Gli angeli della Riabilitazione di Barga nel libro di Mandriota foto

Presentazione all'ospedale San Francesco

In occasione della Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità,  ieri (3 dicembre) all’ospedale San Francesco di Barga è stato presentato il libro di Fulvio Mandriota Una storia diversa. L’evento è organizzato dalla commissione pari opportunità e dal Comune di Barga in collaborazione con l’Asl Toscana nord ovest e con la Fondazione Ricci.

Si tratta di un libro autobiografico in cui Mandriota, per molti anni amministratore in istituzioni della Valle del Serchio e adesso presidente della Pro Loco di Coreglia, ripercorre la sua vita “diversa” a causa della poliomielite, contratta a poco più di un anno di età mentre si trovava a Napoli, la sua città natale, dove la malattia negli anni ‘40 era molto diffusa.

“Questo libro – ha evidenziato il sindaco di Barga Caterina Campani – ci tocca da vicino e ci emoziona, soprattutto nella parte in cui Fulvio descrive la sua esperienza all’interno della Riabilitazione del nostro ospedale, vera e propria eccellenza del territorio. La partecipazione attiva a questa presentazione delle terapiste che lo hanno seguito durante la sua permanenza nel reparto è la conferma che, oltre all’assistenza e alle cure, nella struttura di Barga l’aspetto umano rappresenta un autentico valore aggiunto. Grazie, quindi, a Mandriota per aver raccontato di noi e di un servizio che la nostra comunità può apprezzare quotidianamente”.

Alla presenza, tra gli altri, della referente sanitaria degli ospedali della Valle del Serchio Romana Lombardi il libro è stato illustrato dalla presidente della Commissione Pari Opportunità del comune di Barga Sonia Ercolini, che in una conversazione con l’autore ha fatto emergere i temi trattati nei vari capitoli, anche grazie all’aiuto delle terapiste Valeria e Carla, che si sono prestate a leggere alcuni passi significativi.

Sonia Ercolini ha sottolineato che la data della presentazione non è stata scelta a caso: il tema dei diritti delle persone con disabilità deve essere affrontato e approfondito e questo testo può aiutare a farlo. Il luogo in cui si è svolto l’evento, la sala riunioni dell’ospedale San Francesco, è inoltre legato a quello che Mandriota scrive nell’ultimo capitolo, dedicato agli “angeli del bene” che ha incontrato nella sua vita in ambito sanitario e soprattutto  a coloro che lo hanno seguito nell’ultima parte del suo percorso riabilitativo proprio a Barga.

La coordinatrice dei tecnici di riabilitazione ospedaliera di Barga Maresa Andreotti ha poi ringraziato Mandriota per come ha raccontato la sua esperienza e per aver scelto di presentare per la prima volta Una vita diversa proprio in questa sede.

All’inizio del libro l’autore racconta della madre Mea, donna di grande coraggio, del padre Dino, forzatamente assente, e del fratello Adriano, presenza costante, il cui apporto è  stato fondamentale nella vita di un bimbo reso “diverso” dalla malattia  (“Se io avessi avuto il vaccino…”). Mandriota parla delle prime tappe di una “via crucis”: la sua sofferenza, in una Napoli segnata da migliaia di casi di poliomielite, legata a vari interventi chirurgici subiti e a un adattamento graduale alla solitudine: “Io almeno ho salvato la pelle ma non il fisico e le gambe”.

Fulvio scopre quindi la propria diversità rispetto ai compagni di scuola, ma anche la sua forza di volontà, che gli fa superare gli ostacoli. Da qui nasce il forte messaggio lanciato nel libro: il portatore di handicap fisico deve poter vivere la propria situazione non come una colpa, in una società dove la diversità è ancora intesa come la negazione di una identità. “La società in questo ambito non è  mai stata coraggiosa – dice Mandriota -. In Italia ci sono 4 milioni e mezzo di disabili, persone che dovrebbero essere aiutate e soprattutto integrate. Questo invece non avviene. Non si capisce che dietro una carrozzina c’è una risorsa importante”.

Segue il racconto nel libro, molti anni dopo, del “primo sbocciare” di una vera coscienza politica, che lo porta poi a ricoprire ruoli di primo piano a livello amministrativo. Tra tutte queste esperienze si inserisce, dopo il suo ritorno in Toscana, a Ghivizzano, il continuo rapporto con gli operatori sanitari. Sono questi, appunto, per il loro camice, gli “angeli bianchi” e, per la loro azione risanatoria, gli “angeli del bene”.  Grazie a loro Fulvio riesce sempre meglio, sia pur con difficoltà, a camminare. E sulla struttura di Riabilitazione di Barga ricorda di aver “vissuto bene” lì, di aver potuto “capire la scienza riabilitativa” in un “luogo di sofferenza ma anche di speranza” e in un “reparto di grande valore”.

Sono, queste, le ultime riflessioni dell’autore, che si legano alle pandemie odierne “quando l’azione sempre più dissennata degli uomini lascia sviluppare o risvegliare vecchie-nuove malattie da cui sarà sempre più complicato ripararsi e crea una società sempre più disumana di violenza sulla natura e di grande solitudine sociale legata all’ipertrofia social del web”.

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