Il territorio sotto la lente d’ingrandimento: prende forma il nuovo piano urbanistico

Il massimo delle conoscenze attuali organizzate in una piattaforma informatica evoluta: il lavoro per il piano operativo ha iniziato il suo iter di approfondimento in commissione urbanistica

I dati sono il vero patrimonio di ogni Comune. E quando sono ordinati, messi in relazione, leggibili e utilizzabili, allora diventano conoscenza. È in corso una rivoluzione silenziosa a Lucca, che determinerà un metodo nuovo di lavoro per gli uffici e una maggiore autonomia per professionisti e cittadini grazie a una piattaforma informatica evoluta di facile consultazione.

Un lavoro enciclopedico, che mette in rete tutte le informazioni più aggiornate sul territorio comunale, dalla morfologia dei terreni alle tipologie edilizie esistenti, le georeferenzia su carta e le interseca alle prescrizioni e alle limitazioni della normativa. Sono state rilevate nel dettaglio 90mila unità volumetriche e 43mila edifici di cui 27mila, il 64 per cento, con foto. E ancora, tra gli altri studi: simulazioni di esondazioni del reticolo minore, carta della magnitudo idraulica, proiezioni di stabilizzazione delle frane attive o quiescenti.

È il quadro conoscitivo del piano urbanistico che l’amministrazione Tambellini vuole portare all’attenzione del consiglio comunale per l’adozione in primavera e che dallo scorso 12 novembre ha iniziato il suo percorso di condivisione tra i consiglieri della commissione competente. Presenti, a ogni seduta, i tecnici che stanno lavorando in stretta collaborazione con l’ufficio di piano ‘capitanato’ dall’ingegnere Antonella Giannini, responsabile unico del procedimento.

“Questo piano – sottolinea l’assessora all’urbanistica Serena Mammini – non è uno strumento confezionato altrove, lontano dalle professionalità interne all’ente che concretamente dovranno utilizzarlo. Il quartier generale di questo lavoro, così come quello del piano strutturale prima, è in via della Colombaia. Il piano operativo è una sorta di tavolo da gioco, una base di riferimento per altri settori della vita di un Comune, come i lavori pubblici, l’edilizia privata, l’ambiente, la protezione civile. Ecco perché è importante che sia da subito familiare, soprattutto ai dipendenti dell’ente, per essere usato”.

E la tecnologia fa e farà la sua parte: in tempo di pandemia e smart working, infatti, l’ufficio di piano e i professionisti del coordinamento scientifico hanno potuto continuare a lavorare ‘insieme’, sebbene a distanza, grazie a un cloud avanzato su una base open source, la stessa che utilizza la Regione Toscana. Un’infrastruttura informatizzata con un grado di dettaglio esatto, che ha permesso una migliore definizione del disegno del piano. Interrogabile per ogni punto del territorio, una sorta di Google Maps che, incrociando i dati raccolti, con pochi clic sarà in grado di dire con precisione a chi la consulta le possibili trasformazioni urbanistiche della zona d’interesse.

Non solo: i dati definitivi via via inseriti in corso d’opera sono divenuti immediatamente disponibili per tutto il Comune, patrimonio condiviso per pianificare sia il territorio, sia le azioni di protezione civile – si pensi all’importanza di carte come quella della pericolosità idraulica, geologica o sismica per rispondere a un’emergenza. Indagini che hanno ulteriormente approfondito quelle condotte per il piano strutturale del 2017, anche in ottemperanza di un mutato scenario normativo di riferimento, come la nuova legge regionale 41/2018, Disposizioni in materia di rischio di alluvioni e di tutela dei corsi d’acqua.

Le più significative sono state presentate nel corso di una recente commissione urbanistica dall’ingegnere idraulico Paolo Barsotti e dai geologi Alessandro Paoli e Paolo Sani: conferme della fragilità del territorio lucchese e dei delicati equilibri da ricercare e mantenere. È stato stimato, infatti, che il 42,9 per cento delle colline è a rischio frana; così come il 44,2 per cento della pianura è a rischio alluvione. Fenomeni che sono stati letti in rapporto all’abitato, al costruito, al territorio urbanizzato così come è stato perimetrato dal piano strutturale.

Perché più le conoscenze sono dettagliate, più aumentano le possibilità di trasformare, in sicurezza, un territorio in gran parte soggetto a restrizioni e vincoli, anche paesaggistici. “Solo pochi anni fa – osserva l’assessora Mammini – i piani urbanistici erano sinonimo di nuova edificazione. Il nostro lavoro invece va nella direzione della cura e della manutenzione del territorio, della conoscenza che diventa azione ragionata e prevenzione, quando possibile, degli effetti di fenomeni atmosferici impattanti come, per esempio, un movimento franoso o un’esondazione. L’attenzione è alta, specie in una fase storica delicata come questa, segnata da una pandemia e da forti cambiamenti climatici. Per una politica che voglia essere ben fatta, conoscere è imprescindibile. Questo non significa che tutto sarà lasciato com’è, anzi: vogliamo migliorare la vivibilità del territorio e confermare la previsione delle nuove e irrimandabili infrastrutture”.

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