Stazione di Posta, l’attivista: “Quando si avviano progettualità sociali, la partecipazione di abitanti e attività è necessaria”
Pera: “La città avrebbe bisogno anche di un ulteriore dormitorio, capace di integrare l’offerta esistente e di garantire una risposta più ampia al bisogno abitativo di emergenza”
“Una sola persona che dorme in strada rappresenta la più grande sconfitta sociale di questa città”. Lo dice l’attivista su temi sociali Nicola Pera, parlando della Stazione di Posta a Sant’Anna di Lucca.
“Negli ultimi giorni – racconta – alcuni commercianti di Sant’Anna hanno espresso preoccupazione e disappunto per la presenza, nei dintorni della struttura, di alcune persone ritenute moleste. Si tratta di un malessere comprensibile, soprattutto se si considera che su progetti sociali di questo tipo manca un passaggio fondamentale: il coinvolgimento reale del quartiere. Quando si avviano progettualità sociali per rispondere a bisogni complessi, la partecipazione degli abitanti e delle attività non è un dettaglio, ma una fase necessaria della progettazione. Informare il territorio, spiegare il funzionamento del servizio, ascoltare dubbi e proposte dei residenti è parte integrante della costruzione di una convivenza sostenibile. In questo senso appare difficile comprendere perché l’amministrazione attuale non abbia lavorato sulla partecipazione del quartiere.
Esperienze consolidate in molte città dimostrano che una convivenza equilibrata è possibile. In diversi contesti italiani ed europei, i dormitori hanno trovato un rapporto positivo con il territorio circostante: spesso i cittadini diventano volontari di quartiere, supportando le attività e contribuendo a creare relazioni più stabili tra servizio e comunità locale. Perché questo avvenga servono però criteri di gestione chiari. È necessario definire regole precise per l’accesso, la permanenza e la presenza negli spazi circostanti, oltre a garantire un presidio costante da parte degli operatori. Allo stesso tempo l’amministrazione deve vigilare affinché tali criteri vengano rispettati e che il servizio funzioni davvero come presidio sociale.
È importante evitare una demonizzazione del fenomeno. Le persone senza dimora non rappresentano una realtà uniforme e spesso dietro queste situazioni ci sono percorsi molto diversi. Non a caso molti utenti dei dormitori lavorano, ma svolgono occupazioni povere e precarie che non permettono di sostenere il costo di un affitto. In questi casi il dormitorio diventa una risposta temporanea a una fragilità economica che riguarda sempre più persone. Eppure i dormitori rappresentano presidi fondamentali. Offrono una risposta a bisogni primari – come un posto sicuro dove dormire – e allo stesso tempo costituiscono anche presidi di legalità, perché permettono di intercettare situazioni di marginalità prima che degenerino.
Nel caso di Lucca, inoltre, il tema non riguarda solo la gestione delle strutture esistenti, ma anche la loro insufficienza. I posti disponibili non riescono ad accogliere tutte le persone senza dimora presenti sul territorio e non garantiscono una rotazione adeguata. Durante l’inverno diverse persone continuano a dormire all’aperto e ogni anno almeno una decina rimane esclusa dal servizio. Nei periodi più freddi, le persone intenzionate ad accedere al servizio attendono ore all’esterno, dal primo pomeriggio alla sera, con il fine di accaparrarsi il posto. Inoltre, non è possibile che l’amministrazione di turno decida arbitrariamente quando inizi l’emergenza, per esempio escludendo i mesi di ottobre e novembre, lasciando decine di persone al freddo.
Per questo la città avrebbe bisogno anche di un ulteriore dormitorio, capace di integrare l’offerta esistente e di garantire una risposta più ampia al bisogno abitativo di emergenza. Ma una nuova struttura – come qualsiasi intervento sociale – non può prescindere da un percorso serio di informazione, partecipazione e coinvolgimento della comunità locale, dei cittadini. Solo così si può costruire una convivenza reale tra sociale e territorio, evitando tensioni e trasformando quelle che oggi appaiono come criticità in opportunità di solidarietà e coesione sociale”.


