Giovani, sempre più “schiavi” di cibo e social. Il 26% è triste senza il web

Lucca, indagine nelle scuole: il 12% va in ansia se gli viene proibito l'accesso a Facebook o Instagram

La dipendenza da zucchero dà assuefazione cinque volte più della cocaina e quasi il 26 per cento dei ragazzi non riesce a provare gioia senza avere connessione internet sul telefono. Sembra assurdo, eppure i risultati degli studi parlano chiaro: cibo, social, smartphone, ma anche videogiochi, gioco d’azzardo e pornografia sono solo alcune delle dipendenze dei giovani studenti prese in esame dalla Fondazione Brf onlus – Istituto per la ricerca scientifica in psichiatria e neuroscienze – che grazie a una sua indagine nelle scuole medie e superiori ha saputo regalarci dati fondamentali…e anche un po’ preoccupanti. A presentare i risultati della ricerca questa mattina (12 dicembre) nella sede dell’ufficio scolastico territoriale di Lucca Donatella Buonriposi, dirigente Ust Lucca e Massa Carrara, Armando Piccinni, fondatore e presidente Brf e diversi dirigenti degli istituti della Piana e della Valle del Serchio che hanno partecipato con interesse all’indagine.

Il progetto ha interessato ben 650 studenti delle scuole medie e superiori delle province di Massa, Lucca e Livorno ai quali sono stati somministrati dei questionari di autovalutazione compilati in forma anonima, volti naturalmente a valutare la presenza o meno di dipendenze: le indagini si sono svolte da aprile a giugno di quest’anno con una fase iniziale di raccolta dati seguita dalla creazione di un database.

“Fare indagini di questo tipo nelle scuole non è un lavoro scontato – ha commentato la dirigente Buonriposi – Non è semplice riuscire ad entrare nella sfera privata dei nostri ragazzi, specie nel periodo dell’adolescenza, e non lo è nemmeno avere l’autorizzazione dei genitori, sempre – giustamente – pronti ad essere informati su ciò che proponiamo ai loro figli. Ringrazio vivamente le scuole che hanno partecipato a questa importante indagine”.
Un messaggio di ringraziamento è arrivato anche dal viceministro della salute, il dottor Pierpaolo Sileri che, pur non potendo essere presente per impegni istituzionali, ha voluto inviare un messaggio alla Fondazione Brf e all’ufficio scolastico regionale per complimentarsi con l’iniziativa: “La scuola può e deve diventare il luogo privilegiato per l’educazione ai sentimenti e per la lotta alle dipendenze, dal cibo, dalle droghe, dall’uso di internet. La dipendenza quasi sempre nasconde un vuoto, che va colmato aiutando la persona a coltivare il proprio talento e le parti migliori di sé”.

I risultati dell’indagine.

Dipendenza da cibo. Questa è una dipendenza scoperta di recente che ha trovato diffusione soprattutto con l’utilizzo di cibi industriali e con l’onnipresente disponibilità di cibi e bevande dolci che, come detto, creano assuefazione più della cocaina. Secondo l’indagine, circa il 6 per cento degli studenti analizzati presenta una reale dipendenza mentre il 14 per cento presenta un considerevole rischio. Ogni giorno, secondo la media, l’1,2 per cento degli studenti mangia dolci per sentirsi meglio e nel 7 per cento dei casi prova a farne a meno, ma fallisce.

Dipendenza da smartphone. Ecco che arrivano i dati più preoccupanti: secondo l’indagine, infatti, oltre il 22 per cento dei ragazzi (quindi oltre un adolescente su cinque) rientra nel range di dipendenza patologica, in particolare gli studenti delle scuole superiori. In questi casi, come ha sostenuto anche Armando Piccinni, parlare di patologia è azzardato, ma sono comunque dati che fanno molto riflettere: il 4,5 per cento dei ragazzi fatica a studiare perché troppo distratto, mentre il 18 per cento ha ammesso di non riuscire proprio a vivere senza smartphone. Anche il controllo smisurato delle notifiche non è un dato che passo inosservato: quasi il 24 per cento dei ragazzi presi in esame controlla il telefono spesso, il 17 per cento ‘molto spesso’. L’8,5 per cento invece senza smartphone ammette di diventare irritabile.

Dipendenza da internet. Altra importante dipendenza dei nostri tempi, considerando soprattutto il fatto che molto spesso chi ne soffre non riesce nemmeno a rendersene conto. Internet oggi sostituisce quasi le persone. Ho un problema? Cerco su Google. Mi serve qualcosa? Ho dei dubbi? Cerco su Google anziché chiedere indicazioni o consigli a genitori o amici. In base alle domande rivolte al campione è emerso che quasi il 26 per cento si sente triste se non è in grado di connettersi a internet; tende ad essere ansioso se non può controllare cosa succede online; si sente irrequieto quando non può connettersi. E’ interessante notare che il 40 per cento dei ragazzi (quasi la metà del campione) vorrebbe ridurre la quantità di tempo che passa su internet, ma gli riesce difficile farlo. Il 28 per cento, infine, crede che internet possa migliorare l’umore e aiuti ad affrontare i pensieri negativi.

Dipendenza da social. In questo caso, e non sorprende visto che smartphone e internet vengono utilizzati per lo più per utilizzare i social, i dati emersi evidenziano che una fetta interessante del campione vive una forte dipendenza da questo mondo. In particolare: il 12 per cento ha affermato che spesso/molto spesso diventa ansioso o agitato se gli viene proibito l’uso dei social; il 16 per cento si distrae dallo studio; il 17 per cento sente spesso il bisogno di utilizzare i social e, infine, il 13,24 per cento ha affermato che spesso ha provato a non utilizzarli senza però riuscirci.

Dipendenza da gioco d’azzardo. Finalmente qualche dato positivo, ma non rincuora: molto probabilmente questa dipendenza è poco avvertita nei giovani solo perché non possiedono soldi sufficienti per potersi permettere questo vizio, oggi riconosciuto come vera e propria patologia. Dal campione è emerso che solo il 3,7 per cento ha reali problemi di dipendenza, l’8,5 per cento è a rischio mentre l’87 per cento ne è totalmente esente. Dalle domande poste è emerso in particolare che: il 4,76 per cento è tornato a giocare per cercare di rivincere i soldi persi e il 5,9 per cento ha avuto voglia di smettere, senza però esserci riuscito.

Utilizzo di nuove tecnologie. Si è trattato di un questionario che ad ampio spettro ha esaminato l’utilizzo di internet, dei social e dei videogiochi. Le risposte sono state organizzate in quattro domini: ritiro sociale (4,23 per cento), perdita di controllo (3,81 per cento), astrazione alla realtà (3,95 per cento), dipendenza da pornografia (1,34 per cento). Nel dettaglio, i risultati evidenziano che il 21,42 per cento passa dalle 4 alle 6 ore al giorno sul web, mentre il 10,71 per cento oltre le 6 ore. WhatsApp viene utilizzato dall’88,8 per cento dei ragazzi. Il 32 per cento pubblica post al pensiero dei commenti e dei like che riceverà, il 17,8 per cento ha conosciuto persone interessanti su internet e il 15 per cento ammette di dimenticare le proprie preoccupazioni quando è online.

Ma c’è di più: il progetto è in programma anche per l’anno scolastico 2019/2020 e si attende di esaminare circa 3mila/5mila studenti di età compresa tra gli 11 e i 20 anni, sempre attraverso questionari di autovalutazione anonimi.
“In questa nuova tornata – spiega Piccinni – abbiamo intenzione di tracciare un profilo psicopatologico facendo riferimento anche allo stato d’ansia, a sintomi di depressione e ad altri indici di psicopatologia che potrebbero aiutare ad avere un profilo degli utenti a rischio dipendenza. I comportamenti dipendenti potrebbero funzionare come campanello d’allarme per il disagio dei giovani riguardo le relazioni, l’adattamento ed il funzionamento sociale”.

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