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Maria Pia Pieri, quando l’autobiografia incrocia la storia

La recensione del professor Luciano Luciani sul libro 'I giorni dell'ombra e della luce'

Una trentina d’anni fa – ma forse sono di più. Avete notato come da una certa età in poi la percezione del tempo si faccia sempre più personale e rapsodica? – un gruppo di giovani storici anglosassoni, in polemica con l’accademia universitaria del loro paese che li aveva sprezzantemente definiti “storici col sacco a pelo”, al termine di un proprio convegno dai connotati assai poco formali, se ne uscì con un’indicazione di lavoro al tempo stesso semplice ma foriera di grandi novità.

Suonava così: Scava dove sei!. Ovvero, evita le grandi ricostruzioni storiche, gli affreschi capaci di abbracciare secoli di fatti e personaggi e rivolgiti invece a studiare e narrare le tue radici, la tua gente, la tua città, il tuo borgo, il tuo passato… Attento sì alle vicende della Grande Storia, ma con l’occhio, l’orecchio e, perché no, il cuore solleciti e partecipi soprattutto verso le manifestazioni apparentemente secondarie, gli atti minori o addirittura minimi dell’esistenza collettiva: che so, il cibo e le strategie amorose, i divertimenti e le pratiche religiose, le attività produttive e le manifestazioni artistiche singolarmente intese e/o variamente intrecciate tra loro.

È quello che fa Maria Pia Pieri che scava dove è, o meglio dove era, negli anni terribili e tragici compresi tra il 1943 e il 1945. Viveva l’autrice la sua vita di bimba proprio sulla Linea Gotica, a Barga nella media valle del Serchio, in una delle aree più delicate, contrastate e contese dello scacchiere militare italiano in quel tempo di ferro e di fuoco: il nostro paese, spaccato in due, veniva conteso tra due potenti eserciti e gli italiani erano l’un contro l’altro armati in nome di una diversa appartenenza politica e ideologica.

Indaga nella memoria propria e in quella della famiglia Maria Pia, e rievoca i tremori dei rastrellamenti tedeschi che portavano via gli uomini abili, padri e fratelli, verso destinazioni ignote e paurose; l’esperienza dello sfollamento con tutti i suoi disagi, il freddo, la fame, la notte illuminata dalla luce incerta dei bengala, per sfuggire ai bombardamenti alleati e ai cannoneggiamenti tedeschi, alla ricerca di una solidarietà spesso faticosa di chi aveva già poco o pochissimo: una condizione di precarietà assoluta, acuita per di più da una mamma in avanzato stato di gravidanza che proprio in quei frangenti perigliosi metteva al mondo il figlio più piccolo; e poi, l’arrivo degli alleati, tanto simpatici e cordiali gli americani, quanto rigidi e severi gli inglesi.

E Maria Pia non dimentica la Battaglia di Natale del dicembre ’44, ovvero una pericolosa controffensiva tedesca che fu sul punto di rimettere i nazifascisti sulla strada per Lucca e che la bambina di allora rielabora come il tempo in cui le morì il nonno paterno, ormai incapace di trovare le forze per reagire alle sofferenze di una guerra che si prolungava oltre ogni sopportazione e che si svolgeva feroce fin quasi sulla porta di casa.

Racconta bene Maria Pia di quegli anni tremendi e lontani. E lo fa non solo grazie a una scrittura limpida e incisiva, ma perché riesce – ed è questa a nostro parere la qualità migliore del libro – a mantenere gli occhi chiari e ingenui, ma aperti e coraggiosi, di una ragazzina di neppure dieci anni, della piccola borghesia dei commerci, che andava a scuola dalle suore in una piccola città di provincia più di settant’anni fa. A lei, d’improvviso, inopinatamente, come alla intera sua generazione, toccò il duro confronto con i disastri di una guerra devastante che t’invade la vita quotidiana, la tua e quella dei tuoi familiari, coetanei, amici, compaesani e in cambio ti lascia solo macerie materiali, rovine morali, povertà, miserie…

Ebbene sì, qualche volta la vita e la Storia ti mettono all’angolo.
Spesso mi sono chiesto come, in virtù di quali risorse di coraggio, di quali sacrifici, di quali audacie, a quegli uomini e a quelle donne usciti dalle distruzioni del conflitto sia stato possibile attraversare il gorgo limaccioso lasciatoci in eredità dal fascismo e risalire la china verso impensabili traguardi di civiltà e vita sociale. Mi permetto di suggerire che questo potrebbe essere l’argomento di un prossimo, auspicabile, nuovo libro di memorie autobiografiche di Maria Pia Pieri.

Maria Pia Pieri, I giorni dell’Ombra e della Luce (1943 – 1945). Tra Barga e Nozzano, Tralerighelibri, Lucca 2020, pp. 100, Euro 14,00

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