Vignolo Gargini (Sinistra): “Bene intitolare lo stadio a Erbstein”

“Ernő Erbstein è a pieno diritto nella hall of fame del calcio italiano, la vicenda sportiva, oltreché umana, merita di veder apposto il suo nome allo stadio di Lucca. L’iniziativa di proposta di un ordine del giorno al Consiglio comunale per intitolare il Porta Elisa a Ernő Erbstein è lodevole”. Lo sostiene Marco Vignolo Gargini di Sinistra con.

“Il presidente del Consiglio comunale Francesco Battistini, il capogruppo di Lucca Civica Claudio Cantini, il capogruppo di Sinistra con Tambellini Daniele Bianucci, il consigliere Gabriele Olivati, che si sono resi latori di questa iniziativa, dimostrano senso civico e rispetto per la storia della nostra città – prosegue -. Un plauso va anche alla Federazione Italiana Volontari della Libertà che a Lucca, con il presidente Andrea Giannasi, si è mossa con slancio per perorare la causa di Ernő Erbstein. A tal proposito, vorrei ricordare che nel pomeriggio del 22 febbraio 2014, nella sala del Museo della Liberazione, ebbi modo di presentare insieme ad Andrea Giannasi il mio libro Calciodangolo (Prospettiva editrice, 2013), ove si parla della storia della Lucchese in generale e di Ernő Erbstein in particolare, affrontando anche gli aspetti politici adesso dibattuti, per la precisione nelle pagine 16-25. Quel pomeriggio fantastico aveva questo titolo Il grande calcio a Lucca – Storie del presente e del passato ricordando Ernő Erbstein.  Ernő Erbstein è la storia di Lucca e della Lucchese, grazie al tecnico magiaro di origini ebraiche la società rossonera passò dalla Prima Divisione interregionale, nel 1933, alla serie A, nel 1936. Era la Lucchese del presidentissimo Giuseppe Della Santina, ingegnere artefice della costruzione del nuovo stadio (che è ancora l’attuale) inaugurato il 20 gennaio 1935 con la denominazione Stadio comunale del Littorio. Sotto la guida di Erbstein la Lucchese ottenne al primo anno di serie A un settimo posto straordinario, in compagnia dell’Ambrosiana Inter, a soli undici punti dal Bologna campione, allenato dal grande tecnico Árpád Weisz, anch’egli magiaro di origini ebraiche, purtroppo morto ad Auschwitz il 31 gennaio 1944. Per la cronaca, grazie alle imprese delle pantere rossonere allenate da Ernő Erbstein, la nazionale italiana, in un’amichevole di fronte alla Cecoslovacchia, vinse 2-0 a Genova il 13 dicembre 1936 (gol di Pasinati al 40’e Giovanni Ferrari al 43’) schierando ben tre giocatori della Lucchese in prima squadra: Libero Marchini, Bruno Neri e il portiere Aldo Olivieri, campione del mondo in Francia nel 1938. Ernő Erbstein è stato un innovatore, il suo schema di gioco, che si rifaceva al ‘sistema’ inglese, prevedeva una mobilità sulle fasce che anticipava la figura dei terzini fluidificanti tanto fortunata per le sorti del calcio italiano. Un’altra innovazione dovuta al tecnico magiaro, persona colta e amante della filosofia, fu l’introduzione della fase intellettuale nel calcio, con il suggerimento ai giocatori di istruirsi e studiare testi quali ‘Homo Ludens’, di Joseph Huizinga, pubblicato nel 1938. È bene ricordare Erbstein e il periodo magico della serie A della sua Lucchese che annoverava giocatori antifascisti, quali Bruno Neri, morto da partigiano il 10 luglio 1944 in uno scontro con i tedeschi nei pressi di Gamogna, sull’Appennino tosco–romagnolo; Bruno Scher, istriano, che rifiutò di iscriversi al Pnf e di italianizzare il proprio cognome professando la sua fede comunista; Gino Ferrer Callegari, l’anarchico che non strinse la mano al Duce prima di una partita a Roma. È bene intitolare lo stadio di Lucca ad Erbstein facendo attenzione a non sbagliare il nome: Ernő, con l’Umlaut sulla o, e non Ernest, come ci si ostina erroneamente a scrivere. Ernő è il nome giusto in ungherese dell’allenatore, il cui cognome in tedesco significa pietra dell’erede. Mettiamo quindi una pietra per ricordare una grande eredità storica intitolando lo stadio a Ernő Erbstein. Chissà che questo atto non riporti la Lucchese a rinnovare i fasti di un tempo. Un’ultima cosa: a quei tifosi che stanno raccogliendo le firme per mantenere il vecchio nome allo stadio si consiglia soltanto di informarsi, studiare la storia della Lucchese e smetterla di trincerarsi dietro la propria ignoranza colorata con tinte fosche, molto fosche, anzi, nere”.

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