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Europa al bivio, la riflessione di Braccini (Cgil): “Per vincere la crisi è necessario l’intervento pubblico”

Il segretario Fiom fa il punto sugli scenari politici ed economici possibili

L’Europa è in bilico tra democrazia e solidarietà. Il segretario della Fiom Cgil Toscana Massimo Braccini riflette allora sui possibili scenari politici ed economici che possono aprirsi nei paesi dell’Unione a seconda della direzione presa dalle istituzioni in questo momento così fragile. Per il rappresentante del sindacato infatti, è proprio la crisi a mettere in evidenza “i limiti di un vasto mercato globale”. Ma la crisi, per Braccini, potrebbe trasformarsi anche in un’occasione per guardare a un nuovo modello di sviluppo, un rilancio del ruolo pubblico negli investimenti e a una redistribuzione del lavoro anche attraverso la riduzione degli orari. Un’opportunità per arrivare alla creazione di una Carta internazionale dei diritti digitali.

La solidarietà Europea è troppo limitata e se non verranno cambiate le regole e i poteri delle istituzioni europee andremo incontro ad una transizione dagli esiti incerti – riflette Braccini -. La sentenza della corte costituzionale tedesca non impatta solo sulle operazioni degli acquisti di titoli da parte della Banca centrale europea, ma potrà comportare anche significative conseguenze economiche e politiche. In Europa molti paesi hanno un elevato debito pubblico e si dovrebbe pensare ad un sistema di mutualizzazione, ma ancor più grave è il debito privato che rischia di diventare una caratteristica delle nostre economie. Peraltro la storia dei debiti pubblici nel mondo è alquanto singolare, a cominciare da quello tedesco dove nella storica conferenza di Londra del 1953 l’Europa cancellò alla Germania buona parte dei debiti di guerra. Senza quel regalo la Germania non si sarebbe mai ripresa”.

“L’Unione europea doveva promuovere la coesione economica, sociale, territoriale e la solidarietà tra gli stati membri, doveva ridurre le differenze nel reddito medio
esistenti da paese a paese, ma non é andata così – va avanti l’analisi del segretario Fiom -. L’Europa adesso è davvero ad un bivio; le vecchie ricette liberiste, che sono alla base di qualsiasi impoverimento del sistema pubblico, a cominciare dalla sanità, si sono rivelate fallimentari, ed i vincoli di austerità (imposti perlopiù dalla Germania) rischiano di portare, soprattutto gli Stati del sud Europa, al collasso. L’Unione europea è assolutamente neoliberista e non consente l’intervento pubblico, questo è il punto politico. Il Two Pack, Six Pack, Fiscal Compact e il pareggio di bilancio in Costituzione devono essere profondamente rivisti. Questi vincoli impongono il pareggio strutturale di bilancio e impediscono il deficit per investimenti. I paesi che hanno un alto rapporto debito/ Pil non possono peraltro nemmeno fare deficit per le politiche industriali e di conseguenza si notano arretramenti nella divisione internazionale del lavoro”.

“Con questa crisi gravissima dovuta alla pandemia le catene del valore si sono interrotte ed hanno messo in evidenza i limiti di un vasto mercato globale – prosegue Braccini -. Questo non vuol dire che si decreterà la fine del sistema globalizzato, ma anzi, potrebbe contribuire a creare più competizione tra le persone che lavorano.
Eravamo già di fronte ad una crisi violenta ed a una decrescita di lungo respiro, con lo scoppio della pandemia si apriranno più che mai pesanti problemi economici e sociali inimmaginabili. Il tasso di disoccupazione era già aumentato in tutta Europa ed era emerso pesantemente il lavoro precario. Al capitale finanziario non interessano i dati sulla disoccupazione, in compenso in passato si sono spesi trilioni di dollari per salvare le istituzioni finanziarie. Non supereremo questa crisi senza una solidarietà Europea. Inoltre, il progresso tecnologico andrà avanti e non sarà neutro, potrà procurare più beni e servizi con meno occupati”.

Ci vuole quindi un nuovo modello di sviluppo, un rilancio del ruolo pubblico negli investimenti, il lavoro deve essere redistribuito anche attraverso la riduzione degli orari di lavoro – va avanti Braccini -. Dobbiamo guardare avanti e oltre lo stato d’eccezione, segnare un tempo della ricostruzione e pensare al dopo emergenza. Bisogna tutelare il lavoro, ricompensare il lavoro, non la ricchezza. Vanno estesi i diritti a tutte le forme di lavoro. Le persone hanno bisogno di salari che gli possano permettere di vivere con dignità. Una più diffusa contrattazione collettiva riporterebbe più equilibrio nell’economia a vantaggio a tutti. Attraverso questa crisi in Europa si sono però anche riscoperti importanti sentimenti e valori, questo deve essere propedeutico a favorire un passaggio di trasformazione sociale dove il sindacato Europeo dovrà essere protagonista. L’Europa deve rilanciarsi a partire dai valori per cui è nata e diventare il continente della piena e buona occupazione, per far questo bisogna cambiare i poteri su cui si fondano le attuali istituzioni europee e combattere le disuguaglianze in modo da favorire l’affermazione della democrazia”.

“Infine, bisognerà fare più che mai attenzione alla sorveglianza di massa – conclude Braccini -. L’inviolabile integrità dell’individuo è uno dei pilastri su cui si fonda la democrazia. Tutti hanno il diritto di non essere osservati nei loro pensieri e nelle comunicazioni. Le tecnologie, anche ai fini di tracciare chi può venire in contatto con persone affette dal virus, non devono mai mettere in discussione la libertà di ogni individuo. Sarà di fondamentale importanza la protezione dei diritti civili in un epoca sempre più digitalizzata e sarebbe necessaria la creazione di una  carta internazionale dei diritti digitali“.

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