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Sinodo universale della chiesa, don Cerri: “Finalmente si riprende in mano il Concilio”

Il rettore della chiesa di San Giusto a Lucca: "Ho una grande speranza che si rafforzi il dialogo con il mondo e con le varie confessioni cristiane"

Sinodo universale della chiesa, riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento di don Franco Cerri, rettore della chiesa di San Giusto a Lucca.

Appena ho sentito annunciare il Sinodo a livello di Chiesa universale, a partire dalle varie comunità e diocesi, ho provato una grande gioia e speranza.
Finalmente la Chiesa riprende in mano il Concilio, che era stato messo in disparte e stava per naufragare anche per il rigurgito di un tradizionalismo, che la vorrebbe chiusa in sé stessa, mentre la Chiesa è nata per il mondo, al servizio di tutti gli uomini. Da troppo tempo assistiamo ad una parte di Chiesa che rimpiange un passato ch non c’è più.
Ho una grande speranza che il Sinodo faccia riscoprire la Chiesa come popolo di Dio, popolo sacerdotale, in cui siano ancora di più resi visibili i ministeri e i carismi, superando la mentalità di una Chiesa ancora troppo clericale. Del resto non ci vuole molto ad accorgersi quanto sia scarsa la presenza attiva dei fedeli laici. Quale incidenza hanno, proprio come laici, nelle nostre comunità? Troppo spesso sono dei delegati del clero più che corresponsabili della vita ecclesiale.
Dov’è andata a finire la presenza dei laici nella vita sociale, nella vita politica, là dove si promulgano le leggi, dove si costruisce la vita di un popolo? Dov’è andata a finire la formazione umana e cristiana degli adulti, perché siano “sale della terra” e “luce del mondo”.
Ho una grande speranza che con il Sinodo si riprenda l’amore alla Liturgia della Chiesa, così come il Concilio ce l’ha fatta riscoprire e che ormai da tanto tempo è resa appiattita, dimenticandone la ricchezza spirituale, unica capace di far vivere la Chiesa. Si vedono tante liturgie smorte, come anche papa Francesco ha fatto notare nei suoi interventi, Si vedono anche tanti abusi, che poco hanno a che fare con la Liturgia. Si nota inoltre quella voglia di tornare al passato, con la solita preoccupazione che “si è sempre fatto così”, come se l’uomo di oggi fosse l’uomo di ieri. Una liturgia archeologica non serve a nessuno.
Ho una grande speranza che il Sinodo ripensi anche al linguaggio della Chiesa nella catechesi e nell’omelia. È ancora un linguaggio ecclesialese, per gli addetti ai lavori, lontano dal modo di parlare della gente comune. Non a caso arriva con difficoltà alla gente. Si veda anche il linguaggio liturgico del Messale sia quello attuale che quello precedente. Siamo sicuri che chi ascolta, comprende?
Ho una grande speranza che siano facilitate ancora di più le relazioni tra vescovo e presbiteri, tra i presbiteri e il popolo di Dio. Ci sono ancora dei muri che dividono, troppe distanze. Eppure “uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli” (Mt 23,8). Sia un Sinodo che interpelli soprattutto la gente comune.
Infine, ho una grande speranza che si rafforzi il dialogo con il mondo, con le varie confessioni cristiane, le varie religioni.
Una Chiesa più attenta ai segni dei tempi, soprattutto in questo momento di forti tensioni sociali e politiche.
Infine voglio sperare che questo Sinodo sia come un mettere il Concilio Vaticano II nelle mani di ogni credente, a partire dai pastori della Chiesa, per farlo diventare vita per la Chiesa stessa e per il mondo.

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