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Nanina, primo bilancio sociale per la cooperativa: 150 le famiglie aiutate foto

Nel 2020 la cooperativa ha avuto 256 mila euro di ricavi

È stato presentato ieri (25 novembre) all’Emporio solidale in via Stipeti a Coselli, il primo bilancio sociale della cooperativa sociale e di comunità Nanina.

L’anno 2020 è stato per la cooperativa, nata nell’ottobre 2018, il primo anno operativo dopo alcuni mesi di assestamento e avviamento delle proprie attività. Ma è stato anche un anno particolare, dove le conseguenze della pandemia da Covid19 e le misure di distanziamento sociale hanno bloccato totalmente le attività della cooperativa, particolarmente quelle commerciali, per oltre due mesi e ne hanno fortemente ridotto il volume per molti mesi successivi.

“È stato comunque un anno importante che ha dato la possibilità agli oggetti e soprattutto alle persone di rigenerarsi e di esprimere dignità e
bellezza in una visione che pone la fragilità al centro e che vuole costruire una comunità solidale, inclusiva e attenta al bene – spiegano dalla cooperativa -. Non a caso, il bilancio si è voluto presentare nel mese di novembre in occasione degli eventi organizzati dalla Diocesi di Lucca per la quinta giornata mondiale dei poveri, una giornata dove il Papa ci invita a farsi prossimi e a stare vicini ai più fragili”.

La cooperativa Nanina nasce nel 2018 a supporto delle esperienze di economia collaborativa e civile della diocesi di Lucca a partire da quell’ecosistema solidale ambientale che l’asociazione Ascolta la mia voce insieme a Caritas ha inaugurato con Daccapo nel 2014 e che, negli anni, ha visto aggiungersi attività della sartoria di Quindi, la ciclofficina Pedala e i piccoli lavoretti di Frediano ti da una mano.

“Tutto ciò è stato possibile grazie al fondamentale partenariato pubblico privato che struttura l’esperienza di Daccapo insieme a Arcidiocesi di Lucca, Ascolta la mia voce, Quindi, Comune di Lucca e Capannori, Sistema Ambiente e Ascit – spiega la cooperativa -. Nanina porta nel proprio nome la propria missione. In Toscana, infatti, la ‘nanina’ è la gallina che nel pollaio cova le uova, anche di altri, e porta alla nascita i pulcini e proprio come lei, anche la cooperativa vuole accompagnare le persone, far crescere le idee della comunità, generare possibilità
di dignità e di relazione”.

Nel 2020, Nanina registra dei ricavi per 256 mila euro di cui 64 mila 600 euro provenienti dalle attività della cooperativa stessa e 191 mila 660 euro dai ricavi delle raccolte fondi e attraverso azioni di progettazione sociale. La voce di costo principale sono le retribuzioni (il 72,7 % del totale dei costi) e solo il 5,2 % sono i costi legati all’acquisto di materie prime.

“Questi dati sono la dimostrazione di come la cooperativa riesca a sostenere gli inserimenti lavorativi delle persone fragili in un’ottica di economia circolare e civile. Rispetto al 2019 Nanina è riuscita a aumentare il numero del personale raggiungendo 17 dipendenti – prosegue la cooperativa -. Sono stati attivati 3 tirocini formativi, 3 progetti di lavoro in comunità, 3 lavori socialmente utili e 6 inserimenti sociali. Un importante servizio con cui Nanina collabora e che è offerto primariamente grazie al servizio dei volontari dell’associazione Ascolta la mia voce è quello della distribuzione gratuita di beni alle famiglie in difficoltà socioeconomica: 150 sono le famiglie beneficiarie della distribuzione gratuita di materiale, un totale di oltre 500 persone e 72 tonnellate di rifiuti non prodotti con risparmio dei conseguenti costi di smaltimento. In un anno, sono state 200 le biciclette recuperate e 50 quelle donate a persone in
situazione di fragilità economica. Dalla lettura di questi dati emergono le linee che hanno mosso la cooperativa in questo anno non certo facile: la cooperativa ha continuato ad investire soprattutto in risorse umane; i contributi e le donazioni ricevuti hanno consentito di assorbire gli effetti negativi della pandemia; i ricavi sono abbastanza distribuiti fra i vari settori; la maggior parte dei costi serve a coprire il costo del lavoro, quindi risponde alla vocazione sociale della cooperativa; nonostante lo scenario complesso, l’attività di accoglienza della fragilità e di lavoro è molto sviluppata”.

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