Sanità post covid, anche il comitato di Lucca aderisce alla campagna ‘Dico32’

Nel manifesto l'elenco delle proposte per la ristrutturazione del sistema sanitario

Anche il comitato sanità di Lucca aderisce al documento redatto e condiviso a livello nazionale per la Campagna Dico32 – Salute per tutte e tutti. Un manifesto carico di proposte che saranno presentate sia ai politici sia ai cittadini, per strutturare le basi di un percorso condiviso sul futuro della sanità italiana per ripartire dopo l’esperienza del covid19.

Chiediamo un piano di potenziamento strutturale del servizio sanitario nazionale, incrementando il Fondo sanitario nazionale di almeno 40 miliardi nei prossimi 4 anni, destinati alle sole strutture pubbliche e non al privato accreditato ed esternalizzato: assegnare i finanziamenti alle Regioni, in base alla rilevazione dei bisogni di salute dei cittadini e non a stime derivanti dalla spesa storica – recita il manifesto nazionale redatto dai comitati di sanità -. Destinare i finanziamenti, con adeguati controlli della spesa, a un programma di assunzioni attraverso concorsi e graduatorie regionali con riferimento ai parametri europei; alla riqualificazione e potenziamento dei servizi del territorio, inclusi i servizi di igiene pubblica, prevenzione e tutela della salute sui luoghi di lavoro e della scuola, medicina di genere e prevenzione e tutela della salute della donna; potenziamento dei servizi  di tutela della salute mentale e psicologica; al recupero, messa in sicurezza, potenziamento e riconversione ecologica del patrimonio edilizio; all’adeguamento dei dispositivi biomedicali e della rete informatica”.

“Chiediamo poi di abbandonare e invertire il processo di esternalizzazione dei servizi e dell’accreditamento di erogatori privati, che assorbono ormai gran parte dei finanziamenti,  superando in molte Regioni il 50 per cento in della spesa sanitaria complessiva, attraverso un esteso percorso di reinternalizzazione – va avanti il manifesto -. Abolire le agevolazioni fiscali per le prestazioni sostitutive dei livelli essenziali di assistenza, acquisite privatamente sia in forma diretta che intermediata da assicurazioni e fondi sanitari e intraprendere un percorso per l’abolizione della libera professione intramoenia. Ampliare l’accesso alle facoltà di medicina e chirurgia e delle professioni sanitarie, soprattutto infermieristiche, definendo le competenze e l’integrazione fra le varie figure professionali; eliminare l’imbuto formativo e lavorativo, ampliando l’accesso ai corsi di specializzazione. Contratto nazionale unico per tutti gli operatori sanitari, compresi i medici e i pediatri di base e gli specialisti ambulatoriali convenzionati. Finanziare con almeno 20 miliardi nei prossimi 4 anni la ricerca in forma congiunta tra Università e servizio sanitario nazionale“.

Realizzare un’industria pubblica del farmaco, dei reattivi di laboratorio e dei dispositivi biomedicali, contro speculazioni e ricatti delle multinazionali farmaceutiche, coinvolgendo, anche in un quadro europeo, le strutture del servizio sanitario nazionale e quelle militari, già deputate alla produzione di farmaci.
I servizi socio sanitari per gli anziani devono includere strutture pubbliche, aperte al territorio e ai familiari, con team multidisciplinare in una prospettiva di deistituzionalizzazione – conclude il manifesto -. Ridurre le dimensioni delle Asl e dei distretti e democratizzarle attraverso il superamento della figura anacronistica e monocratica del direttore generale. Respingere le richieste di regionalismo differenziato, con particolare riferimento alla tutela della salute, attraverso il potenziamento del Servizio sanitario nazionale pubblico universalistico, equo e solidale fondato sulla fiscalità generale, come previsto dalla legge 833/78, con l’obiettivo di abolire il divario nord-sud, attraverso una regia centrale, non centralistica, che garantisca diffusione, qualità dei servizi e uniformità di accesso in tutto il Paese. Garantire nei territori forme di partecipazione, tra cui quella dei comuni, per affiancare le istituzioni nella promozione salute”.

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