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Pillola abortiva in ambulatorio, Marchetti (Fi): “Una corsa spericolata ai voti”

Il capogruppo accusa il presidente della Regione Enrico Rossi di aver messo in secondo piano la salute delle donne

Una corsa spericolata ai voti che non pensa alla salute“. E’ questo il commento del capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Maurizio Marchetti alla delibera della Regione Toscana che introduce la possibilità per le donne di interrompere la gravidanza anche negli ambulatori pubblici, autorizzati a somministrare la pillola Ru486.

“Quella di Rossi è solo una crociata ideologica sulla pelle delle donne – va avanti il capogruppo di Forza Italia -. Il ministro Speranza ha richiesto sulla Ru486 un parere tecnico al Consiglio superiore di sanità a metà giugno. Arriverà a giorni. A quel punto se le linee guida ministeriali datate 2010 saranno da rivedere, accadrà. Basta attendere pochi giorni per formulare un provvedimento scientificamente coerente con gli indirizzi scientifici nazionali. Qui però invece il Pd di Rossi si lancia in una corsa spericolata che subordina la salute alla ricerca di consenso elettorale. Questo sì che è un tentativo di mettere al guinzaglio le donne”.

“Rossi e la maggioranza varano un provvedimento di cui non si ravvisava l’urgenza cogente – sottolinea Marchetti – proprio nel mentre anche un ministro di sinistra come Speranza sulla materia si è posto in posizione dubitativa, rimettendosi al parere del Css che ormai arriverà di qui a poco. Si tratta di attendere il parere tecnico scientifico, così da poter formulare un protocollo con standard di tutela per la donna validati e riconosciuti da qualche parte in Italia. Anche perché al momento delle linee guida ministeriali esistono, e prevedono la somministrazione con ricovero di tre giorni. Qui già siamo in day hospital. Se l’intenzione fosse quella dichiarata da Rossi di non far soffrire la donna si sarebbe atteso il poco tempo necessario al Css per produrre le sue indicazioni, invece di esporre le donne all’imponderabilità di una gestione domestica dell’evento emorragico abortivo, con implicazioni non certo solo fisiche”.

“Qui l’intenzione autentica del legislatore pare essere quella della crociata ideologica a seguito del provvedimento della governatrice umbra Donatella Tesei che, nella propria regione, ha riallineato la pratica alle indicazioni del ministero – conclude Marchetti -. Sulla base di questo il ministro due settimane fa ha richiesto parere al Css proprio circa la possibilità di somministrazione in day hospital o ambulatorio, al momento non prevista in Italia. Caro Rossi, le crociate non si fanno sulla pelle delle persone e in questo caso delle donne. A volte se uno è primo a fare una cosa, è perché tutti gli altri si rendono conto che non ci sono i presupposti per farla. In Toscana società della salute docunt. Ma qui è cosa ancor più delicata, non si gioca”.

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