Lucca Tuareg, in Niger il sostegno alla nazione senza stato foto

Nel mezzo dell’Africa c’è una nazione che non ha uno stato e che lotta quotidianamente per conquistare una parte di terra all’avanzare del deserto. È il popolo Tuareg, che vive a cavallo fra Niger, Burkina Faso, Algeria e Libia, in quel territorio, il Sahel, immediatamente a sud dei grandi deserti e che si estende dalla Mauritania all’Eritrea.
Proprio ai tuareg è dedicata una mostra al museo Athena di Capannori che sarà visitabile fino al prossimo 17 dicembre. A fianco alla mostra l’associazione Lucca Tuareg, attivissima proprio nel nord del Niger, ha organizzato alcuni momenti di approfondimento e di incontro. Quello di ieri (27 novembre) è stato dedicato proprio all’attività dell’associazione. Mario Severi, attraverso fotografie e il racconto della propria esperienza in Niger, ha spiegato nel dettaglio come vengono utilizzati i fondi dell’associazione, che sono interamente dedicati ai progetti: dalle scuole per i villaggi di nomadi che dovrebbero fare centinaia di chilometri per trovare il primo istituto pubblico, ai centri sanitari fino all’impegno attuale sul fronte dell’agricoltura.

Grazie all’attivismo di Lucca Tuareg, infatti, si è riusciti a realizzare una irrigazione professionale di alcuni terreni e, soprattutto, è iniziato un progetto di educazione alla coltivazione che passa anche da Lucca. Alcuni rappresentanti della comunità tuareg, infatti, vengono ogni anno a lezione, per imparare le tecniche agricole, all’istituto tecnico agrario di Mutigliano, per poi a loro volta diventare ‘professori’ nelle comunità di provenienza. Fra questi Mohamed Salah, presidente della cooperativa agricola Tarit di Ingall, che ha portato la propria testimonianza nell’appuntamento capannorese.
Tanti i temi che sono stati poi raccontati grazie all’interessamento del pubblico presente. A partire dal problema uranio, minerale di cui il Niger è ricco, ma che iene sfruttato dalle multinazionali francesi e canadesi, presenti sul territorio francofono. Minerale che, nonostante la pericolosità, viene lavorato, trasportato e utilizzato in condizioni non particolarmente sicure e con grande rischio per la salute degli abitanti, popolo tuareg in primis. Un focus è stato fatto anche sulla situazione politica dello stato africano, colpito da problemi di corruzione e di gestione discutibile delle risorse: “Basti pensare – ha detto Severi – che il presidente attuale era un ex dirigente di una multinazionale dell’uranio e che si è confrontato contro un altro candidato in prigione. Il suo primo atto, una volta eletto, è stata la nomina di 43 ministri”.
L’associazione ha poi stigmatizzato l’ipotesi, presente nel decreto milleproroghe, di inserire una tassa dell’1,5 per cento per il trasferimento di denaro da parte dei migranti regolari ai loro paesi di origine.
In chiusura è stata sottolineata l’attività dell’associazione che spende ogni singolo euro raccolto in eventi di raccolta fondi per i progetti in Niger e nulla per l’attività associativa. Ogni anni rappresentanti dell’associazione vanno in quei territori a loro spese per verificare l’avanzamento dei progetti.
Il prossimo appuntamento, sempre nell’ambito della mostra, è per il 15 dicembre quando un altro rappresentante della comunità tuareg, Ibraim Name Annour, presenterà il libro Il deserto negli occhi e parlerà della storia del popolo tuareg.
Per saperne di più sull’attività dell’associazione http://www.luccatuareg.org/index.html

Enrico Pace

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