Libellula: “Kme, da Regione mozione discutibile”

Dopo l’approvazione (a larga maggioranza) del consiglio regionale della mozione in merito al piano di rilancio dello stabilimento di Fornaci di Barga, annunciato da Kme Italy e comprendente il progetto di auto-produzione di energia elettrica (leggi qui), La Libellula interviene sulla questione. Il movimento critica la mozione dichiarando che “ci saremmo aspettati una posizione meno generica e più coraggiosa a tutela di una Valle del Serchio che già si trova in una delicata situazione sanitaria e ambientale”.

“Lo scorso 18 aprile – commenta La Libellula – è stata presentata in Regione una mozione a firma Pd da parte dei consiglieri Giovannetti e Baccelli in merito al piano di rilancio dello stabilimento Kme di Fornaci di Barga; questa mozione impegna la giunta regionale ad attivarsi “una volta presentato il piano di rilancio… per avviare le necessarie verifiche ambientali e sanitarie, ai fini di una corretta valutazione circa l’inserimento di nuovi impianti di produzione elettrica sul territorio”, chiara allusione al discusso pirogassificatore, citato peraltro nella mozione stessa diverse volte; essa è stata approvata anche col voto delle opposizioni, con l’unica eccezione di Si Toscana a Sinistra e FdI; persino il Movimento 5 Stelle, che aveva presentato una mozione per “scongiurare qualsiasi ipotesi di incenerimento in quell’area” poi bocciata, ha votato favorevolmente richiamandosi a un discutibile concetto di “senso di responsabilità”.
“Questo provvedimento ci invita a fare diverse riflessioni – proseguono -. In primo luogo, qual è il suo vero significato e la sua vera utilità? Le necessarie verifiche ambientali e sanitarie non sono già un obbligo di legge per un progetto di questa portata tramite valutazione di impatto ambientale? La via per sua definizione deve individuare, descrivere e stimare tutti gli impatti diretti e indiretti che un progetto può avere su uomo, fauna, flora, suolo, acqua, aria e clima, che cosa aggiunge dunque questa mozione? Qualsiasi chiarimento è naturalmente gradito. Ci sono poi una serie di concetti coi quali non concordiamo e che in alcune parti ricalcano le motivazioni dubbie portati avanti dall’azienda. Nelle premesse si definisce il pirogassificatore come un “impianto che permette di produrre energia rinnovabile da materiale organico”; definire energia rinnovabile quella prodotta con incenerimento/gassificazione di scarto di pulper ci pare azzardato: se infatti andiamo a leggere la fonte normativa di riferimento, cioè la direttiva 2001/77/CE sulla promozione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili, per energia rinnovabile si intende quella derivante da fonti energetiche non fossili (eolica, solare, geotermica) oppure dalle biomasse definite come la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani; come si possa far rientrare lo scarto di pulper, composto in maggioranza da plastiche miste e metalli, in questa definizione, onestamente ci sfugge. Viene ribadito in più parti nel testo il trito concetto della competitività sui costi energetici tanto caro a Kme, senza mai ricordare come le aziende energivore beneficino dal primo gennaio di uno sconto enorme in bolletta energetica che le pone in posizione assolutamente competitiva con le altre nazioni europee, sconto che le famiglie pagheranno con dei rincari non indifferenti, come afferma anche il Sole 24 Ore. Che la competitività, se non la sopravvivenza stessa, di un’azienda che produce rame debba dipendere dalla realizzazione di un impianto di smaltimento di rifiuti è anacronistico e dovrebbe anzi essere fonte di preoccupazione proprio per i partiti, inclusi quelli di minoranza, che hanno votato questa mozione anche richiamandosi alla difficile condizione occupazionale dell’area”.
“Si rileva – continua la Libellula – che l’amministrazione di Barga starebbe procedendo tramite installazione di una centralina Arpat a un “monitoraggio costante e una fotografia precisa dello stato attuale dell’inquinamento ambientale”: in realtà tutto quello che abbiamo è una centralina mobile che farà 4 rilievi stagionali da 15 giorni l’uno, assolutamente insufficienti a uno scopo simile, dato che la stessa Arpat dice che per avere una trattazione statisticamente significativa dovrebbero essere rilevati almeno 300 giorni nell’arco di un anno; l’installazione di una centralina fissa a Fornaci come era presente fino al 1998 è stata del resto più volte esclusa, data la concomitante presenza di quella di Fornoli. Si dice in una considerazione che “la Regione intende sostenere iniziative e progetti in tema di economia circolare… anche promuovendo l’attivazione di procedure tecnologicamente avanzate che consentano il trattamento e il recupero degli scarti di lavorazione…nello specifico, il tema dello smaltimento e del riutilizzo degli scarti di pulper di cartiera costituisce un tema sul quale è necessario investire in processi innovativi e soluzioni avanzate”. Anche questo accomunare il progetto Kme al concetto di economia circolare non ha alcuna ragion d’essere. L’economia circolare pone l’incenerimento all’ultimo posto nella gerarchia, tanto più per un rifiuto come lo scarto di pulper evitabile a monte con la prevenzione tramite una migliore educazione alla raccolta differenziata e un maggiore ecodesign dei packaging, specialmente quelli misti carta-plastica, e riciclabile a valle con progetti di trattamento a freddo come il Life-Ecopulplast, quello sì espressione di una tecnologia avanzata; concetti ribaditi tante volte ma che non sembrano albergare nella mente dei nostri lungimiranti politici, alcuni dei quali, come gli autori di questa mozione, nemmeno erano presenti il 22 gennaio per informarsi su quelli che sono i rischi e le alternative alla santa pratica dell’incenerimento”.
“In conclusione, mentre ci sfugge la concreta utilità di questo atto – concludono – pur ammirevole nelle intenzioni che esprime nella sua parte finale, non ci sfugge il fatto che vengono in esso riproposti concetti quantomeno discutibili e in alcune parti sovrapponibili a quelli esposti dall’azienda nei suoi precedenti comunicati; ci saremmo invece aspettati una posizione meno generica e più coraggiosa a tutela di una Valle del Serchio che già si trova in una delicata situazione sanitaria e ambientale. L’impressione finale è che questo testo un po’ gattopardesco dica tutto per non dire niente”.

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