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Piano cave, più garanzie per i lavoratori

cave sulle ApuaneConiugare sviluppo e ambiente, salvaguardare l’economia e i livelli occupazionali, dare regole certe ed omogenee per tutti i distretti coinvolti, fotografare la realtà del settore cave in Toscana e registrare il fabbisogno su scala regionale per i prossimi venti anni. Sono questi i pilastri della proposta di adozione del piano cave per la Toscana arrivata sul tavolo delle commissioni Territorio e Sviluppo economico, rispettivamente guidate dai consiglieri Pd Stefano Baccelli e Gianni Anselmi. Il corposo documento è stato illustrato questa mattina (21 marzo), nel corso di una lunga seduta cui seguirà la fase di concertazione e di analisi per poi arrivare al voto del Consiglio entro giugno prossimo.

La proposta ha come obiettivo anche quello di mettere fine a un periodo di “incertezze” e “coni d’ombra”. Si tratta infatti, come ha rilevato l’assessore regionale Vincenzo Ceccarelli, di una “operazione di trasparenza e verità. Abbiamo messo a punto una griglia di regole non vessatorie e uniformi per tutto il territorio. Lo abbiamo fatto per rispondere alle esigenze del settore che chiedeva interventi anche sul fronte del fabbisogno e degli obiettivi di produzione, calcolati e proiettati su venti anni, anche se pure ogni 5 anni potranno essere aggiornati come previsto dalla normativa regionale” (articolo 8 della legge 35/2015, ndr).
Il documento all’esame delle commissioni consiliari ha avuto un “lungo iter di concertazione con tutti i portatori di interesse". “È stato condiviso con parti sociali, sindacati, amministrazioni locali e mondo imprenditoriale”. "Pensiamo – ha continuato – Ceccarelli che sia una proposta molto avanzata, in grado di dare certezze e di mettere ordine all’interno di un settore rilevante per la nostra regione”. Lo sforzo della Giunta è stato quello di “coniugare la sostenibilità sociale, economica e ambientale”. “Pensiamo di aver raggiunto l’equilibrio ideale. Certamente il lavoro delle commissioni e del Consiglio, con eventuali modifiche, non farà che arricchire questo strumento che già accoglie molte delle istanze avanzate dai territori”. E tra queste richieste, Ceccarelli ha ricordato la necessità di mantenimento del livello occupazionale. “Maggiore sostenibilità ambientale non significa minore occupazione. Sono facce di una stessa medaglia”, ha concluso.
Le “regole certe” individuate dalla Giunta toscana sono un “obiettivo fondamentale” per il presidente della commissione Territorio, Stefano Baccelli: “Indirizzi uniformi sono nell’interesse delle attività produttive prime e della tutela ambientale poi”, ha detto, ricordando che il settore “fino ad oggi non aveva regole o piuttosto erano divise tra tanti strumenti di pianificazione e tante discipline. Un labirinto tale da non consentire una programmazione industriale certa”. Anche la simulazione del fabbisogno sui prossimi venti anni ha convinto Baccelli. “Il lavoro fatto è imponente, arriva a toccare e rilevare una nuova geografia delle aree estrattive”, ha detto citando la fotografia scattata: delle 640 presenti sulla carta (circa 20mila ettari di territorio toscano) tra cui “molte non attive né attivabili, altre superate da vincoli”, ne sono state cassate oltre 230. “Quanto registrato – ha concluso il presidente – non è l’ideale, ma la realtà con prospettive di miglioramento rispetto al concetto di sostenibilità ambientale coniugato allo sviluppo economico, sociale e occupazionale”.
“Siamo nelle condizioni di valutare come l’economia circolare può aiutarci a non disperdere posti di lavoro e a limitare l'impatto dell’attività estrattiva sui territori. Proviamo ad usare il Piano Cave per dare sostanza al modello economico del riciclo”, ha osservato il presidente della commissione Sviluppo economico, Gianni Anselmi. “Senza sognare il chilometro zero tra estrazione e produzione, è auspicabile una distrettualizzazione, soprattutto sulle materie prime seconde”, ha spiegato anche ricordando la “spinta che c’è a chiudere i cicli di rifiuti sui territori, in particolare speciali e industriali”. La “riflessione seria da avviare”, per il presidente della commissione, dovrebbe portare a “limitare la produzione di inerti allo stretto necessario”. E continuando la sua riflessione, Anselmi ha parlato di un comparto “oggetto di pregiudizi stratificati nel corso degli anni, che riguardano l’impatto sul paesaggio, ma anche il sistema logistico, della mobilità e dei riflessi sui cittadini”. Per Anselmi, la proposta di adozione del Piano potrebbe essere occasione per “creare filiere” e tentare di “limitare quanto più possibile, proprio attraverso la pianificazione, la movimentazione del materiale estratto”. Per il vicepresidente della commissione Territorio, Giacomo Giannarelli (M5S) “siamo, forse, sulla strada giusta. Apriamo una fase molto importante per il Consiglio, con l’obiettivo di chiudere questa partita nei tempi stabiliti”. Giannarelli ha ricordato la fase dedicata alle audizioni che si aprirà nelle prossime settimane: “Avrò cura di incontrare personalmente sul territorio i diversi soggetti interessati per ascoltare istanze e necessità”. L’attività estrattiva non riguarda solo il distretto Apuo Versiliese, ha ricordato, “si parla di cave dall’Isola d’Elba a Grosseto. C’è tanto bisogno di lavoro. Mi sembra ci siano condizioni positive per scrivere un buon documento e per dare pari dignità alle tre sfere della sostenibilità: economica, ambientale e sociale”.
Fuori dal coro degli apprezzamenti il capogruppo Sì-Toscana a sinistra, Tommaso Fattori: “Bene che ci si ponga l’obiettivo di scrivere regole certe per tutti e per superare coni d’ombra immensi. Pare però che il concetto di sostenibilità sia completamente schiacciato sulla dimensione economica”. A detta di Fattori, infatti, il Piano “ha recepito tutte le richieste del mondo del marmo, compresa quella di una percentuale molto bassa di blocchi e lastre rispetto ai cosiddetti derivati”. La quota dovrebbe assestarsi intorno al 30 per cento, “ma potrà scendere al 20 se la di munizione comporterà aumento di lavoro”, ha spiegato.
Per la capogruppo della Lega, Elisa Montemagni, “molto studio c’è da fare. Come spesso accade in questa regione, anche sul tema cave siamo estremamente in ritardo. Il settore è certamente importante, ma lo è anche l’ambiente”, ha continuato assicurando un approccio approfondito alla proposta per “sanare eventuali criticità e per riuscire a bilanciare l’attività antropica con il paesaggio”.

Ultima modifica ilGiovedì, 21 Marzo 2019 18:18

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