Al lupo, al lupo

Animale feroce e selvaggio, il lupo esprime una bestialità incontenibile e assurge fin dalla notte dei tempi a simbolo di una natura paurosa e incombente che si oppone radicalmente alla cultura e alla civiltà. Proiezione delle pulsioni più oscure e ferine dell’interiorità individuale, questo carnivoro sconta così il conflitto millenario che lo vede concorrenziale all’uomo: entrambi al culmine della catena alimentare non possono convivere.

Per l’uomo cacciatore, il lupo, predatore gerarchicamente organizzato, è un formidabile antagonista, per il contadino o il pastore una costante minaccia. Le fiabe, le favole, la letteratura e le arti figurative ripropongono questo insanabile dissidio che trova non poche conferme nel mare magnum dei proverbi e dei modi di dire: “provare il morso del lupo”; “cadere in bocca al lupo”; “il lupo cambia il pelo ma non il vizio”; “quando il lupo sposa la pecora, cattive nozze”; “tenere il lupo per le orecchie”; “chi ha il lupo per compare, porti il cane sotto il mantello”. E così via, proponendo sempre un’immagine negativa del canis lupus. Dietro e sotto c’è una lotta senza quartiere che ha opposto per millenni le due specie. Soprattutto nel Medioevo quando gli statuti comunali e comunitari prevedono premi e taglie per chi cattura e abbatte il lupo. Tanto per rimanere in Toscana, a Siena nel 1262 il podestà si impegnava a pagare dieci soldi per ogni lupo ammazzato, cinque per la lupa uccisa e tre per i lupicini eliminati. Particolare, poi, la deterrenza antilupo, una prerogativa di non pochi santi e beati: a Lucca, il vescovo Anselmo (1035 – 1086), nipote del papa Alessandro II, incuteva nei lupi – che in quei tempi si erano fatti audacissimi e non temevano di rapire i fanciulli sotto gli occhi dei genitori – un sacro terrore. Bastava solo che udissero il nome del santo Anselmo perché le fiere deponessero la tenera prole portata in bocca, restituendola alle madri. Al beato Torello (1202 – 1282), monaco eremita, ricorrevano, poi, gli abitanti di Poppi nel Casentino per essere liberati dal selvaggio predatore. Nel 1278, a Lucca, il notaio Fatinello registrava alla presenza di testimoni che due donne, intente al lavoro nei campi e assalite dalla mala bestia erano state salvate invocando Zita da Monsagrati (1218 – 1278) appena morta è già in crescente fama di santità. Così, trappole e lacci, tagliole e lupari, santi e beati hanno dato vita, per secoli, a vere e proprie politiche di sterminio e portato alla quasi estinzione del lupo. Diventato rarissimo lungo tutta la catena appenninica, un tempo suo habitat naturale, specie protetta dal 1976, il lupo ha dato prova di straordinarie capacità di recupero, ricolonizzando, nell’arco di mezzo secolo, tutto l’Appennino, dall’Aspromonte alle Alpi Liguri sino a gran parte dell’arco alpino. Le stime, aggiornate al 2015, parlano di una popolazione oscillante tra i 1400 e i 2500 individui. Una buona notizia? Sì, se indossiamo gli occhiali degli ambientalisti e del Wwf; un po’ meno positiva se pratichiamo l’allevamento e sempre più spesso le greggi sono assalite dai lupi e non pochi capi sbranati. E allora, di nuovo, dagli al lupo? Sì, secondo la Cia Toscana che rivendica il diritto dei pastori alla difesa dei propri beni e all’uso delle armi. E invece no, perché la caccia al lupo è stata momentaneamente sospesa. Lo ha stabilito la Conferenza Stato-Regioni che ha deciso di alleggerire la pressione venatoria sul grande carnivoro che popola i nostri monti. Alcune Regioni, però, tra cui la Toscana sono convinte che l’unica strada percorribile sia quella degli abbattimenti concordati e pianificati. Dietro una tale scelta evidenti gli interessi dei pastori e degli allevatori che, dal Grossetano alla Lucchesia, sono concordi nel dire basta agli attacchi dei lupi: troppi e capaci di scendere a quote sempre più basse, oggi fino ai 300 metri, danneggiando oltre alle attività produttive anche il turismo. Ma per Dante Caserta, vicepresidente Wwf, “il controllo della fauna deve seguire criteri scientifici, non si può lasciare carta bianca ai cacciatori”, aggiungendo che tutti gli studi sostengono che la prevenzione è l’unica azione utile per contenere il lupo. Basterebbero recinti elettrificati per proteggere il bestiame e allora si tratta solo di una questione di fondi da stanziare. Intanto, le associazioni degli allevatori promettono battaglia e indicono una manifestazione a Roma a ridosso delle elezioni politiche. Per partiti e candidati un’altra brutta gatta – pardon, lupa – da pelare.

Luciano Luciani

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