Libellula: con pirogassificatore Kme aumentano emissioni

Con la realizzazione del pirogassificatore a Kme aumenterà la produzione di rame e quindi le emissioni. E’ il teorema del movimento La Libellula che prende di nuovo la parola sull’ipotesi del nuovo impianto per lo stabilimento di Fornaci di Barga, dopo le puntualizzazioni della Cisl. “Si torna a parlare – attacca il comitato – del fantomatico accordo a tre Kme-Cartiere-Regione per la realizzazione del pirogassificatore a Fornaci di Barga; questa volta a sussurrare la buona novella è il sindacato che finora si è maggiormente distinto per le sue doti di inginocchiamento ai vertici aziendali, ovvero la Uil, dalla viva voce del responsabile Area Nord Toscana, Giacomo Saisi”.

“Apprendiamo innanzitutto che questo accordo, di cui finora nessuno sa nulla incluso il sindaco Bonini – va avanti la nota -, verrà illustrato e presentato dall’azienda a tutti i lavoratori e alle loro famiglie; ora se questo verrà davvero fatto, ci auguriamo che all’evento siano invitati non solo i soggetti indicati, ma tutta la cittadinanza, Libellula inclusa, nell’ottica di trasparenza e collaborazione che l’azienda ha sempre promesso e che la Libellula da parte sua ha dimostrato con l’incontro del 22 gennaio e l’ampio spazio riservato all’ad Pinassi. Detto questo, siamo un po’ stanchi di sentir ripetere sempre le stesse litanie, peraltro da parte di soggetti che dovrebbero rappresentare i lavoratori difendendone i diritti e le condizioni di lavoro (tra cui quelle di salute) anziché riportare pedissequamente le posizioni dei vertici aziendali. Si continua a martellare il solito argomento dei costi energetici – prosegue La Libellula -, quando questo è smentito dalla nuova normativa sugli energivori che ha dato a Kme proprio lo sconto di 2 milioni di euro che Pinassi aveva richiesto meno di un anno fa e che, parole testuali sue era ciò che rendeva la fabbrica meno competitiva rispetto ai concorrenti tedeschi. Si parla poi dello specchietto per le allodole del centro ricerche destinato alla ricerca sull’economia circolare: invitiamo a leggere a riguardo il documento della Commissione Europea The Role of Waste-to-Energy in the Circular Economy per capire che il ruolo dell’incenerimento nell’ambito dell’economia circolare è del tutto residuale e “deve essere ridefinito per assicurare che un aumento del riciclo e del riuso non sia ostacolato e che sia evitata una sovra capacità per questo tipo di trattamento”; sovra capacità che abbiamo già dimostrato coi numeri nel caso di concorrenza col vero progetto di economia circolare per il pulper di cartiera, ovvero l’Ecopulplast. Ma il ritornello che riecheggia maggiormente riguarda la supposta tecnologia di avanguardia del 2018 del moderno inceneritore/pirogassificatore contrapposta al vecchio forno fusorio a gas Asarco”.
Qui il nocciolo delle osservazioni del Movimento: “Ora a quanto ci risulta – prosegue La Libellula -, il progetto pirogassificatore prevede un contestuale forte aumento della produzione di rame di circa 30.000 tons rispetto ai livelli attuali, quindi contrapporre le due cose non ha alcun senso; questo porterà inevitabilmente anche a un aumento delle emissioni di fonderia, che poi siano realizzate con forno elettrico o a gas, non ci si venga a raccontare che le emissioni nocive sono quelle del metano. Per quanto riguarda poi la salubrità dei moderni impianti di incenerimento essa non è mai stata dimostrata; anzi, come certifica un dossier dell’Isde(Associazione medici per l’ambiente), la maggiore efficacia dei sistemi di abbattimento delle emissioni in atmosfera determina semplicemente il trasferimento degli inquinanti dai fumi alle ceneri pesanti e leggere, che vanno comunque smaltite in discariche speciali; l’incenerimento, moderno quanto si vuole, non è una pratica magica che sfugge alla antica legge di conservazione della massa e quindi ogni chilo di rifiuti che entra è pari a un chilo che esce o come ceneri o come fumi e anzi molte sostanze che in entrata sono relativamente inerti, tramite i processi di combustione spesso si trasformano in sostanze tossiche. Ricordiamo poi un’altra caratteristica micidiale dei moderni inceneritori ovverosia la maggior temperatura di funzionamento che si accompagna alla maggior produzione di particolato ultrafine (inferiore a circa 0.1 micron di diametro) che non può essere per sua natura filtrato né rilevato dagli strumenti e quindi controllato a norma di legge e che rappresenta un pericolo micidiale per la salute come dimostra, tra gli altri, la rassegna del professor Vyvyan Howard, patologo di fama mondiale, “Particulate Emissions and Health – Proposed Riganskiddy Waste-to-Energy facility, che riportando decine di studi sul tema, spiega come queste nanoparticelle abbiano la capacità di penetrare la parete alveolare e entrare così a contatto col sangue e con tutti gli organi del corpo umano provocando stress ossidativo, infiammazione e per questa via una serie di patologie respiratorie e cardiovascolari. Che l’azienda dunque mostri il suo progetto a tutti e soprattutto dimostri l’infondatezza di questi timori se ci riesce, in un contesto già gravato da sfavorevoli condizioni orografiche e epidemiologiche comprovate; da parte nostra, il movimento ha già iniziato l’opera di volantinaggio per informare la popolazione di questo accordo a tre, per ora non smentito da nessuno, e sta intraprendendo diverse azioni sia rivolte al monitoraggio della qualità dell’aria che al controllo dello stato di salute della popolazione in Media Valle, che vi descriveremo prossimamente, sempre nell’ottica di un’azione informata e scientifica e lontana dai discorsi di pancia o dall’ambientalismo da tastiera di cui siamo stati accusati”.

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