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I casi dell’ispettore Felicino: quando il muletto può essere mortale foto

Erano giorni torridi ed era impossibile camminare per strada nelle ore calde della giornata.
Felicino, sarebbe stato volentieri a mollo in qualunque “buca” piena d’acqua, invece l’unico bagno che stava facendo, era di sudore.
C’era stato un gravissimo infortunio: un operaio, alla guida di un muletto, era morto.
Gli tornarono in mente le parole del procuratore: “Ispettore voglio un’indagine che faccia scuola nella materia, visto che nell’ultimo anno ci sono stati, nel nostro comparto, quattro infortuni mortali, sempre per rovesciamento di muletti”.
L’azienda, dov’era successo l’incidente, stava automatizzando le linee produttive, col risultato di una maggiore produzione e di una velocizzazione della movimentazione del prodotto con i muletti.

L’ispettore, dopo la verifica del percorso del muletto, effettua un controllo sia nel sistema di presa e sollevamento del carico che nella struttura e accessori di sicurezza. Infine, interroga i lavoratori presenti al momento dell’incidente.
Emerge con chiarezza che l’infortunio si è verificato per un errore di manovra, che ha portato al ribaltamento del muletto, peraltro privo della cintura di sicurezza
durante l’incidente, l’operaio sbatteva la testa contro le strutture metalliche dell’abitacolo, subendo lesioni letali.
Il titolare, rimasto nei paraggi, ad un certo punto dice: “Purtroppo l’incidente si è verificato per un errore del carrellista nel fare una manovra”.
Felicino non sembra ascoltarlo. Allora l’uomo cerca di captarne lo sguardo e un eventuale indizio di assenso alla sua affermazione, per cui continua: “Povero operaio, un destino crudele il suo. L’urto a terra gli è stato fatale”
A quel punto, l’ispettore, lo guarda in viso e fa: “L’operaio è morto perché ha sbattuto la testa contro le strutture del veicolo, com’è evidenziato dalla presenza di tracce di sangue nella parte anteriore del tettuccio. Il corpo, dunque, non ha mai impattato con il terreno. In tale situazione, ha avuto rilievo la mancanza della cintura di sicurezza”.
Il titolare, associando la carenza ad un suo coinvolgimento, cerca una giustificazione e di rimando, quasi balbettando, dice: “Il mezzo era sicuro, perché era nuovo, come l’ho acquistato”. dopo aver ripreso fiato, col sudore in volto per il caldo afoso, cerca di spiegare che l’urto mortale con il capo poteva essere la conseguenza dell’eccessivo peso dell’operaio. Di giustificazioni Felicino, negli anni ne aveva sentite tante, ma questa, pur nel dramma, sembrava una barzelletta.
Alla fine, fece presente che il conducente non indossava il casco, che l’avrebbe protetto dall’urto, ma che incombeva, comunque, sul datore di lavoro l’obbligo di dotare il mezzo di un sistema di ritenzione.

L’ispettore Felicino sta arrivano a Lucca. Se vuoi conoscerlo personalmente l’appuntamento è per sabato 7 ottobre alle 17 all’auditorium della Fondazione Banca del Monte in piazza San Martino, 2.

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