Elezioni, voto locale condizionato da temi nazionali

La vittoria ha molti padri, la sconfitta, di solito, è orfana. All’indomani del voto delle legislative, tra chi esulta e chi si lecca le ferite quello che manca è il sano esercizio dell’autocritica. Si preferisce indulgere su pericolosi scenari futuri di un governo a guida pentastellata o salviniana, la mancanza di benefici per il territorio di riferimento senza due punti di riferimento in parlamento come Baccelli e Marcucci. Ma intanto la geografia del voto in Lucchesia cambia il baricentro. Oltre a Marcucci, confermato a Palazzo Madama grazie al listino proporzionale, a rappresentare Lucca ci saranno tre esponenti del centrodestra versiliese: Riccardo Zucconi e Deborah Bergamini alla Camera e Massimo Mallegni al Senato. Una rappresentanza parlamentare nettamente spostata verso la costa, che apre scenari nuovi e tutti da scoprire.

A questo si aggiunge che il voto di ieri ha rappresentato una vera e propria rivoluzione rispetto ai tempi recenti del voto. Se questo sia, però, un annuncio di scenari nuovi è tutto da vedere. Per diversi motivi che appaiono abbastanza evidenti ad un’analisi un po’ meno superficiale degli scrutini.
Innanzitutto l’espressione della volontà popolare si è indirizzata verso scelte politiche non necessariamente collegate alle necessità dei territori. E’ stato un voto al simbolo, a quello che rappresentano, nel contesto nazionale, il Movimento Cinque Stelle e la Lega Nord. Prova ne è il voto al candidato pentastellato alla Camera, escluso dal Movimento alla vigilia del voto per la sua presunta affiliazione alla massoneria. Nonostante non abbia fatto campagna elettorale e sia solo apparso alla presentazione ufficiale della lista, nel collegio della Camera di Lucca ha comunque conquistato un discreto numero di voti, non troppo distante da Stefano Baccelli, che per un mese ha battuto la provincia in cerca di consensi. Un voto, insomma, non arrivato da chi ha delle istanze prettamente territoriali, ma di fiducia a un movimento di cui si vuole testare, anche a livello nazionale, la capacità di governare. Il voto alla Lega, invece che a Forza Italia, ha invece inaugurato la stagione del ‘voto utile’ a destra. Gli elettori, invece di disperdere il voto fra i movimenti di destra che si sono presentati da solo alle elezioni, alla fine hanno deciso di convogliare il proprio consenso alla Lega, alla Lega di Salvini in particolare, perché più immediatamente rispondente alle esigenze di sicurezza e di protezione dei confini e del ‘benessere’ nazionale alla prova delle grandi migrazioni.
Sbaglierebbe chi, proiettandosi al 2019 e agli appuntamenti delle amministrative, considerasse di poter partire già da un bacino di voti conquistato. Il recente passato, pur in un momento di già conclamata difficoltà del centrosinistra (Lucca, Camaiore), dimostra che il voto amministrativo è altra cosa rispetto a quello politico, così come lo è quello per le elezioni europee e quello per le regionali. Certo chi governa città importanti come Capannori, ad esempio, dopo il voto di ieri non può certo dormire sonni tranquilli, ma non è detto che lo scenario non possa profondamente cambiare nell’arco di poco più di un anno. Molto dipenderà da cosa succederà nel e del Pd e di che tipo di governo sarà chiamato a guidare il paese, dalla tenuta di un centrodestra a trazione salviniana e dalla capacità del Movimento Cinque Stelle di esprimersi anche in Lucchesia nel territorio e non solo come movimento virtuale caratterizzato da un simbolo vincente.
Solo fra un anno, dunque, si capirà se i successi parziali del centrodestra e in particolare della Lega e del Movimento Cinque Stelle diventeranno voti utili e qualcuno potrà passare all’incasso. Di certo, come valore aggiunto, ci saranno tre parlamentari del territorio e un consigliere regionale, Maurizio Marchetti, che non è escluso che possano andare a ricoprire anche ruoli importanti.
La vittoria, d’altronde, oggi ha molti padri mentre la sconfitta, fra chi predica di cambiare ciò che andava cambiato e interpretato almeno dall’indomani della debacle per il referendum costituzionale, al momento è ancora orfana. C’è tempo per una nuova, e consapevole, paternità.

Enrico Pace

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