l'emergenza
|Cani molecolari e barriere ferroviarie per fermare la peste suina in Garfagnana
Cinque carcasse infette nei comuni di Minucciano, Camporgiano, San Romano e Piazza al Serchio. Incontro affollato a Castelnuovo dopo la protesta di 500 agricoltori a Lucca
Sono cinque i nuovi casi positivi di peste suina in Garfagnana: il commissario per l’emergenza Giovanni Filippini chiede collaborazione e determinazione per combattere epidemia. Le ultime novità, rispetto all’ordinanza commissariale, sono il potenziamento dell’attività di sorveglianza con la dotazione di sei cani molecolari addestrati per individuare e cosi rimuovere rapidamente le carcasse di cinghiali infetti insieme alle 20 gabbie, misura richiesta anche in piazza dagli agricoltori, e all’installazione della barriere lungo la linea ferroviaria Viareggio-Pistoia-Lucca che avrà la funzione di arginare il passaggio degli ungulati evitando che l’espansione del virus verso sud.
Così il presidente di Coldiretti Lucca, Andrea Elmi, al termine dell’incontro organizzato ad hoc dall’Unione dei Comuni della Garfagnana che si è tenuto a Castelnuovo: “Abbiamo fiducia nell’operato del commissario straordinario e nelle strategie per contenere l’emergenza: chiariti tutti i punti della nuova ordinanza, ora tutti facciano la loro parte con determinazione per metterle a terra e sbarrare la strada al virus prima che sia troppo tardi”.
“La peste suina è un’emergenza nazionale. È un virus tra i più resistenti al mondo, con un’altissima mortalità per cinghiali e suini domestici capace di percorre 2 chilometri ogni mese e può resistere per due settimane sotto le scarpe, ma si può battere”, ha esordito il commissario Filippini presentando punto per punto la strategia del piano di eradicazione e invitando alla collaborazione tutti i soggetti chiamati in causa nella gestione di una epidemia che ha un impatto economico enorme sul settore della suinicoltura e del turismo. In Toscana sono 4mila gli allevamenti e 130mila i suini potenzialmente a rischio.
L’incontro con il commissario giunge a pochi giorni dalla dura protesta della scorsa settimana a Lucca di 500 agricoltori portati in piazza da Coldiretti per chiedere alle istituzioni regionali un cambio di passo nella gestione dell’emergenza fino a qui ritenuta insufficiente e debole rispetto al livello di allarme. Affollata la sala del soccorso alpino. A rappresentare Coldiretti, insieme al presidente provinciale della principale organizzazione agricola Elmi, il direttore regionale, Angelo Corsetti, il direttore provinciale, Francesco Cianciulli e delegazioni di Pistoia, Pisa e Livorno con i rispettivi direttori.
Presenti numerosi sindaci del comprensorio, il presidente della provincia di Lucca, consiglieri regionali, rappresentanti della Regione Toscana, polizia provinciale e anche dei consorzi di tutela del prosciutto toscano Dop e della finocchiona Igp, a dimostrazione di una preoccupazione che va oltre l’area attuale del contagio.
In platea anche tanti cacciatori e agricoltori. “I cinghiali sono una calamità nella calamità: devastano i nostri raccolti e diffondono la peste suina”, ha rilanciato Elmi.
E le notizie che giungono dall’attività di sorveglianza, uno dei pilastri della strategia commissariale, confermano che il virus è presente sul territorio e che “non è questo il momento per concedere deroghe all’attività di caccia” – ha precisato il commissario: 5 le carcasse di cinghiale infette rinvenute negli scorsi giorni, una ciascuna nei comuni di Minucciano, Camporgiano, San Romano, due a Piazza al Serchio dove nei precedenti giorni ne erano già state individuate 4 facendo scattare misure di restrizione fino al comune di Abetone Cutigliano.
“Non cerchiamo né responsabili, né responsabilità – ha spiegato nel suo intervento il direttore di Coldiretti Toscana, Angelo Corsetti – ma ciascuno deve fare la sua parte, per ciò che è di sua competenza. È chiaro che in questa partita complicata i cacciatori abbiano un ruolo importante sia nell’attività di sorveglianza attiva, indispensabile per capire come si muove il virus sul territorio, che con le attività di depopolamento preventivo nelle zone dove il virus non è presente. È un lavoro di squadra”.
“L’epidemia – ha concluso il direttore regionale – sarà il primo punto che discuteremo insieme ai nuovi assessori alla sanità e all’agroalimentare della Regione Toscana”.


