percentuali, è però Massa-Carrara ad aver fatto registrare la contrazione più marcata (con un calo del -16,3%), precedendo nella graduatoria regionale Pisa (-13,8%), Arezzo (-11,4%) e Siena (-10,6%). Più contenuta la flessione a Firenze (-4,4%).
A fronte di una crescita degli addetti nel comparto pari a +21,2% a livello nazionale, anche la Toscana si caratterizza per un segno positivo, con vette del +25,2% a Firenze, +21,7% a Prato, +21,4% a Grosseto e del +20,8% a Livorno. La crescita più contenuta, invece, si registra a Massa-Carrara (+6,3%) e Pistoia (+8,2%). A Lucca il dato parla di un +16,8 per cento.
Nel complesso, gli addetti che operano nei negozi di prossimità della Toscana negli ultimi 10 anni sono aumentati di oltre 30900 unità e nel 2025 risultano essere più di 190.500.
A livello settoriale, il commercio di prossimità è il più colpito mentre, al contrario, la ristorazione si espande, confermandosi il comparto più dinamico. La perdita di negozi di vicinato riguarda in particolare i settori cultura e svago e tessile, abbigliamento e accessori (in calo sia per numero di esercizi sia di addetti), insieme a comparti tradizionali come ferramenta, gioiellerie, mobili e alimentari.
Segnali più positivi emergono invece dal commercio di articoli per l’edilizia e da quello legato alla cura della persona trainati rispettivamente dalle dinamiche del ciclo edilizio e da una crescita della domanda di servizi. È però la ristorazione a confermarsi il principale motore di crescita, con aumenti sia nel numero delle imprese attive sia degli addetti.
L’analisi dei bilanci svolta da Nomisma permette di leggere in chiave economica le trasformazioni del commercio di prossimità, evidenziando dinamiche di crescita accompagnate da forti squilibri. Nel periodo 2015-2024, per le imprese ‘sopravvissute’ i ricavi sono aumentati in media del +37,6% a livello nazionale, pur presentando significative disomogeneità. Nello specifico, mentre le grandi imprese registrano performance solide e in espansione, le piccole realtà affrontano una pressione crescente sulla sostenibilità economica, con un conseguente ampliamento del divario competitivo.
In Toscana, i ricavi dei negozi di prossimità hanno registrato una crescita media del 37,8%%, con una accentuazione a Pisa (+57,1%) e Siena (+51,6%) e Arezzo (+48,0%). A Lucca il dato è +29,5%.
Dal punto di vista settoriale, i bar registrano l’aumento dei ricavi più elevato, pari al 63,3%, seguiti dal commercio degli articoli per l’edilizia, con una crescita dei ricavi del +62,9%, seguita dal segmento della ristorazione (+59,1%), dal comparto degli alimentari e bevande (+59%), dai mobili (+58,9%) e dalle gioiellerie (+42,1%). Andamenti leggermente più moderati ma stabili si osservano nelle ferramenta (+39,9%), e nel comparto della salute e cura della persona (+20%).
Più complessa, invece, la situazione dei settori tessile, abbigliamento e accessori e in quello relativo a cultura e svago, che registrano le performance più deboli dell’intero periodo di osservazione (rispettivamente +8,4% e -11,9%). Su questi comparti incidono la contrazione dei consumi discrezionali, la crescente concorrenza dei canali online e una maggiore difficoltà di recupero nel post-pandemia.
La progressiva diminuzione delle unità locali attive evidenzia una fase di difficoltà per il commercio locale, maggiormente penalizzato rispetto al commercio all’ingrosso e all’e-commerce. In questo scenario, l’analisi presentata nell’Osservatorio di Nomisma relativamente ai prezzi di vendita e dei canoni di locazione tra il 2015 e il 2025 restituisce un quadro contraddittorio: a fronte di una riduzione media dei valori di compravendita dei negozi pari a -9,0% a livello nazionale, i canoni di affitto hanno fatto registrare un aumento del +12,9%, evidenziando la crescente pressione dei valori immobiliari sugli esercizi commerciali di prossimità tra le principali cause di espulsione dal mercato.
Anche queste dinamiche si manifestano in modo differenziato a seconda dei territori di riferimento: per quanto riguarda i prezzi di compravendita dei negozi, in regione si registra un calo generalizzato tra il 2015 e il 2025, con Pistoia che fa segnare un calo del 28,5% contro il -22,0% di Siena e il -21,9% di Livorno. A Firenze la flessione è stata del -19,0%, a Lucca del 5,4 per cento.
Relativamente all’andamento dei canoni di affitto dei negozi, infine, l’incremento maggiore in questi ultimi 10 anni si rileva a Lucca (+16,7%), seguita da Grosseto (+12,6%) e Massa-Carrara (+9,1%). Tra i territori in controtendenza spiccano Pistoia, che fa segnare un -7,5%, Firenze (-3,0%) e Siena (-2,4%).
Il commento di Confcommercio Lucca
Confcommercio Province di Lucca e Massa Carrara legge e analizza con profonda preoccupazione l’Osservatorio reciprocità e commercio locale realizzato dalla società Nomisma di Bologna e che pone il focus sul pesante saldo negativo registrato dal numero dei cosiddetti negozi di vicinato dal 2015 al 2025, sia in Toscana che nei territori stessi di Lucca e Massa Carrara. Dati, quelli raccolti ed esposti da Nomisma, che ricalcano quanto già documentato a marzo da un altro accurato studio realizzato a livello nazionale da Confcommercio su base però quindicinale.
Nell’Osservatorio della società bolognese, peraltro, emerge come quello di Massa Carrara sia il territorio in Toscana con la più elevata percentuale negativa (meno 16,3 per cento) di attività cessate. “Un nuovo studio – afferma il vicepresidente di Confcommercio Lucca Massa Carrara, Samuele Cosentino – che porta in evidenza numeri drammatici per il comparto del commercio di prossimità. Un tema che per Confcommercio è sempre stato ed è sempre più centrale sia dal punto di vista dello sviluppo economico di una città, sia da quello della tenuta sociale”.
“Per questo – aggiunge Cosentino – sostengo come non sia più il tempo dei numeri fini a se stessi. Occorre invece educare le nuove generazioni, in particolare, a capire cosa stia dietro quei numeri. Bisogna abituarli a dare un volto ad ogni acquisto e insegnargli che esso porta una conseguenza sociale e ambientale. Serve trasmettergli che ogni vetrina che resta accesa è un luogo più sicuro per tutti, anche per loro. I ragazzi sono i nostri ponti fra la digitalizzazione e la vita reale, sono quei clienti che potrebbero salvare l’ecosistema del commercio locale, ma noi stiamo dando loro pochi strumenti per conoscere e gestire questa grande responsabilità che portano sulle spalle”.
“Più educazione, formazione, sensibilizzazione e coinvolgimento – chiude Cosentino – per dare ai giovani gli strumenti per fare scelte di acquisto più consapevoli”.
Alla crisi del commercio tradizionale e alla volontà di contrastarla attraverso una diversa consapevolezza nelle nuove generazioni Confcommercio sta lavorando con un progetto che vedrà il coinvolgimento anche delle scuole e verrà reso noto nelle prossime settimane.


