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Metallurgia in affanno, Kme rallenta: preoccupazione Fiom per i lavoratori di Fornaci di Barga

Braccini: “Serve una strategia europea su energia, investimenti e occupazione”

La crisi strutturale della metallurgia europea si riflette anche sul territorio provinciale lucchese e coinvolge direttamente lo stabilimento Fornaci di Barga, dove – come noto – opera il gruppo Kme, uno dei principali attori continentali nella lavorazione del rame.

A lanciare l’allarme è la Fiom nazionale, che in una nota firmata dal coordinatore del gruppo Kme, Massimo Braccini, parla apertamente di “lavoratori inermi di fronte a una crisi che non è congiunturale ma strutturale“.

“La metallurgia europea vive una fase di forte difficoltà strutturale – scrive Braccini – e il gruppo Kme, pur essendo un attore centrale a livello continentale, vede i lavoratori pagare il prezzo dell’incertezza, con carichi di lavoro ridotti, stabilimenti che non lavorano a pieno regime e gravi difficoltà di programmazione“.

In Italia Kme è presente con siti produttivi considerati strategici, a Fornaci di Barga, Serravalle Scrivia, Mortara e Firenze. Una rete industriale che oggi risente pesantemente dell’aumento dei costi energetici, delle tensioni commerciali internazionali e della concorrenza di Paesi extraeuropei.

“La crisi non riguarda solo Kme – sottolinea Braccini – ma colpisce l’intero comparto della metallurgia europea, messo sotto pressione da una competizione globale che non gioca ad armi pari, soprattutto sul piano delle regole ambientali e sociali”.

Paradossalmente, la difficoltà arriva in un momento in cui il rame è sempre più strategico: “È un materiale fondamentale per la transizione energetica, per le infrastrutture, per la manifattura e per l’automotive – ricorda il sindacalista – basti pensare che un’auto elettrica utilizza tre o quattro volte più rame rispetto a un veicolo tradizionale“.

Sul fronte occupazionale, il quadro resta critico: “L’occupazione nella metallurgia è in calo da tempo – avverte Braccini – e senza interventi strutturali il rischio è di ulteriori perdite di posti di lavoro e di competenze“.

Gli ammortizzatorisociali, pur necessari, non bastano: “Ammortizzatori senza un blocco dei licenziamenti e senza una strategia industriale reale proteggono solo parzialmente il reddito – afferma – e lasciano i lavoratori in una condizione di incertezza costante. Se diventano l’unica risposta, rischiano di consumare il tessuto produttivo e le competenze accumulate”.

Il nodo centrale resta la saturazione produttiva: “La domanda vera non è quando si tornerà a pieno regime – conclude Braccini – ma quali pezzi di industria e di lavoro resteranno, se non si decide chi deve produrre cosa in Europa e con quali garanzie per il lavoro”.

Da qui l’appello allo Stato italiano e all’Unione europea affinché la metallurgia venga riconosciuta come settore strategico, con politiche energetiche sostenibili, strumenti di competitività e, se necessario, aiuti pubblici e partecipazioni temporanee nel capitale delle imprese. “Accompagnare la transizione significa condividere le responsabilità – conclude – non socializzare le perdite. Senza investimenti reali e controllati, non c’è transizione, ma solo declino”.