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A Lucca il progetto Safe – rete per l’inclusione e la salute

Partner locale è 'Ascolta la mia voce': 18 mesi per attuare strategie e realizzare progetti che sensibilizzino sul tema della povertà e del lavoro

Nasce il Progetto Safe – rete per l’inclusione e la salute – che coinvolge 24 partner tra il Trentino e la Sicilia. 18 mesi per attuare strategie e realizzare progetti che sensibilizzino sul tema della povertà sanitaria e dell’inclusione lavorativa.

Partner a livello lucchese è l’associazione Ascolta la mia voce, l’organizzazione di volontariato (Odv) attiva fin dal 2003 nel sostegno alle persone in situazioni di vulnerabilità e nel recupero a fini solidaristici di beni usati. Ascolta la mia voce si impegnerà insieme agli altri partner a tradurre in azioni concrete quelli che sono gli obiettivi principali del progetto Safe come la coesione sociale, la crescita del benessere delle comunità e la lotta alla povertà.

Concretamente, nel portare avanti il progetto Safe, Ascolta la mia voce può contare sulla collaborazione della Cooperativa sociale Nanina e dell’Ufficio pastorale Caritas dell’arcidiocesi di Lucca.

“È un grande onore, ma anche una grande responsabilità per noi essere capofila del progetto Safe – racconta Mario Galasso, direttore della Caritas di Rimini – Abbiamo una grandissima opportunità: ampliare le nostre competenze per servire al meglio le persone che si rivolgono a noi”. Un progetto nato grazie al finanziamento del ministero del lavoro, che ha il compito di coordinare l’attività di realtà presenti in modo capillare su tutto il territorio italiano.

Realtà esperte, competenti, attive da anni per rispondere in maniera puntuale ai bisogni crescenti dei poveri sul nostro territorio. L’appello però è rivolto a tutti, dice Marco Pagniello, responsabile ufficio politiche sociali e promozione umana di Caritas Italiana: “la coesione sociale, la crescita del benessere delle comunità e la lotta alla povertà richiedono, sopratutto nella situazione attuale, la mobilitazione di tutti”.

Ad oggi sono più di 2 milioni le famiglie che vivono in condizioni di povertà assoluta, il 7,7% del totale. Non ci si può aspettare che gli enti caritatevoli da soli risolvano problemi di questa portata. Serve un intervento culturale, ed è quello che il progetto Safe si propone. Non solo rispondere ad un problema, ma sostenere progetti di reinserimento lavorativo e la sensibilizzazione sul tema della povertà sanitaria. Promuovere le reti formali e informali di azione, far diventare patrimonio comune quanto emerge dalle sperimentazione di azioni sociali innovative nei singoli contesti, utilizzare  sistemi di rendicontazione e di monitoraggio dei bisogni messi a disposizione dai vari partner coinvolti nel progetto.

Hanno aderito al progetto enti nazionali e locali, in un’ottica di sussidiarietà circolare, tra i quali: Banco Farmaceutico, Acli – Cta, Caritas Italiana. Ma non meno importanti sono tutti i partner che attraverso le loro attività e disponibilità al lavoro di squadra si fanno portavoce del progetto per rafforzare la potenza del messaggio innovativo di Safe. Il progetto sarà comunicato in rete e descriverà le attività già in essere e le storie vere di lavoratori, ospiti, volontari dei progetti in giro per l’Italia attraverso il sito internet www.progetto-safe.it e la pagina Facebook Safe – rete per l’inclusione e la salute.

Siamo tutti sulla stessa barca

Safe – è un termine inglese che significa sicuro, protetto, affidabile, descrive uno “stare bene” in relazione con gli altri , non da solo. Il logo del progetto è una firma, semplice, autografa che chiunque può imparare a fare.

Questo simbolo vuole significare che tutti le persone e gli enti partner del progetto si impegnano a testimoniare questa appartenenza reciproca, offrendo spazi accoglienti, cure, beni necessari ma anche e soprattutto tempo, ascolto, sorrisi e risposte ai problemi.

Così Safe diventa una rete, spazio di confronto e di incontro dove ognuno ha qualcosa da dire, una storia da raccontare, un aiuto da donare: l’operatore come il volontario, l’ospite come il cuoco, il direttore come il senzatetto. Un gioco delle parti, in cui non esiste chi salva e chi è salvato: siamo tutti sulla stessa barca.

Per approfondimenti: www.progetto-safe.it.

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