Pfas nell’acqua pubblica, nuovi campionamenti del Forum Acqua Pubblica e Si-Cura
“Una eventuale chiusura di quel pozzo per realizzare interventi impiantistici idonei alla rimozione di queste sostanze si prospetta come altamente probabile per rispettare la normativa”
Troppi Pfas nell’acqua pubblica. Li ha rilevati il Forum Acqua Pubblica e Si-Cura che ha effettuato, racconta, “lo scorso 1 dicembre, nuove analisi in un laboratorio certificato, con lo scopo di verificare la presenza nelle acque potabili distribuite in rete dai pozzi di San Filippo, nel Comune di Lucca, di Pfas (acidi perfluoroalchilici denominati inquinanti ‘eterni’), già rilevati nel 2024 da Arpat nella falda sottostante all’impianto di trattamento gestito da Geal e confermato da 2 campionamenti effettuati fra luglio ed ottobre 2024 dalla associazione ambientalista Greenpeace”.
Il Forum spiega di essere tornato a “campionare quella fontana di San Filippo soprattutto perché sono intervenute importanti novità sul piano legislativo, dato che a marzo di quest’anno il nostro Governo ha emesso un decreto, convertito in legge il 18 luglio, che recepisce una norma europea in materia, da Bruxelles si è fissata una soglia ammissibile di 100 ngr lt che entra in vigore dal prossimo mese di gennaio 2026. Una somma totale fra i Pfas monitorati nel numero di 6 ma in Italia si è deciso di operare una scelta più cautelativa fissando in 20gr lt eventualmente rilevati in somma di 4 sostanze fra le 6 monitorate”.
Fornendo dati specifici, spiega poi come “Il 25 marzo 2024 Arpat rilevava quanto misurato dalla centralina MAT-P603 nelle acque di falda e cioè 94 ngr/lt del solo acido perfluorobutanoico (PFBA), mentre Greenpeace rilevò 54,1 ngr/lt a luglio e 22,7 ngr/lt ad ottobre nelle acque distribuite dalla fontana lato chiesa di San Filippo dopo un trattamento a carboni attivi. I dati furono oggetto di una discussione pubblica arrivata in Consiglio Comunale di Lucca tramite la Commissione competente: in quel frangente, il gestore fornì rassicurazioni generiche circa la produzione di analisi, i cui risultati a tutt’oggi non sono mai stati resi pubblici”.
Nei dati rilevati in laboratorio sugli ultimi campioni, elaborati il giorno 11 dicembre, “è emerso – spiega ancora il Forum – come vi siano 25,1 ngr lt di Pfas totali ( fra i 6 normati) e di 30 ngr rilevabili fra i presenti, abbiamo inoltre riscontrato una concentrazione di 117 ngr lt di TFA che in realtà sono Pfas a catena corta, oggetto ancora di valutazione da parte della scienza e presenti a causa della degradazione degli acidi a catena lunga, ma soprattutto grazie all’uso di prodotti impiegati in agricoltura.
Ci è parso necessario verificare la situazione perché una eventuale chiusura di quel pozzo per realizzare interventi impiantistici idonei alla rimozione di queste sostanze si prospetta come altamente probabile visto che si dovrà per forza rispettare la normativa. Mentre siamo a rendere conto del nostro lavoro condividendolo con la cittadinanza, esprimiamo una forte preoccupazione per questa situazione e siamo a richiedere ancora una volta l’assunzione di responsabilità Istituzionale come quella svolta egregiamente dalla Agenzia Arpat a suo tempo. Chiediamo che vengano fornite informazioni di dettaglio a conferma o smentita di quanto riportiamo, sapendo che quanto vergato da Arpat è una informazione Istituzionale ed altamente qualificata, puntuale, difficilmente contestabile.
Sarà nostra cura nei prossimi giorni formalizzare quanto comunicato attraverso una specifica richiesta di chiarimenti alle Istituzioni ed Agenzie responsabili in materia di salute pubblica ed ambientale”.


