Duecento le persone che ieri sera (28 giugno) in piazza San Francesco si sono strette intorno ad Alessandro Tambellini a un anno dalla sofferta vittoria elettorale, arrivata al secondo turno nella notte tra il 25 e il 26 giugno. Un risultato non scontato fino all’ultima scheda scrutinata, al termine di una campagna elettorale definita difficile dallo stesso primo cittadino e che oggi, alla luce dell’esito delle recenti amministrative che hanno strappato al centrosinistra importanti capoluoghi della Toscana, diviene ulteriore spunto di riflessione. Tra una portata e l’altra della cena – preparata come di consueto dai volontari dem del circolo del centro storico, capitanati dall’instancabile Adriano ‘Rosano’ Paoli – il sindaco ha voluto condividere con i suoi alcune considerazioni.
“La vittoria di un anno fa – ha detto Tambellini – dimostra che i nostri valori riescono a convincere quando ci presentiamo uniti e inclusivi di storie e sensibilità diverse. Ciascuno di voi ha dato il massimo perché Lucca potesse proseguire l’esperienza di governo avviata nel 2012. Ricordo che la nostra coalizione teneva insieme al partito di maggioranza ben quattro liste di impegno civico”. Tra i presenti alla cena – pagata di tasca propria da tutti gli intervenuti – anche Stefano Bruzzesi, punto di riferimento del Pd comunale allora commissariato dopo le dimissioni di Francesco Bambini, al quale spettò il compito di mediare tra le forze interne inizialmente divise tra chi invocava le primarie e chi puntava alla ricandidatura secca del sindaco uscente. “Lucca ha sempre espresso una sua particolare identità all’interno di una Toscana monocolore. E lo fa anche oggi: il nostro – argomenta Tambellini – è rimasto uno dei pochi Comuni guidato da una giunta di centrosinistra. La capacità che abbiamo avuto di rimanere uniti può essere un modello al quale la nostra parte politica, in Italia, può guardare per ripartire e ricostruire una proposta concreta. Un’unità che ha saputo riconoscersi in valori comuni imprescindibili: la dignità della persona, prima di tutto, che sentiamo di dover difendere e affermare con forza al di là di ogni facile deriva. È scritto nell’articolo 2 della nostra Costituzione: i diritti inviolabili dell’uomo vengono prima di tutto, anche prima dello Stato”.
“Assisto – continua il sindaco – a una certa tendenza all’approssimazione. Fenomeni complessi, realtà che richiedono studio e volontà di comprensione, liquidati nello spazio breve di un tweet. Noi che ci riconosciamo in valori diversi abbiamo il compito di testimoniarli con gli strumenti del dialogo, del ragionamento, dell’analisi. Noi che ricordiamo come la Repubblica sia riuscita ad affermarsi, dopo una guerra e dopo l’impegno della liberazione, abbiamo la responsabilità di fare la differenza. La parola ‘potere’ può essere sia sostantivo, ‘il potere’, esercizio fascinoso di una forza, sia verbo servile che ne chiama in causa un altro: ‘potere essere vicini agli altri’, ‘potere aiutare’, ‘potere costruire un’alternativa di uguaglianza’. Ecco, dobbiamo interrogarci da quale parte della parola ‘potere’ stare”.
“Al declino che vuole le persone sul chi va là, diffidenti, pronte a battersi per poter girare con le armi in tasca – conclude il sindaco – possiamo sempre contrapporre un’alternativa di fratellanza, di fiducia e di solidarietà”. Un discorso lungo e appassionato quello del sindaco, accolto con attenzione dalla piazza. E qualcuno, passando di lì per caso, si è trattenuto per ascoltarlo fino in fondo. Alla tavolata non mancava nessuno: giunta e consiglieri di maggioranza, il consigliere regionale Stefano Baccelli, il segretario territoriale del Pd Mario Puppa e l’ex onorevole Raffaella Mariani, ma soprattutto i tanti volontari che la scorsa primavera hanno percorso la città in lungo e in largo per raccontare alle persone la proposta di governo della coalizione di centrosinistra.

