Regione, ok alla variazione del bilancio di previsione

La prima variazione al bilancio regionale di previsione 2016, con proiezione pluriennale 2016-18, è legge della Toscana. Il Consiglio regionale ha infatti approvato il testo, su 36 votanti, con 22 voti a favore e 14 contrari. Nessun consigliere si è astenuto. La proposta di legge è stata approvata dopo che l’Aula, a maggioranza, aveva respinto tre blocchi di ordini del giorno presentati dalle opposizioni. Nel corso della seduta sono stati respinti diversi emendamenti. Tra essi quelli presentati dal consigliere Andrea Quartini, che chiedeva “non svincolare i contributi delle aziende sanitarie per la realizzazione di progetti ed attività per il sistema sanitario regionale e per la tutela della salute dei cittadini”.

Tra i progetti individuati: i fondi per le comunità terapeutiche, quelli per la gestione del rischio clinico, per la riduzione delle liste d’attesa, il fondo per la non autosufficienza, per la prevenzione e la presa in carico di problemi tossicologici per i detenuti, per la vita indipendente, per le verifiche di vulnerabilità sismica, l’assistenza odontoiatrica “penalizzata al massimo” ha rilevato il consigliere. Tra gli emendamenti illustrati in aula dal consigliere Paolo Sarti, quelli per impegnare la Giunta a “mantenere il vincolo di destinazione” su interventi volti a “tutelare progetti importanti” tra i quali quelli per la disabilità, la promozione della salute dei migranti, la vita indipendente. “Molte richieste – ha detto Sarti – sono arrivate direttamente dal territorio e quindi particolarmente sentite”. Nell’emendamento presentato da Stefano Mugnai, che nel corso della sua illustrazione ha parlato di una variazione di bilancio che “riconduce in cassa risorse già erogate e destinate ai servizi sanitari propriamente detti”, la richiesta alla Giunta era per “adoperarsi affinché il livello di spesa farmaceutica ospedaliera sia riportato, dal 2016 in poi, entro i tetti previsti di incidenza sul fondo sanitario”.

Le parole dell’assessore Saccardi “Utilizzando il payback, la Regione Toscana ha fatto una precisa scelta politica, che io condivido in pieno, anche se allora non ricoprivo questo incarico. Ha deciso che questi 70 milioni si potevano e si dovevano spendere per la salute dei cittadini. Non è un artificio contabile. E’ una scelta forte, che ha consentito di curare 450 persone in più per l’epatite C, rendere gratuito il vaccino contro il meningococco B per i bambini e altrettanto gratuito quello contro il meningococco C, per la campagna vaccinale che abbiamo varato”. Così l’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi ha spiegato stamani all’aula, nel corso della seduta del consiglio regionale dedicata alla variazione di bilancio 2016, la scelta di destinare alle cure per i cittadini una parte del payback della spesa farmaceutica ospedaliera (il payback è una sorta di rimborso che le case farmaceutiche devono corrispondere alle Regioni a seguito del superamento dei tetti di spesa farmaceutica ospedaliera, determinati dalle norme sulla spending review).
“Il payback non è un’invenzione della giunta regionale toscana – ha chiarito Stefania Saccardi – è previsto da una legge, la 135 del 2012. E che il payback per il 2015 sia per la Toscana di 115 milioni lo dice una lettera di Aifa (Agenzia italiana del farmaco). Sulla quantificazione, si è aperto un contenzioso tra Aifa e aziende farmaceutiche. Per sanare questo contenzioso, il governo ha sbloccato questa situazione di stallo, autorizzando le Regioni a iscrivere nei propri bilanci il 90 per cento del payback. Dei 115 della Toscana, noi ne abbiamo utilizzati 72, per curare di più e meglio le persone. Per esempio, per la cura dell’epatite C, costosissima ma in grado di salvare la vita alle persone: nel 2015 erano preventivati 1.750 pazienti, ne abbiamo curati 2.192, e così abbiamo salvato 450 persone in più. Salvare le persone dalla morte è una priorità, non un giochino da campagna elettorale. Rivendico questa scelta, come anche quella di dare gratuitamente il vaccino contro il meningococco B ai nati dal 2014 in poi. Stesso discorso per la campagna vaccinale contro il meningococco C”. “Quanto all’aumento della spesa farmaceutica ospedaliera – ha spiegato ancora Saccardi -, è legata all’ingresso sul mercato di nuovi farmaci oncologici, molto efficaci ma anche molto costosi. In Toscana abbiamo oncologi tra i migliori, professionisti bravi che fanno il loro lavoro con coscienza, per questo tante persone vengono a curarsi qui anche da fuori regione, tanto che la mobilità dei pazienti ha un saldo attivo, cioè sono molti di più i pazienti che vengono a curarsi qui da altre regioni che i pazienti toscani che vanno a curarsi fuori regione. In tema di risparmi, voglio comunque ricordare che, grazie all’istituzione dell’Estar, l’ente unico regionale per acquisti e gare, nel 2015 abbiamo risparmiato per 50 milioni, e risparmi maggiori sono attesi per il 2016 e 2017”. “Quando si risparmia, ci viene detto che si risparmia sulla salute dei cittadini – ha detto ancora l’assessore – Quando si utilizzano poste certe di bilancio, come in questo caso, per la salute dei cittadini, veniamo criticati lo stesso. Noi ci assumiamo in pieno la responsabilità di queste scelte. A fronte di tutto ciò, voglio precisare anche che nessun progetto è stato interrotto nel 2015”.

Il dibattito “Il problema del payback del farmaco è comune a tutte le Regioni. Se lo stesso accade altrove, è un problema nazionale e le responsabilità sono del Governo. Se è un problema solo toscano, allora occorrono delle spiegazioni. Non si tratta solo di una variazione contabile di 40 milioni”. Lo ha dichiarato Claudio Borghi, sottolineando che ci sono poste di bilancio che vengono cancellate con un tratto di penna. “Evidentemente i bilanci prima non erano stati fatti bene – ha affermato – Con quale coraggio e con quale sfrontatezza non si vuole ammetterlo?”.
“Si registra oggi la politica del ‘lancio il sasso e scappo’, mentre il presidente Rossi non si presenta neppure in aula – ha osservato Jacopo Alberti – Vorremmo delle spiegazioni politiche sul perché sono stati iscritti a bilancio 115 milioni di euro e poi non sono arrivati”.
“Il nostro bilancio sanitario tiene – ha assicurato il presidente della commissione sanità, Stefano Scaramelli – Con un surplus che supera i 40 milioni di euro, dimostriamo che possiamo renderci autonomi anche dal payback”. Il presidente ha rilevato che il dato della spesa farmaceutica è molto alto rispetto alla media nazionale, ma nasce da precise scelte politiche, come gli interventi sulla meningite C, sulla meningite b per tutti i bambini nati dopo il 2014, sui malati di epatite C. “Il vero banco di prova per la sanità toscana sarà il 2016 – ha dichiarato – Valuteremo anche la possibilità di organizzare meglio gli aspetti legati alla progettualità”.
“Le aziende farmaceutiche devono dare questi soldi per legge. Perché il governo non ha fatto nulla? Perché ha colpito noi e non l’Aifa?’’, ha chiesto Paolo Sarti, che ha inoltre sottolineato la necessità di chiarire come sono stati spesi i soldi, perché, a suo giudizio, gli interventi per il meningococco B e C, o per l’epatite, non erano tra quelli più necessari. “Adesso si taglia sulla vita indipendente, sulla disabilità, le cure palliative, le case della salute, l’assistenza odontoiatrica – ha sottolineato – Sono servizi che fanno parte della bellissima riforma tutta da vedere. E non possiamo dire: poi i soldi glieli ridiamo, perché questa è finanza creativa”. Sarti ha quindi rilevato che ci sono soldi non spesi dal 2012 in progetti che le Asl non hanno portato avanti. “Non servono progetti a tempo – ha concluso – servono interventi strutturali”.
“Si interviene, anche pesantemente, su un buco di bilancio, con un piano di rientro interno per evitare un intervento commissariale, se non approviamo il bilancio entro maggio – ha commentato Andrea Quartini –. Ci raccontano che abbiamo i bilanci certificati, i conti in ordine e ci troviamo di fronte a bizzarrie alchemiche”. Secondo il consigliere, la nostra sanità è in grave difficoltà. “Liste di attesa che si allungano, ticket che aumentano, pronto soccorso congestionati, operatori che criticano il modello per intensità di cura, falle strutturali, come quelle venute in luce con il rischio clinico – ha rilevato –. Attenti: sono tutti i capitoli che si intendono svincolare per ripianare i 115 milioni”. Secondo Quartini non ci sono neppure le premesse per quel cambiamento culturale, che possa mettere al centro il cittadino ed i suoi bisogni. “È un modo sciagurato ed irresponsabile per recuperare soldi necessari a coprire il nuovo disavanzo – ha aggiunto – Con uno squallido colpo di penna, la Giunta di sinistra toglie soldi alle cure per i più bisognosi, ma non può recuperare la propria dignità, perché le promesse della campagna elettorale vengono clamorosamente smentite”.
“Siamo davanti a prestigiatori che fanno il gioco delle tre carte – ha sintetizzato Manuel Vescovi – Prima il presidente Rossi si vanta che c’è un avanzo di 42 milioni, poi scopri che 115 milioni messi a credito non ci sono più, però ritorneranno. Nel frattempo azzeriamo delle spese e ci rimettono i cittadini non autosufficienti, i disabili”. Vescovi ha chiesto inoltre se in Conferenza Stato Regioni era stato detto di non iscrivere quelle somme in bilancio.
Enrico Sostegni ha sottolineato come la questione sia stata affrontata e discussa nelle commissioni, e “il fatto che la commissione referente fosse la Bilancio e non la Sanità dimostra quale sia il tema vero in discussione oggi, una variazione di bilancio”. “Una delle voci del bilancio regionale è anche il payback – ha spiegato il consigliere –, che è un’entrata a tutti gli effetti. E questa Regione, che finanzia molti progetti del sociale con il fondo sanitario, ha inserito questa voce riducendola del 40 per cento, considerandola molto inferiore al reale. Poi è sorta la necessità di una variazione, ed è una misura per cui si è usato l’avanzo di amministrazione e soldi ancora non spesi. Quando questi soldi dovranno essere spesi ci saranno, perché saranno rientrati, quindi non sono tolti definitivamente dai progetti”. 
“Il tema da discutere nel merito, oggi, è come vengono redatti i bilanci”. Lo ha detto Giacomo Giannarelli, il quale si è di conseguenza augurato “che i bilanci siano fatti con i presupposti giuridici e che non ci si debba rimettere mano”. “Perché – si è chiesto il consigliere – il ministero è dovuto intervenire per la mancanza di presupposti giuridici? La questione è come si intende governare”. Ed è per questo che il consigliere ha annunciato voto contrario.
Tommaso Fattori ha messo in guardia la Giunta da contare sui “governi amici” e ha sottolineato che “si è davanti a un fatto grave, è stata messa a bilancio una posta non certa e oggi si rischia il commissariamento”. “A questo punto – ha proseguito – si dice che si vanno a tagliare risorse destinate ai più deboli provvisoriamente, ma purtroppo spesso in Italia il provvisorio diventa definitivo”. Secondo Fattori, inoltre, se la spesa farmaceutica della Toscana è doppia rispetto alla media nazionale “non si può, perché non è vero, dare la colpa di ciò alla meningite”.
Per Stefano Mugnai “non è che a insistere su una cosa non vera questa diventa vera. L’avanzo oggi non c’è più ed è diventato disavanzo – ha proseguito il consigliere –. Ci sono soldi vincolati per progetti che stanno a cuore ai cittadini che non sono stati spesi e che voi avete tagliato con un tratto di penna. Bisogna riflettere su come si fanno i bilanci in questa Regione, e la retorica del governo amico rischia di lasciarci in braghe di tela”.
Paolo Bambagioni ha messo in rilievo la difficoltà di amministrare i soldi in un settore che sta affrontando una riforma appena varata come quello sanitario, con risorse in diminuzione, se si intende mantenere lo stesso livello di servizi. “C’è un problema politico che va affrontato – ha detto Bambagioni – perché se ora si parla di mancanza di presupposti giuridici vuol dire che a fine anno si era lavorato su un’ipotesi diversa”. Per questo il consigliere ha chiesto che in commissione sia fatto un chiarimento sulle questioni finanziarie e un lavoro comune su come affrontare la questione. Al termine del dibattito, la replica degli assessori. Per Vittorio Bugli, assessore al Bilancio, “l’incertezza dovuta al meccanismo del payback sta investendo le amministrazioni da anni”. L’assessore ha rigettato nettamente ogni accusa di falso: “Dobbiamo – ha detto – ridimensionare la polemica politica. Si può parlare di errori, di valutazioni non condivisibili, non certo di falso. Nel 2013 siamo stati costretti a inserire il payback in bilancio, ora si è detto una cosa diversa. Purtroppo la cifra per la Toscana è alta e da qui è nato il problema. Se si fosse trattato di pochi milioni avremmo potuto affrontare la questione molto più tranquillamente”. L’assessore alla sanità Stefania Saccardi ha ricordato che la normativa stabilisce che è possibile inserire il 90 per cento del payback in bilancio. “Si tratta di 72 milioni – ha spiegato Saccardi – che la Regione Toscana ha deciso di spendere per la salute dei cittadini. Ed è una scelta che noi rivendichiamo con forza. Con questi soldi abbiamo potuto curare 450 cittadini in più affetti da epatite C, e di epatite C si muore. Altro che balocco elettorale”. “Così come – ha aggiunto – abbiamo deciso di spendere 10 milioni e mezzo per vaccinare gratuitamente i bambini toscani anche contro il meningococco B, ed estendere la vaccinazione contro l’epatite C. Potevamo risparmiare, abbiamo deciso di non farlo. Quando risparmiamo ci dite che sulla salute non si deve risparmiare, quando investiamo ci chiedete di essere più prudenti”. Inoltre, ha concluso Saccardi, “i progetti non sono mai stati interrotti. Noi in Toscana paghiamo 9 milioni per il fondo di non autosufficienza direttamente con il fondo sanitario. Se non volevamo farli, questi progetti, bastava non inserirli”. Quanto alla spesa dei farmaci ospedalieri, “si tratta di farmaci oncologici”.

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