Zucconi, due mesi da onorevole: “A Roma si lavora” foto

L’aplomb, quasi inglese, è quello consueto. Riccardo Zucconi, onorevole eletto nel collegio di Lucca in occasione delle consultazioni del 4 marzo scorso, ha scelto il ristorante La griglia del mare per festeggiare con i compagni di partito di Lucca e i simpatizzanti la sua elezione a Montecitorio.

L’occasione, mondana ma non troppo, per fare il punto su due mesi di attività in Parlamento, più frenetica di quanto non direbbe la mancanza di un governo dopo settimane di consultazioni.
Lo dice a chiare lettere, dopo la cena a buffet, seduto al tavolo con chi lo ha sostenuto e ne ha agevolato l’elezione in Parlamento: “Nonostante l’attività della Camera non sia ancora partita a pieno regime – dice Zucconi – in questi mesi ho lavorato molto. Sono stato nominato tesoriere del gruppo parlamentare, sono stato nominato nella commissione attività produttive, che è in attesa di partire, e più volte sono stato chiamato a sostituire gli onorevoli Rampelli, che è il nostro capogruppo, e Crosetto in commissione speciale, l’unica attiva a pieno regime”. Un impegno che denota anche la fiducia del partito intorno all’imprenditore viareggino che sta portando a Roma la stessa dinamica del suo lavoro: puntualità, attenzione, serietà.
Ma il panorama politico, nei giorni in cui si attende il sì al governo gialloverde della strana coppia Di Maio-Salvini, non è dei migliori. Zucconi, che pure all’interno del partito della Meloni si potrebbe definire dell’ala ‘governista’, si interroga sul futuro della guida del paese: “Se Salvini va avanti da solo – dice – il problema si pone e serve un chiarimento a livello nazionale per la coalizione. Certo si potrà dire che Forza Italia e Berlusconi garantirono l’appoggio al governo Monti al di fuori della coalizione e così vorrebbe fare la Lega con il Movimento Cinque Stelle. Ma non è così semplice ed ha ragione Giorgia Meloni, che si è sempre mossa con grande lucidità, quando dice che da una parte c’è da valutare l’accordo di programma, dall’altra il nome del presidente, che non è una cosa indifferente perché ti dà la misura del governo. E allora se il presidente dev’essere della galassia del Movimento Cinque Stelle noi non ci potremmo stare, se viene invece dall’esperienza del centrodestra e leghista potremmo tenere in considerazione la cosa”.
“Resta il fatto – prosegue – che stando così le cose al Senato questo governo avrebbe numeri esigui di maggioranza, soprattutto al Senato. E allora, ma questa è la mia posizione personale, vogliono fare un governo che si sostiene su basi così deboli? O ci sono già accordi con qualche altro soggetto per rimanere in piedi? In questo modo, dopo le staffette, i due forni, gli accordi di programma si ritorna pari pari a 30 anni fa con Craxi, De Mita e Andreotti”.
La preoccupazione di Zucconi, in particolare, è per l’economia del paese. E non potrebbe essere altrimenti per chi, fin qui, ha vissuto del suo lavoro di imprenditore: “Io ho partecipato – spiega – a tutte le audizioni fra Istat, Confcommercio, Confindustria e sindacati e tutti sono concordi nel dire che siamo un’altra volta sul baratro e per questo ci vorrebbe un governo di cinque anni. Si pensi solo alla clausola di salvaguardia che prevederebbe l’aumento dell’Iva al 25 per cento: mi spiegate come potrei andare a spiegare a un commerciante che deve fare l’esattore per lo Stato per un quarto delle proprie entrate?”.
“Anche per affrontare queste questioni – conclude – credo che Salvini se va in solitario sbaglia. La Lega, infatti, ha sempre espresso amministrazioni capaci e dà affidabilità, gli altri no e invece temo che la barra del timone vada in altra direzione. Io vorrei invece che si intepretasse uno spirito di coalizione, lo stesso che mi ha permesso di approdare in parlamento con i voti di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega”. Anche per evitare, come già successo in commissione speciale, che i componenti della coalizione votino in maniera diversa, certificando, in qualche modo, le difficoltà della coalizione di centrodestra che si è presentata alle urne.
Il racconto di Zucconi si esaurisce, ma prosegue nei colloqui con chi lo ferma, si informa, porta istanze, problemi e idee. In prima fila ci sono gli esponenti locali del partito, il coordinatore provinciale Marco Chiari e il consigliere comunale Nicola Buchignani. Ma c’è anche l’ex assessore comunale Moreno Bruni, oltre a una serie di altri iscritti e di simpatizzanti.
Zucconi, senza perdere aplomb e cortesia, cerca in continuazione di ritagliarsi un po’ si spazio anche con la famiglia: la moglie Antonella Pesetti, il figlio Francesco, con la fidanzata, in rappresentanza anche di Fabio, Gianmarco e Alessia, gli altri tre figli. È con loro che arriva e ritorna in Versilia per un weekend che sarà comunque di lavoro. Domenica sera il treno che lo riporterà nella Capitale. Per un’altra settimana di lavori. E magari con un nuovo governo cui votare o non votare la fiducia.

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