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Da Coldiretti e Campagna amica centinaia di pacchi di pasta per le famiglie in difficoltà foto

Generi alimentari di prima necessità sono stati consegnati a parrocchie, associazioni e centri tra Lucca, Capannori, Viareggio, Massarosa e Camaiore

Centinaia di pacchi di pasta di filiera a grano cento per cento Made in Italy e altri prodotti di prima necessità per le mense dei poveri e i centri di distribuzione di pacchi alimentari. E’ questo il dono di Coldiretti e Campagna Amica che ha visto tra i soggetti destinatari la parrocchia San Concordio, la Misericordia di Marlia e la Parrocchia di Lammari, il Centro Ti Ascolto e Le Cinque Spighe di Massarosa, la Parrocchia Sant’Antonio da Padova e l’associazione Il Germoglio di Viareggio e l’Emporio Centocinquantatre di Torre del Lago.

Prosegue inoltre fino al 4 gennaio la Spesa sospesa nei mercati degli agricoltori che settimanalmente animano piazze e borghi della provincia di Lucca con i prodotti a km zero. La donazione di pasta è quindi un’ulteriore iniziativa attraverso la quale gli agricoltori di Coldiretti vogliono aiutare a combattere la povertà e offrire ai più bisognosi un Natale il più sereno possibile. A consegnare il carico di pasta alle due realtà provinciali che operano nel campo degli aiuti ai più bisognosi sono stati il presidente provinciale, Andrea Elmi insieme al direttore, Alessandro Corsini e al personale di Coldiretti.

Secondo una stima di Coldiretti sulla base dei dati Istat sono almeno 10 mila le famiglie con spesa media mensile per consumi pari o al di sotto della soglia di povertà relativa. “Le tante iniziative che organizziamo sono il segno tangibile e concreto della solidarietà di tante aziende agricole e di tanti cittadini che, anche in un momento delicato e difficile come quello che stiamo vivendo, non hanno mai fatto mancare presenza e sostegni. – commenta il presidente Elmi–. La pandemia negli ultimi mesi ha fatto salire il numero di nuovi poveri che hanno bisogno di aiuto anche per mangiare per effetto della crisi economica e sociale provocata dall’emergenza e dalla conseguente perdita di opportunità di lavoro. Non stiamo parlando di poveri cronici, ma di famiglie che fino a qualche mese fa erano indipendenti ed autonome e che si sono ritrovate costrette a bussare alla porta della solidarietà. Fra i nuovi poveri ci sono coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie. Il nostro obiettivo è far sì che tale esperienza non resti limitata a questa occasione ma diventi un fenomeno strutturale”.

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