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Giannini a Fdv: “La scuola deve essere inclusiva” foto

“Lucca celebra la cultura del dono. Definire quello che si fa con 5 milioni di persone nel settore del volontariato significa dare all’Italia la più importante struttura etica e sociale che la distingue nel mondo”: queste le parole del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, intervenuta a conclusione dell’incontro L’importante è partecipare. I cittadini di domani, che si è svolto questa mattina (16 aprile) a Palazzo Ducale, nell’ambito del Festival del Volontariato.

“Il governo ha trovato terreno fertile nel promuovere la cultura dell’educazione al volontariato – ha sostenuto -: nel 1971 la legge promossa dalla senatrice Falcucci inserì per prima nel mondo l’idea della necessità di essere inclusivi, di non distinguere fra bambini che hanno bisogni di insegnamento diversi: una svolta, quella, che ha cambiato il volto dell’istruzione e ha consentito di far sì che oggi il sostegno sia il cardine della nostra scuola. Il compito che abbiamo oggi – ha spiegato il ministro – è quello di valorizzare la capacità di mettere insieme le nostre esperienze senza l’idea finale di trarne un vantaggio personale, collettivo o istituzionale. La scuola non può che essere la prima protagonista di questo percorso, deve essere l’istituzione che promuove questa cultura ed è proprio ciò che stiamo cercando di fare nell’intero governo e che si sta traducendo in progetti, iniziative e soprattutto nella risposta alla domanda di partecipazione proveniente dai giovani”.
Tre i fattori fondamentali che stanno alla base della strategia del ministero e più in generale del governo, indirizzata alla promozione di un nuovo concetto di apertura della società a partire dalla scuola.
“In primo luogo la scuola del nostro Paese – ha osservato Giannini – non aveva ancora superato la barriera che stiamo cercando di abbattere in questo momento: la parola chiave per farlo è apertura. Si tratta di un mondo che ha sempre guardato a sé stesso dall’interno, ma buona scuola significa mettersi al centro della comunità, intesa come struttura aperta. L’idea è quella di una scuola che interagisca costantemente e quotidianamente, interpretando le necessità del territorio, con tutte le istituzioni intorno ad essa e il volontariato è il settore privilegiato affinché l’apertura sia effettiva e costante. Per portare avanti questa convinzione non bastano protocolli e leggi: dobbiamo acquisire insieme una cultura comune”.
Altra faccia dell’attività ministeriale è la spinta verso la compenetrazione fra scuola e volontariato. “Il secondo importante aspetto da promuovere – ha proseguito – è che sapere e fare siano processi che si accompagnano, senza quella separazione artificiale che la scuola chiusa ha consolidato negli anni a danno della maturazione completa dei ragazzi. L’alternanza scuola-lavoro è il caso più potente da questo punto di vista (1 milione e mezzo di studenti avranno questa opportunità), ma non è da meno il settore del volontariato e su questo stiamo lavorando con il Cnv, affinché possa diventare un’attività di sistema e non solo una pratica virtuosa locale. Terzo elemento rilevante è l’innovazione, che per noi è mettere, attraverso un imponente investimento (1 miliardo in 5 anni), la scuola in grado di accogliere un paradigma educativo che viene da fuori e che può contribuire molto all’innovazione sociale”.
Il ministro ha insistito sulla necessità di accompagnare alla produzione legislativa delle istituzioni un’unione di intenti che parta dalla società civile e si faccia promotrice di un nuovo sistema di valori, fondato su partecipazione ed inclusività.
“Come governo – ha dichiarato – vogliamo che tutto questo sia non più affidato solo al volontariato, bensì inserito strutturalmente nel percorso formativo della scuola italiana e questo diventerà realtà a partire dal prossimo anno scolastico. In sintesi- ha concluso- ciò che intendiamo fare è dare delle risposte al tema di fondo del festival di quest’anno: alimentare l’idea di una partecipazione fondata su valori comuni, che ci consentirà non solo di potenziare la funzione di città inclusiva, solidale, ma anche di rafforzare un sistema di valori che vada a sostegno della città fragile, presente in molte aree del nostro Paese”.

Jasmine Cinquini

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