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La presidente di Confindustria Toscana Nord evidenzia: “Lucca è fra le province meglio posizionate per la crescita dell’esportazione del valore aggiunto”

In questo pomeriggio (lunedì 15 giugno) nella sede di Confindustria Toscana Nord (piazza Bernardini, Lucca) è stato reso noto il rapporto L’economia della Toscana, redatto dalla Banca D’Italia, che punta ad analizzare lo stato di salute del sistema produttivo regionale, tracciando la rotta tra sfide globali e opportunità di sviluppo locale.

Dopo i saluti istituzionali di Fabia Romagnoli (presidente di Confindustria Toscana Nord) e Vito Barone (direttore della sede di Firenze della Banca d’Italia), la presentazione del rapporto è stata affidata a due economisti della divisione Analisi e ricerca economica territoriale della sede di Firenze della Banca d’Italia: Edoardo Frattola e Stefano Rosignoli. La parola è poi passata a Luca Rossi, direttore di Confindustria Toscana Nord, che ha introdotto e moderato un dibattito sulla crescita, la produttività e l’innovazione in Toscana. Sono poi intervenuti rappresentanti del mondo aziendale e accademico: Flavio Batti della Sadas Srl, Marianna Marino della Scuola Imt di Lucca e Katia Palagi di Verallia Italia Spa.

Presentazione rapporto Banca D'Italia

“Lucca – dice  Vito Barone, direttore della Sede di Firenze della Banca Italia – sicuramente è tra le province della Toscana e una delle province della Toscana con la maggiore concentrazione del settore Manifatturiero che beneficia di una vasta gamma di attività. Abbiamo delle eccellenze: la nautica, la carta, quindi è certamente una delle province più forti sotto questo punto di vista. I dati di Lucca sono più confortanti rispetto a quelli al resto della Toscana, questo certamente grazie appunto a queste attività che hanno una buona componente d’innovazione”.

Vito Barone, Banca d'Italia FIrenze

“Dal rapporto della Banca D’Italia si vede un andamento un po’ a macchia di leopardo. Lucca – afferma Fabia Romagnoli, presidente di Confindustria Toscana Nord – è fra le province che è meglio posizionata con una crescita dell’esportazione del valore aggiunto. Quindi l’economia lucchese si sta difendendo all’interno di una economia Toscana che ha purtroppo tanti punti di debolezza e di ritardo nei confronti dell’economia, in generale, del tessuto industriale, soprattutto del nord Italia“.

“Le tensioni geopolitiche internazionali, insieme all’aumento dell’inflazione e al peggioramento del clima di fiducia delle famiglie, stanno frenando i consumi e gli investimenti. Pur nelle difficoltà del contesto esterno – aggiunge la presidente di Confindustria -, dobbiamo continuare a lavorare sulla nostra competitività. Abbiamo bisogno di una strategia coordinata che favorisca l’immissione di nuove tecnologie nelle filiere produttive manifatturiere, rendendo anche meno complesso l’accesso al credito per chi fa innovazione“.

Fabia Romagnoli, presidente confindustria Toscana Nord

L’analisi

Stando alla relazione dell’Ente, nel 2025 la crescita dell’economia toscana si è mantenuta modesta. L’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) della Banca d’Italia indica che l’aumento del prodotto è stato pari allo 0,4 per cento, contro lo 0,5 in Italia.

La crescita del prodotto, considerando l’intera regione, ha continuato a risentire della debolezza del settore manifatturiero, meno marcata nella seconda parte del 2025. Le esportazioni sono fortemente cresciute, riflettendosi però in una ridotta attivazione di valore aggiunto sul territorio per le caratteristiche dei comparti più interessati (metalli preziosi e prodotti farmaceutici). Nel sistema della moda il calo del fatturato si è attenuato, grazie anche a un lieve recupero della domanda estera; i livelli di attività rimangono tuttavia contenuti rispetto a quelli precedenti la crisi che ha colpito il comparto dal 2023.

Il settore dei servizi è lievemente cresciuto, sostenuto dalla spesa delle famiglie. Le presenze negli esercizi ricettivi tradizionali hanno ristagnato; è proseguita la ricomposizione dei flussi turistici verso le locazioni brevi. Le costruzioni hanno mantenuto una dinamica moderatamente favorevole, grazie ancora alla componente pubblica. Per il complesso del settore produttivo, la redditività si è confermata su valori positivi per un’ampia quota di imprese e la liquidità è rimasta elevata nel confronto storico, anche per la limitata attività di investimento delle imprese, in special modo per quanto riguarda le tecnologie avanzate.

Dopo anni di forte crescita l’occupazione ha mostrato un andamento stazionario; è cresciuto il ricorso agli ammortizzatori sociali ma il tasso di disoccupazione è rimasto molto contenuto. Le retribuzioni hanno continuato a salire per effetto di rinnovi e adeguamenti contrattuali come nel 2024, sostenendo i redditi e i consumi delle famiglie; i salari reali non hanno tuttavia ancora recuperato la prolungata perdita di potere di acquisto cumulata fino al 2023, dovuta sia alla fase di forte rialzo dei prezzi osservata negli scorsi anni sia alle peggiori dinamiche retributive rispetto al resto del Paese.

I prestiti al settore privato non finanziario sono tornati a crescere, sospinti dai finanziamenti alle famiglie. In particolare, i mutui abitativi hanno accelerato, mentre il credito al consumo è aumentato in misura sostenuta, seppur meno intensa rispetto all’anno precedente. Il credito al settore produttivo si è contratto per effetto della riduzione dei prestiti alle piccole imprese, in un contesto di debole domanda e condizioni di offerta improntate alla cautela. Più in generale, in un’ottica di medio periodo, si è osservata una riduzione della quota di credito concessa alle imprese più rischiose e un aumento dell’utilizzo delle garanzie pubbliche. Al contempo, la qualità del credito si è mantenuta elevata negli ultimi anni, nonostante il rallentamento congiunturale; il tasso di deterioramento del credito è ulteriormente sceso nel 2025, confermandosi su livelli storicamente bassi.

Gli investimenti ICT, promossi dal pnrr, hanno favorito in regione un miglioramento nell’offerta di servizi pubblici digitali, che partiva già da una situazione in generale migliore rispetto all’Italia.

Le prospettive dell’economia toscana sono caratterizzate da forte incertezza, in un contesto internazionale reso più fragile dal conflitto nel Golfo Persico. Le tensioni geopolitiche e il blocco della navigazione nello Stretto di Hormuz hanno determinato un marcato incremento dei prezzi dei beni energetici; l’aumento dell’inflazione e il peggioramento del clima di fiducia delle famiglie potrebbero preludere a un indebolimento dei consumi. Al momento, le previsioni delle imprese sul fatturato per il 2026 rimangono comunque improntate alla stabilità, mentre quelle sugli investimenti sono negative.

A partire dalla pandemia il valore aggiunto della Toscana è aumentato meno rispetto al resto del Paese. La crescita è stata guidata maggiormente dall’aumento dell’occupazione, prevalentemente di bassa qualità, mentre la produttività del lavoro ha ristagnato. I ritardi economici rispetto alle regioni più sviluppate del Centro Nord sono cresciuti; vi influiscono la maggior diffusione di micro e piccole imprese, mediamente meno produttive, e la minore presenza in settori ad alta intensità di tecnologia e di conoscenza, testimoniata anche dalla contenuta partecipazione alle filiere esportatrici più avanzate.

Negli ultimi anni, anche la dinamica demografica ha inciso negativamente sulla crescita economica della regione; l’invecchiamento della popolazione e il peggioramento del saldo naturale sono stati in parte compensati dai flussi migratori in ingresso, che risultano però concentrati su individui con livelli di istruzione medio-bassi. L’invecchiamento degli imprenditori nelle società familiari, molto diffuse in Toscana, rappresenta un aspetto critico, che pone rischi connessi al mancato passaggio generazionale.

Sul fronte dell’innovazione, l’intensità brevettuale in regione è in linea con la media nazionale ma inferiore al Centro Nord e concentrata in tecnologie tradizionali. Gli spin-off accademici sono relativamente diffusi, ma faticano a consolidarsi. Dal lato finanziario, le politiche regionali di sostegno alla ricerca e all’innovazione hanno mobilitato risorse significative, ma con un elevato grado di frammentazione degli interventi, mentre l’accesso al credito resta più complesso per le imprese innovative, nonostante il ruolo positivo delle garanzie pubbliche per le start up.