La maschera di Cavour diventa 3D: storia e futuro uniti al Museo Lera di Coreglia
Tramite la tecnica della fotogrammetria digitale, è stato riprodotto il calco realizzato nel 1861 dal figurinaio coreglino Saverio Pellegrini
Un presidio sempre più moderno e all’avanguardia, dove la memoria si custodisce e si trasmette alle nuove generazioni grazie ai più sofisticati strumenti della tecnologia. Il Museo della Figurina di Gesso e dell’Emigrazione Lera di Coreglia Antelminelli è sede di un progetto realizzato dall’archeologa Valentina Pardini sotto la supervisione della Soprintendenza di Lucca che prevede la riproduzione 3D della maschera in gesso di Camillo Benso Conte di Cavour, tramite la tecnica della fotogrammetria digitale.

La maschera è un calco funebre realizzato nel 1861 dal figurinaio coreglino Saverio Pellegrini: un esemplare storico, originale, oggetto di attenzione e di richiamo per i numerosi studiosi e appassionati che, ogni anno, vengono in visita al museo quale punto di riferimento per l’arte dei maestri del gesso.

“Il Museo Lera – dichiara il Sindaco del Comune di Coreglia Antelminelli Marco Remaschi – è uno dei luoghi più identitari del nostro territorio. Uno spazio vivo e aperto dove compiere studi, ricerche e sperimentare nuove tecniche di conservazione e trasmissione del sapere per creare un ponte tra passato, presente e futuro”.
Il progetto consiste nel generare una copia digitale del modello originale da utilizzare a fini didattici, come caso studio della lezione che l’Archeologa Pardini terrà il 24 agosto sulle tecniche di rilievo digitale applicate ai beni culturali durante la Smac Summer School di Coreglia Antelminelli. Al termine della lezione, il modello sarà riprodotto fisicamente mediante stampa 3D. La copia digitale, a colori real, verrà caricata sulla galleria web della scuola mentre la copia stampata sarà donata allo stesso Museo. A seguire il progetto per la Soprintendenza la Dottoressa Katiuscia Quinci dell’Ufficio Tutela Beni Storici Artistici e la Dottoressa Giorgia Maria Francesca Di Paola dell’Ufficio Tutela Archeologica della Soprintendenza.

Per l’occasione verrà utilizzata una metodologia non invasiva, che non necessita del contatto diretto con il reperto per l’acquisizione delle caratteristiche della superficie. Sfruttando la luce ambientale, saranno realizzate fotografie dalla cui elaborazione sarà possibile realizzare una replica digitale dell’originale.


