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Giannini: “Crescita e innovazione partono dalla scuola” foto

Alla vigilia del primo anniversario della “Buona scuola”, la riforma Renzi-Giannini che dallo scorso 16 luglio ha assunto rango di legge, il ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Stefania Giannini, torna nella sua Lucca per chiudere il festival della crescita a Palazzo Ducale, stilando un primo bilancio proprio sulla normativa che reca la sua firma, nell’ambito di un dibattito inerente Il futuro dell’educazione in Italia.

“Quando si tocca il tema dell’istruzione si tocca il cuore – ha spiegato – è necessariamente un intervento che suscita reazioni, dibattito. Abbiamo vissuto momenti complessi, ma si tratta della riforma che meglio incarna lo spirito di questo governo, il cui intento, lo ha detto Renzi oggi, è fare dell’istruzione e della cultura il perno della nostra società: per parlare di futuro si deve partire da qui. Con le leggi si vuole dare una visione nuova al mondo di cui ci si occupa. Questa riforma ha dato al mondo un’opportunità diversa, aprendo la scuola alla società, facendo sì che tornasse ad essere al centro della comunità”.
Fra i principali indirizzi innovativi della riforma spicca indubbiamente l’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro: “E’ la risposta più efficace al tema più drammatico che l’Italia deve affrontare oggi: la disoccupazione giovanile – ha osservato -. Se l’avessero proposta dieci anni fa, ora non avremmo un dato drammatico del 40%. Un milione e mezzo di ragazzi iniziano a capire cosa significhi esperienza aziendale, istituzionale, lavorativa. Il grande freno della nostra società è stato il divorzio fra sapere e saper fare. Quello che promuoviamo è un vero e proprio cambiamento culturale: la creazione di un’osmosi costante fra mondo della scuola e mondo del lavoro a beneficio dei ragazzi e delle imprese”.
Altro passaggio essenziale della riforma è l’introduzione della valutazione didattica, che si sta rivelando di più complessa realizzazione: “Si tratta del punto qualificante della riforma – ha detto il ministro -: la parte più difficile è il radicamento della cultura della valutazione, grazie alla quale ognuno di noi ha la possibilità di capire dove intervenire per migliorare e dove c’è bisogno di potenziare. Questo aspetto non è ancora come vorremmo che fosse e la fatica è notevolmente maggiore del previsto”.
Merito della legge Renzi-Giannini è anche l’assunzione di 100 mila insegnanti precari ventennali. “Tutto ciò – ha spiegato Giannini – è stato possibile grazie al ripristino del concorso nazionale, che oggi offre un’opportunità di lavoro valutabile e premiato. Dal prossimo anno l’età media degli assunti si abbasserà da 50 a 36 anni”. Discutendo di educazione si è fatto riferimento anche ai recenti fatti di cronaca e alla percentuale preoccupante di violenza contro le donne. “Dalla società giunge un allarme sociale ed educativo che non possiamo trascurare – ha dichiarato – il femminicidio è una forma di barbarie non degna di un Paese come il nostro. Questa non può essere una campagna politica, bensì una responsabilità civile e culturale condivisa da tutti. Ci vuole un’alleanza educativa fra chi lavora in classe e chi fornisce modelli di riferimento ai propri figli a casa. Il rispetto è la prima carta con cui è necessario porsi nei confronti delle altre persone”. Il ministro ha colto l’occasione per congratularsi con i dirigenti dell’azienda Sofidel, promotrice del festival, che festeggia i suoi primi 50 anni di attività, ricordando che “tradizione deve essere compatibile con innovazione ed innovazione deve essere compatibile con sostenibilità: questa concezione – ha detto – deve partire necessariamente dai banchi di scuola”.

Jasmine Cinquini

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