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Manifattura sud, l’ex Cgil Franchi: “La privatizzazione non è una scelta obbligata”

L'idea è quella della realizzazione di un museo del lavoro e della storia del movimento operaio a Lucca

Manifattura sud, entra nel merito anche l’ex sindacalista Umberto Franchi che specifica di non essere stato negli ultimi anni un oppositore “a prescindere” della maggioranza.

“Mi sembre abbastanza difficile – dice – il cercare di capire come mai l’amministrazione comunale a guida del sindaco Tambellini, si sia fatta ingabbiare da Coima/Fondazione Cassa di Risparmio, su un progetto che è sbagliato sia nel metodo sia nel merito. Nel metodo non è sostenibile la tesi della ricerca primaria di un accordo sul progetto dei parcheggi pubblici nell’area del fabbricato e solo una volta trovato l’accordo, procedere con il confronto partecipativo tra tutti i soggetti sociali interessati alla definizione del piano sul “cosa fare”. Non occorre essere specialisti in materia, per capire che facendo così, dai un vantaggio a Coima/Fondazione, precostituendo un percorso anche sul merito del piano attuativo e quindi tu amministrazione diventi contrattualmente debole, perché dopo aver fatto l’accordo sui parcheggi è molto più difficile confrontarti e rifiutare le proposte che i tuoi interlocutori hanno già espresso e che riguardano: appartamenti, negozi, centri commerciali, uffici, passerella che conduce sulle mura, eccetera”.

“Purtroppo il sindaco anziché affermare che le proposte sono del tutto inaccettabili ed in contrasto con il valore architettonico e culturale previsto dalle leggi vigenti – dice Franchi – ha cercato una risibile ed incredibile giustificazione, affermando che il documento protocollato, è solo una “proforma” per valutare i possibili consumi energetici, per verificare la tenuta degli impianti fognari, idrici, idraulici eccetera. Se fosse stato cosi avrebbe dovuto renderlo noto quando la proposta è stata protocollata e non quando è andata a finire nelle mani dei consiglieri di opposizione”

“Ma, la questione ancor più centrale che fa parte del merito e che a mio parere va respinta con forza – prosegue – riguarda la disponibilità dell’amministrazione comunale ad accettare la privatizzazione della ex manifattura sud, svendendola di fatto per una cifra irrisoria , per farne (allo stato delle conoscenze attuali) solo una squallida speculazione. Ora, ho letto una nota del segretario del Pd comunale, che sostiene che “il bivio  è tra chi intende portare Lucca nella modernità e nel futuro e chi crede di difendere Lucca in modo anacronistico con la riscoperta dell’eroico Castruccio”. Mi chiedo: ma Panchieri che visione ha del futuro? Pensa che la modernità stia nella corsa alla costruzione dei parcheggi, nuovi appartamenti, negozi, centri commerciali? Quale transizione ecologica ipotizza con quel tipo di sviluppo? Forse farebbe bene a rileggersi Pier Paolo Pasolini, quando sosteneva che sviluppo e “modernità” non significano progresso e non vi è progresso nella proposta Coima/Fondazione e soprattutto, senza il mantenimento della memoria storica di cosa abbia significato la ex manifattura per la città di Lucca”.

“A mio parere quello che manca all’amministrazione – dice Franchi – è un piano organico di recupero dei siti e spazi pubblici e privati presenti in città e nella periferia, cosa che non può essere delegata alla Fondazione, quindi anche la prospettiva dell’utilizzo degli spazi della ex manifattura non può che partire da ciò che essa assieme ad altre aziende della nostra città come la Cucirini Cantoni Coatss, le Officine Lenzi, ed altri grandi immobili hanno rappresentato, soprattutto negli anni Sessanta – Settanta nella crescita civile e culturale del movimento dei lavoratori e di tutta  la cittadinanza lucchese. Credo quindi, che la prima cosa che in quell’area bisognerebbe fare, è la costituzione di un museo del lavoro e della storia del movimento operaio a Lucca da costruire anche recuperando vecchi macchinari ancora esistenti della manifattura, della Cantoni, della Lenzi ed altre aziende lucchesi, nonché la memoria cartacea fatta di accordi, documenti, articoli di stampa, volantini, fotografie che venivano diffusi all’epoca per dopo proseguire la destinazione dell’area anche con altre attività artistiche, musicali, per riattivare la cultura, anche con centri di aggregazione sociali attivi soprattutto nella salvaguardia dell’ambiente”.

“Ritengo inoltre che non è vero – prosegue – che la privatizzazione è una scelta obbligata perché mancano le risorse pubbliche. La gazzetta ufficiale ha pubblicato il decreto del 21 gennaio 2021, riguardante la cifra di 8,5 miliardi da destinare alla “rigenerazione urbana” alla manutenzione per il riuso di aree pubbliche e strutture edilizie, con finalità di interesse pubblico, nonché  il miglioramento della qualità e del decoro urbano, del tessuto sociale ed ambientale. Per i comuni capoluogo di provincia può essere richiesta una cifra di 20 milioni di euro con programmazione dei lavori annuale o triennale ma ci sono anche altre possibilità di finanziamenti statali ed europei. Sono risorse che possono essere recepite anche dal Comune di Lucca, per la ristrutturazione dell’immobile ex manifattura sud e che l’amministrazione comunale non abbia più alcun alibi tipo “ci siamo rivolti a Coima/Fondazione perché non abbiamo risorse pubbliche”. È veramente anacronistico il fatto che il Pd che si dice partito progressista di sinistra abbandoni la linea della difesa e mantenimento del bene pubblico (che è sempre stata una prerogativa della sinistra) nelle mani di una parte di opposizione della destra lucchese, che sicuramente lo fa in vista delle prossime elezioni finendo per suicidarsi con il Pd che alle prossime elezioni regalerebbe alla destra anche il governo della città”.

“Infine ritengo necessario bloccare tutto – conclude – ed aprire subito un confronto ed una discussione serena con le associazioni, i comitati, le forze sociali ed ambientaliste, partendo dal presupposto che è possibile e doveroso, mantenere saldamente la prospettiva dell’ex manifattura di proprietà del Comune e dei suoi cittadini, legando strettamente le due cose: metodo e merito. Ipotizzare la partecipazione sul piano attuativo dopo l’accordo sui parcheggi diverrebbe sostanzialmente una finta partecipazione. L’amministrazione deve fare come fece con gli assi viari, aprire un vero confronto con tutte le associazioni, comitati e popolazione altrimenti diventa una amministrazione oligarchica che finisce per amministrare contro gli interessi della maggioranza dei cittadini”.

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