Un toscano di adozione al ministero della giustizia

C’è un toscano di adozione nel governo gialloverde guidato dal professor Giuseppe Conte, nato dalla coalizione fra Movimento Cinque Stelle e Lega. E’ l’avvocato Alfonso Bonafede, nuov titolare del dicastero della giustizia.
Siciliano di nascita, toscano di adozione, il deputato del M5s Alfonso Bonafede è uno dei parlamentari più fidati e vicini al capo politico del Movimento, Luigi Di Maio. È soprannominato per questo il mister Wolf a 5 Stelle. Ha fatto parte del direttorio politico M5s nella scorsa legislatura e, una volta, sciolto l’organismo, ha seguito le complicate vicende del Campidoglio fungendo da interfaccia sia con i parlamentari sia con Beppe Grillo e Davide Casaleggio.

Avvocato, è nato a Mazara del Vallo il 2 luglio del 1976, ma dal 1995 abita a Firenze dove si è laureato in giurisprudenza e dove è rimasto collaboratore come cultore di diritto privato e dove ha conosciuto Giuseppe Conte, docente di privato nello stesso ateneo. È stato Bonafede ad avvicinare Conte al M5s. Nel 2006 ha conseguito il dottorato di ricerca alla facoltà di giurisprudenza dell’università di Pisa. E dallo stesso anno è avvocato presso il foro di Firenze con uno studio autonomo. L’attività politica la inizia nel 2006 quando entra a far parte del gruppo degli Amici di Beppe Grillo del Meet-up di Firenze. Tre anni dopo si candida alle comunali di Firenze contro Matteo Renzi, racimolando solo l’1,8 per cento. Candidato come capolista alla Camera per M5s nella circoscrizione Toscana come più votato alle parlamentarie on line (ha preso 227 voti su un totale di 1300 in tutta la regione). Alle politiche del 2013 entra in parlamento come deputato. Per tutta la legislatura ricopre il ruolo di vice presidente della commissione giustizia. Da deputato, si fa promotore di una legge sulla class action che approvata alla Camera è poi sfumata al Senato. Nel 2016 insieme a Riccardo Fraccaro e Giancarlo Cancelleri entra a far parte del gruppo di coordinamento e supporto dei comuni governati dai Cinque Stelle costituito da Di Maio, allora responsabile degli enti locali del Movimento, occupandosi del centro e della Sardegna e poi puntando i riflettori anche su Roma. E’ inoltre responsabile della funzione Scudo della Rete nella piattaforma Rousseau. Alle elezioni del marzo 2018, nuovamente candidato alla Camera nel collegio uninominale di Firenze-Novoli-Peretola, viene presentato da Di Maio come guardasigilli dell’eventuale governo M5S. Ha dichiarato: “La riforma delle intercettazioni è una follia. La prescrizione? Servono più magistrati”. E ancora: “Serve un nuovo piano carceri”.
Quanto al resto della squadra Savona viene spostato al dicastero senza portafoglio degli affari europei. Per l’economia spunta Tria, preside della facoltà di economia di Tor Vergata. Agli esteri arriva Enzo Moavero Milanesi, una vita nelle istituzioni europee e già ministro all’Ue con Monti e Letta. Affiancherà Conte a Palazzo Chigi, con il delicato incarico di sottosegretario alla presidenza, il leghista Giancarlo Giorgetti. Salvini sarà ministro dell’interno, Di Maio prenderà il super-dicastero di lavoro e sviluppo economico. Alla difesa Elisabetta Trenta, alla giustizia Alfonso Bonafede (M5s), Giulia Grillo (M5s) alla sanità, Riccardo Fraccaro (M5s) ai rapporti con il parlamento, alle infrastrutture Danilo Toninelli (M5s), Marco Bussetti (M5s) all’istruzione, Alberto  Bonisoli (M5s) ai beni culturali.

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